Dalla rassegna stampa Libri

Cinema, tv, romanzi: le sfide di Ivan Cotroneo: e ora racconto la violenza del bullismo omofobo

…il nuovo libro di Ivan Cotroneo (Bompiani, pp. 96, 9,50) restituisce ugualmente l’esatta dimensione di una realtà (scomoda) fatta di ottanta Paesi che considerano l’omosessualità un reato e di 308 episodi di omofobia registrati dai media in Italia …

Non c’è il nome di Tyler Clementi, diciottenne violinista di talento suicidatosi a fine settembre dal ponte Georges Washington, New York, dopo che i compagni di università avevano esposto la sua omosessualità su Internet. Non ci sono quelli di Steven Monjeza e Tiwonge Chimbalanga, coppia di uomini condannata lo scorso maggio in Malawi a 14 anni di prigione e di lavori forzati (poi graziati) per aver violato «l’ordine della natura». Troppo recenti per normali tempi di pubblicazione. Ma l’appendice di documentazione che chiude Un bacio, il nuovo libro di Ivan Cotroneo (Bompiani, pp. 96, 9,50) restituisce ugualmente l’esatta dimensione di una realtà (scomoda) fatta di ottanta Paesi che considerano l’omosessualità un reato e di 308 episodi di omofobia registrati dai media in Italia (dove «a differenza di quanto avviene nella quasi totalità dei Paesi europei non viene ancora riconosciuta un’aggravante per i reati in odio a persone omosessuali, bisessuali e transgender»).

Quello di Cotroneo (tra i suoi romanzi Cronaca di un disamore e Il re del mondo) non è però un saggio, né una cronaca romanzata: è la storia (breve, struggente, dolorosa) di un amore impossibile: quello di Lorenzo per Antonio. Una storia raccontata a tre voci dai protagonisti (due adolescenti) e da una testimone molto partecipe, Elena (la loro insegnante), anche lei con una passione non corrisposta alle spalle (quella per Valeria). Una storia, destinata a finire male, ma che lascia però spazio alla speranza: il racconto della vittima (freddata da uno colpo di pistola) è in fondo l’unico dei tre a chiudersi se non con allegria almeno con l’ombra (sia pur lontana) di un sorriso.
«Tutto è nato nel 2008 — spiega Cotroneo — mente ero in America, a Provincetown, quella stessa Provincetown, aperta e liberal, che Cunningham descrive nel suo Dove la terra finisce. Proprio in quei giorni i giornali Usa davano grande rilievo alla storia di Larry King, 15 anni, studente di un liceo californiano ucciso da un suo compagno di scuola che aveva corteggiato». Perché, allora, ambientare Un bacio in Italia? «Volevo prendere le distanze da una realtà che mi aveva colpito per poter ricreare i miei personaggi con le loro psicologie e i loro drammi. Mentre scrivevo purtroppo il bullismo omofobo è però finito per diventare una realtà concreta da noi».

Tante le suggestioni che si ritrovano in questa storia: dai capolavori della letteratura come A sangue freddo di Capote a film cult come Rashomon di Kurosawa, Jackie Brown di Tarantino, Elefant di Gus Van Sant o Panic Room con Jodie Foster («Uno dei film americani che ha meglio raccontato la devastante paura dell’altro alle radici di omofobia e razzismo»). Libri e cinema si intrecciano d’altra parte da sempre nella vicenda di Ivan Cotroneo (nato a Napoli nel 1968). Apprezzatissimo traduttore di Cunningham («La sua lingua è limpidissima e musicale, il problema è ricrearla in italiano») e di Hanif Kureishi («È meravigliosa la sua capacità di allineare la propria vicenda personale a quello che succede nel mondo»). Ma anche sceneggiatore di successo per il cinema: Mine vaganti di Ozpetek («Una collaborazione molto particolare, sono passato da semplice spettatore a collaboratore attivo di Ferzan»); Io sono l’amore di Luca Guadagnino («Ho guardato a Thomas Mann, ai Buddenbrook ma anche a Tennessee William»); La prima linea di Renato De Maria («Mi ha disturbato la censura preventiva sul film solo perché si era ispirato al libro di Sergio Segio»). Nel suo curriculum anche una fiction come Tutti pazzi per amore che ha letteralmente cambiato il modo di fare televisione (generalista) in Italia: storie leggere, musiche, amori (ispirati a Doris Day, a Les parapluies de Cherbourg, a Ellie Allie McBeal e Cold Fit) che non dimenticano «dure realtà» come la sieropositività («Per molti è stata una sorpresa scoprire in tv che un ragazzo sieropositivo potesse addirittura avere una vita sentimentale»).

Un bacio è così la storia circolare di una passione diversa. Intreccio di vita di provincia (tutta la colpa era di quella città «con le sue quattro strade in croce e la sua brutta chiesa» che forse potrebbe essere nel Centro Sud) e di paura «del branco» («È da lì che nasce il bullismo»). Tra momenti toccanti (la descrizione della neve «abbagliante, pulita, bella»; la descrizione dei genitori adottivi di Lorenzo che lo seguono con la macchina durante il primo viaggio in pullman verso la scuola) e false amicizie («Le ragazze in classe non erano cattive però sapevo che parlavano di me quando non c’ero»). Con quei carnefici che sono al tempo stesso vittime («Quando mio padre mi ha messo il fucile in mano mi veniva da piangere, lui non se ne è accorto»). Niente stereotipi, però, secondo lo stile di Cotroneo (che si appresta a diventare regista della versione cinematografica del suo La kriptonite nella borsa), ex studente di giurisprudenza che manda sempre le prime copie dei suoi libri al suo ex professore di diritto romano («Dice che ho fatto male a lasciare l’università»). D’altra parte persino quando si parla della sua Napoli Cotroneo sceglie comunque un’altra via: «Non nego i problemi che la assillano, ma non devono servire a nascondere quel tanto di buono che c’è».

Passioni La collaborazione con Ozpetek, le traduzioni di Cunningham e Kureishi, la regia della «Kriptonite nella borsa»

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