Dalla rassegna stampa Cinema

Tutto il cinema per tutti

Tutto il cinema per tutti. Questa non-connotazione continua ad essere lo slogan portante del Festival del cinema di Roma. Creatura di fresca nascita – quest’anno festeggia il quinquennio -, abbandonata in culla dal padre (l’ex sindaco Veltroni, che ne voleva fare il suo personale specchio delle …

Tutto il cinema per tutti. Questa non-connotazione continua ad essere lo slogan portante del Festival del cinema di Roma. Creatura di fresca nascita – quest’anno festeggia il quinquennio -, abbandonata in culla dal padre (l’ex sindaco Veltroni, che ne voleva fare il suo personale specchio delle brame) e poi passata di mano e di bandiera senza che nessuno decidesse esattamente cosa farne. Una festa, un evento, un’occasione di glamour, un festival vero e proprio…Di fatto, cosa sia questa rassegna cinematografica romana ancora esattamente non si sa. Continua a sbandare tra il “vorrei ma non posso” dei festival veri (Venezia, Cannes, Berlino) e il “posso ma non voglio” (magari una dichiarata rassegna del meglio degli altri, come Toronto), non riuscendo – almeno sino ad oggi – a trovare una sua identità.
Tanto sfumato il suo corpo centrale – quello del concorso, dei premi, dei grandi ospiti stranieri – quanto invece solidi gli “arti”, le sezioni cosiddette collaterali che in realtà la loro fisionomia ce l’hanno eccome, tanto da darla spesso in prestito all’intera manifestazione. Parliamo di Extra, Focus-L’altro Cinema, Alice nella città. E anche del mercato che forse una sua strada la sta seguendo e che quest’anno aggiunge pezzi importanti al business di “Via Veneto” con la nuova sezione dedicata ai rapporti tra editoria e cinema.
Nelle sale dell’Auditorium di Roma, i giochi si aprono ufficialmente il 27 ottobre sera con l’anteprima del doc Ritratto di mio padre, in cui Maria Sole Tognazzi racconta appunto del grande genitore Ugo. Il concorso (16 film, più 9 fuori concorso) si apre invece il giorno dopo con la pellicola americana Last Night di Massy Tadjedin che porterà a Roma Keira Knightley. Dagli Usa anche Rabbit Hole, storia di una famiglia tranquilla sconvolta dalla morte improvvisa di un figlio. Nicole Kidman protagonista e, per la prima volta, produttrice. Quattro i titoli italiani in corsa per il Marc’Aurelio: Un vita tranquilla di Caludio Cupellini con il “divo” Toni Servillo, Io sono con te di Guido Chiesa, La scuola è finita di Valerio Jalongo e Gangor di Italo Spinelli, sulla carta il titolo più interessante dei quattro, viaggio tra le violenze sessuali in India. Della selezione ufficiale consigliamo di non perdere anche Kill me please, film belga sul diritto alla buona morte e Las buenas hierbas della messicana Maria Novaro sul rapporto tra le erbe e la cura del corpo umano. Da segnalare anche la presenza del debuttante nel lungometraggio Jim Koach – figlio di Ken – con Oranges and Sunshine, su un recente scandalo della storia inglese. Fuori concorso, ci sembrano imperdibili il vincitore del Sundance Animal Kingdom, il cui regista David Michod è stato ribbattezato lo “Scorsese d’Australia”, Boardwalk Empire, serie televisiva firmata – appunto – da Martin Scorsese (il Festival di Roma ne propone il pilot di 70′) e The kids are all right di Lisa Cholodenko storia di una coppia lesbica e delle loro vicissitudini per crescere i due figli, generati con il seme dello stesso padre.
La sezione principale quest’anno è affiancata da alcuni “Eventi speciali” che in realtà ricordano molto quelle ultra-visioni proposte negli scorsi anni dalla sezione Extra. Tra questi, valgono senz’altro la pena gli appuntamenti con il film indiano My name is Khan – occasione unica per conoscere da vicino l’attore-dio di Bollywood, Shah Rukh Khan, detto King Khan, che incontrerà il pubblico romano -, La scomparsa di Patò trasposizione su schermo del romanzo di Camilleri a firma di Rocco Mortelliti, la proiezione della fiction tv più amata dagli europei Carlos (produzione francese) di Olivier Assayas e il documentario Bhutto documentario che traccia la storia del moderno Pakistan e della dinastia dei Bhutto. Ad accompagnare il film a Roma, il figlio di Benazir, Bilawal Bhutto Zardari, attuale presidente del Partito del Popolo pakistano.

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