Dalla rassegna stampa Cinema

Storia di Séraphine pittrice contadina

Martin Provost racconta l’incredibile vita della donna di giorno domestica e di notte appassionata artista

L’incredibile vita di Séraphine de Senlis, pittrice contadina morta in un ospedale psichiatrico nel 1942 – una volta riscoperta dagli esperti di biografie sempre a caccia di passati talenti nascosti e non corrisposti – non poteva che diventare un film per il cinema, di quelli accurati e sentiti. Lo firma il francese Martin Provost (regista di tre film,ma anche sceneggiatore, scrittore e attore), guadagnandosi il plauso del pubblico (in Francia ha avuto un buon successo di sala) e ben sette César, tra cui – meritatissimo – quello alla miglior attrice protagonista, una superba Yolanda Moreau.
Séraphine è uno di quei film che ci fa ricordare quanto siano importanti le storie al cinema, soprattutto quando sono vere. E quella di Séraphine Louis è una grande storia di sopravvivenza e talento, passione e ossessione. Di umili origini, Séraphine lavora di giorno come domestica nelle case dei notabili del piccolo paesino medievale di Senlis, vicino Parigi, e di notte – presa dal fuoco della creazione – dipinge tele floreali utilizzando colori naturali. Il suo talento sarebbe rimasto confinato nella sua stanza notturna, se non avesse incontrato il collezionista tedesco Wilhem Uhde, deciso a passare qualche tempo nella tranquilla cittadina per scrivere saggi sull’arte di Picasso e sul nascente Primitivismo.
Séraphine, sempre silenziosa e timorata di Dio, lo accudisce nella casa di campagna dove Wilhem alloggia, ingenerando nel giovane critico tedesco una nascente curiosità, che diventa rivelazione quando scopre che Séraphine dipinge dei quadri strani e pieni di fascino. Sono delle nature morte, degli intricati coacervi floreali, tutt’altro che rassicuranti, eppure pieni di mistero e misticismo. Inizia così una storia che dura degli anni, passando dalla Prima Guerra Mondiale alla grandi crisi economica francese degli anni 30, fino ad arrivare agli inizi dei 40, quando l’ossessione creativa di lei si spegne nella stanza di un ospedale psichiatrico.
Provost riesce con delicatezza e senso del racconto a restituirci una storia dimenticata, con l’aiuto determinante di una grande attrice francese, così brava da trasformarsi senza indugio nel personaggio unico di questa pittrice contadina.

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