Dalla rassegna stampa Cinema

Le stelle di Mereghetti - DELUSI ( FORSE) I FAN DEL LIBRO

…Pochissime illusioni le lascia anche il film tedesco 3 di Tom Tykwer, che racconta le gioie di un triangolo (moglie, marito e amante di entrambi) con la grevità e la volgarità che si è soliti attribuire alla peggior tradizione teutonica, dove malattia e sesso, morale e vita sono trattati con …

Probabilmente i fan di Richler resteranno moderatamente delusi: impossibile restituire in un film, anche se di 132 minuti, la ricchezza e le sfumature della pagina scritta. Succede spesso così quando un romanzo diventa oggetto di culto come è successo in Italia con La versione di Barney. Nell’adattamento sostanzialmente fedele — anche se l’educazione libertaria della giovinezza avviene a Roma e non a Parigi (per via della coproduzione Fandango, vien da dire) — scritto da Michael Konyves e diretto da Richard J. Lewis (dopo nove anni di C.S.I.) si punta soprattutto sulla capacità del protagonista Barney Panofsky (un bravo Paul Giamatti) di dissipare la propria vita in alcol, sigari e passione per l’hockey. Il secondo dei tre matrimoni che lo vedranno protagonista sembra servire soprattutto per ironizzare con una certa cattiveria sulla comunità ebraica e sul suo invadente matriarcato (oltre che sulle discutibili qualità della seconda moglie) e alla fine l’avvicinarsi della morte dà maggior evidenza a quel sentimento di cupio dissolvi che è stato il vero motore della vita del protagonista, mentre la sottotrama gialla sulla misteriosa sparizione dell’amico Boogie (Scott Speedman), si sfarina in un episodio piuttosto marginale, utile soltanto per il (piccolo) colpo di scena finale: il resto è tradizionale professionalità hollywood-canadese, impeccabile nelle scelte del cast (con Dustin Hoffman nel ruolo del padre Izzy), oliatissima nel montaggio, che pure saltabecca tra presente e passato, e prevedibile nel suo (buon) destino commerciale. Ma senza quella marcia in più che Mordecai Richler poteva far sperare.

Anche Monte Hellman lascia un po’ delusi: il suo ritorno alla regia dopo vent’anni aveva acceso molte speranze, ma Road to Nowhere ( Una strada verso il nulla) sembra uno di quei film anni Settanta dove si rifletteva sui rapporti tra film e vita vera. L’ossessione di un regista per portare al cinema una misteriosa storia di amori, soldi e sparizioni diventa una trappola in cui lui stesso finirà per restare imprigionato, anche per colpa delle grazie dell’attrice che ha imposto (Shannyn Sossamon). Ci sono alcune zampate del regista di Colline blu e della Sparatoria (soprattutto nelle prime scene) ma poi lo spunto iniziale non produce molto più di un meccanico rimpallo tra realtà e finzione, con il «solito» delitto finale che distrugge ogni illusione.

Pochissime illusioni le lascia anche il film tedesco 3 di Tom Tykwer, che racconta le gioie di un triangolo (moglie, marito e amante di entrambi) con la grevità e la volgarità che si è soliti attribuire alla peggior tradizione teutonica, dove malattia e sesso, morale e vita sono trattati con la medesima, irritante superficialità.

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E Müller va all’attacco dei critici

VENEZIA — Un tam tam corre sulla rete: il direttore della Mostra del cinema di Venezia attacca la «casta» dei cinecritici e la «situazione incestuosa» che ha creato. Succede che in un incontro tra Müller e alcuni siti e blogger (tra cui BadTaste, Alphabet City, Loudvision, Venezia News, Nonsolocinema) Marco Müller, oltre ad annunciare l’intenzione di tornare a occuparsi di produzione dopo il 2011, quando scadrà il suo impegno con la Biennale, si lamenti di come i giornali trattano la Mostra. «Se leggo su siti e blog vedo che l’interesse suscitato dai film di Orizzonti è quello che ci aspettavamo, mentre osservando la stampa quotidiana rimango sbalordito dal fatto che non ci si trovino neanche due righe – si legge nella versione integrale della conversazione, pubblicata da ilcineclandestino.it – A questo punto dovremmo fare la Mostra solo nei momenti in cui i capi pagina sono addormentati per evitare che con le loro scelte uccidano la sezione». Riferisce di critici che fischiano. «Siamo arrivati a una situazione che io reputo aberrante, per la quale l’anno scorso Paolo Mereghetti e Goffredo Fofi (non ho timore a fare i loro nomi, perché sono stati visti più volte) alle proiezioni per la stampa quotidiana fischiavano i film di Herzog». E aggiunge: «Ormai siamo arrivati a una situazione davvero incestuosa: non è possibile che la linea redazionale dell’Ansa cinema contribuisca a orientarla una persona che prima faceva il Festival di Roma, adesso è tornata a fare le Giornate degli autori e da sempre vorrebbe fare il direttore di Venezia. Ancora: sapete meglio di me quanti collaboratori dei quotidiani scrivono sulla rivista della direttrice del Festival di Roma». La rete si scatena: «Il direttore non ne può più dei giornalisti» titola Ilpost.it. Al telefono Müller conferma il senso delle affermazioni. «La situazione incestuosa? E’ una constatazione, non un’analisi, in Italia conviviamo con l’abitudine di incarichi accumulati e trasversali». (S. U.)

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