Dalla rassegna stampa Libri

C'era una volta New York - Edmund White e gli anni ´60 "La nostra rivoluzione tra sesso e arte"

Lo scrittore americano, che domenica è a Mantova, racconta in un libro la sua gioventù nella Grande Mela Fra gay e pittori – Fu il solo periodo, disse la Sontag, di autentica libertà di costumi nella storia umana

I protagonisti di quella stagione sono Burroughs, Jasper Johns e Rauschenberg

In quegli anni New York era una città sudicia, degradata e pericolosa, «una discarica a cielo aperto con aspirazioni artistiche elevate». Ma era anche poco costosa, e soprattutto l´unico rifugio, con San Francisco, dove due persone dello stesso sesso potevano camminare mano nella mano. Chiunque fuggisse da se stesso e sognasse fama e libertà, finiva lì. Ci finì anche, dal Midwest e con una laurea in cinese, Edmund White; era il 1962, aveva 22 anni, era un aspirante scrittore e aveva inseguito a Manhattan il ragazzo di cui si era innamorato. «Allora era rarissimo trovare una coppia di amanti che vivesse alla luce del sole, che avesse informato della propria omosessualità i genitori, gli amici e i colleghi, e che avesse la percezione di costituire un´unione autentica di sentimenti», ricorda lo scrittore: «Ero un gay che non si accettava e che andava da uno psicoterapeuta con l´obiettivo di guarire e di sposarsi».
Le sue nuove memorie, dal titolo Ragazzo di città (Playground, traduzione di Alessandro Bocchi, pagg. 302, euro 18), meno personali e drammatiche di My lives (pubblicato nel 2007 dallo stesso editore) sono un affascinante racconto, dagli anni ´60 all´inizio degli anni ´80, della stagione dei diritti civili, dei cortei contro la guerra in Vietnam, del movimento studentesco più radicale, e soprattutto della vita gay e del suo turbolento mutamento: dalla clandestinità e illegalità, alla rivolta di Stonewall nel 1969 che segnò l´inizio della presa di coscienza anche politica dei gay, alla tragedia dell´Aids, che decretò la fine di quello che Susan Sontag ha definito «il solo periodo di autentica libertà sessuale in tutta la storia umana».
Edmund White, oggi settantenne, è l´autore celebrato di romanzi come Un giovane americano, L´uomo sposato, La sinfonia dell´addio e delle biografie di Genet, di Proust e di Rimbaud, premio Mondello 2010 (pubblicato da minimum fax); sarà domenica al Festival della letteratura di Mantova per presentare il suo libro. Intanto, «da un paese malinconico e desolato del Maine», dice: «Ci sono dei cervelloni che sostengono come i gay se la passavano meglio in passato, quando venivano perseguitati, ma non è vero, si tratta di una posizione crudele e falsa. Non credo ci siano mai stati omosessuali anche molto intelligenti, come Proust, o ribelli, come Rimbaud e Genet, che non abbiano sofferto terribilmente, disprezzandosi e autodistruggendosi. Forse essere giovani negli anni ´60, etero o gay, offriva più di oggi l´opportunità di trovare un lavoro interessante, di farsi strada. Come creatura di quei tempi, naturalmente preferisco la promiscuità alla monogamia, le avventure sessuali ed emotive alla domesticità, ma mi rendo conto di come l´Aids abbia cambiato i costumi a intere generazioni».
Omaggio a una New York perduta e a un mondo intellettuale disintegrato, Ragazzo di città è pieno di incontri importanti e di storie, che oggi chiameremmo volgarmente gossip: da cui risulta che nei tempi della clandestinità e della frenetica promiscuità, White, oltre a rimorchiare tutte le sere degli sconosciuti, si portava a letto un gran numero di maschi celebri che si guardavano bene dal rivelarsi. «Ho conosciuto tanti gay perché ero attratto da loro. Ma c´erano settori della cultura molto omofobici. Per esempio nella corrente dell´Espressionismo Astratto, c´erano gay o bisessuali che però si nascondevano. Anche la letteratura era dominata da scrittori ebrei, Roth, Bellow, Malamud, ritenuti omofobici. Le coppie gay erano rare, e comunque negli anni ´60 mi odiavo talmente che guardavo agli amici gay con disprezzo, giudicandoli “ammalati”».
C´è William Burroughs vecchio che gli dice: «Se voglio scrivere di sesso non mi faccio seghe per molti giorni, così sono sicuro di essere arrapato e pronto per descrivere quello stato». C´è Harold Brodkey dagli innumerevoli partner sessuali, presuntuoso e dispettoso, che muore di Aids lo stesso giorno del più famoso poeta russo Joseph Brodsky, che gli sottrae le commemorazioni. C´è Jasper Johns, che White va a intervistare e che mai parla della sua omosessualità, «ammesso che fosse reale», anche se si diceva che fosse stato compagno negli anni ´50 di Robert Rauschenberg. C´è Robert Mapplethorpe che lo corteggia sperando in un articolo, e che «era interessato al leather, al sadomasochismo, alle feci, al dolore, al sangue».
Ma la stella più luminosa del mondo intellettuale di New York era Susan Sontag, che, dice White, «è stata una delle persone più importanti della mia vita». Anche se, scrive in Ragazzo di città, «disapprovava quello che era insolito: l´omosessualità, l´ebraismo, la condizione di afroamericano». Era autoritaria, superba, insofferente, avida di riconoscimenti, si puliva i denti con le unghie, ma era intelligentissima: «Le avrebbero dovuto dare il Nobel. La cosa l´avrebbe resa più simpatica».
Per qualche estate degli anni ´70, invitato da David Kalstone, il compagno di allora, White ha soggiornato a Venezia: «Una città unica, ancora più incantevole di quanto mi aspettassi. Ho avuto la fortuna di abitare nell´incomparabile palazzo Barbaro, di essere ospite della gondola privata di Peggy Guggenheim». Lui e David frequentavano la piscina del Cipriani e i suoi vecchi elegantoni, e lì incontravano John Hohnsbeen «un bel tipo dell´Oklahoma… che viveva con Peggy e si occupava del museo». Quando lei morì nel 1979, «non gli lasciò nulla tranne un disegno di Picasso. I curatori newyorchesi del museo si trasferirono a Venezia e trovarono le lumache che strisciavano sul retro dei dipinti».
Ricco di storie, per non dire pettegolezzi, questo capitolo non dice nulla che tra canali e calli non si sappia già, ma resta particolarmente succulento per noi italiani. Testimone di un´epoca che pur dolente, oggi, tra sposi e genitori gay, appare romantica e avventurosa, imputa alla chiesa cattolica il fatto che in Italia molti omosessuali non fanno coming out: «Non credo per fede, ma perché il Vaticano continua ad avere molto potere sulla vita politica e privata degli italiani. Del resto tutte e tre le religioni monoteiste, ebraismo, cristianesimo e islam, sono profondamente omofobiche».
Sieropositivo dal 1985 ma in ottima salute, un po´ avvilito dagli anni che hanno spento la sua grazia fisica, Edmund White pensa di scrivere un altro libro di memorie dedicato ai dieci anni vissuti a Parigi, non appena avrà finito il romanzo non autobiografico, in cui racconta dell´amicizia tra due uomini, uno etero e uno gay, negli anni ´60 e ´70. «Vorrei anche scrivere una biografia di Baudelaire, ma non ho trovato un editore americano che sappia chi sia».

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