Dalla rassegna stampa Libri

Morte, rinascita e amore saffico sotto la cappa di Mumbai: è una rivelazione il primo graphic novel dall’India

…La schietta adesione all’omosessualità è infatti solo uno specchio della disarmante sincerità con cui si mette a nudo, zigzagando fra le tavole con un lucido (ora cinico ora doloroso, sempre e comunque autoironico) stream of consciousness…

La giovane Amruta Patil – scrittrice e illustratrice nativa di Goa, laureata a Boston e residente a Delhi – spariglia le carte della narrativa indiana con Nel cuore di smog city, primo romanzo grafico dal subcontinente, rapidamente assurto a risonanza internazionale. In Italia è pubblicato da Metropoli d’Asia, casa editrice altrettanto giovane e promettente, specializzata in narrativa contemporanea asiatica.
Moderna e disincantata, introversa e brillante, insicura ma determinata, tratto mascolino e sguardo penetrante. Kari, copywriter in un’azienda di successo, ha appena tentato il suicidio dopo la fine della relazione con Ruth. La fogna, il grande ventre di Mumbai, la avvolge nel suo alveo pestilenziale, salvandole la vita. Kari racconta, in 18 scene, la sua vita a Crystal Palace, l’appartamento che condivide con un gruppo di amiche eterosessuali, emblema di una gioventù urbana intossicata di stereotipi occidentali, come dovunque. Poi la statua di Ganesh portata in processione a Juhu Beach ci ricorda che siamo a Mumbai, la città del grande boom e del grande spavento, vera coprotagonista del racconto. Viscida, lussuriosa, impermanente. Irrespirabile.

Schivando i luoghi comuni connessi alla femminilità indiana e all’accettazione del diverso – le grandi città del subcontinente sono un coacervo d’umanità direi “forzosamente” tollerante, che ha dato asilo a una generazione di donne di straordinaria forza e cultura – la storia di Kari smuove comunque l’inconscio. La schietta adesione all’omosessualità è infatti solo uno specchio della disarmante sincerità con cui si mette a nudo, zigzagando fra le tavole con un lucido (ora cinico ora doloroso, sempre e comunque autoironico) stream of consciousness. In un dialogo a distanza con il suo grande amore, lontano e invisibile eppure sempre in primo piano.

Qual era il problema con Ruth? “Non ho nessuna Questione Fondamentale” dice Kari. “La mia forma di movimento preferito è galleggiare.” Alzi la mano chi non si è mai sentito così a vent’anni. Patil aggancia con una sonda emotiva la fragilità di una giovane donna cui è richiesto di traghettarsi verso la maturità. Nella prima e nell’ultima pagina si trova sul bordo di un cornicione, metafora del mondo. Nella prima salta giù (e si salva), nell’ultima rinuncia. In mezzo c’è il libro, cioè un pezzo di vita in cui la formazione del sé passa attraverso un modo peculiare di guardare in faccia il brutto e il bello: l’amore e l’amicizia, la convivenza e la malinconia, il successo e la paura, il dolore, la malattia e la morte, il desiderio di fuga.

La complessità narrativa e la profondità psicologica risaltano dalla perfetta fusione di parole e immagini. Amruta Patil alterna diverse tecniche (dalla china all’aerografo, al carboncino) e centellina abilmente le tavole a colori sullo sfondo dei grigi che esalano da Mumbai city, avvolgendo con il suo mantello di luci e ombre le anime della sterminata metropoli. Un’occhiata al blog della scrittrice è illuminante per seguirne il work in progress e i progetti in corso ma anche per giocare a riconoscere le numerosissime ed eterogenee fonti di ispirazione: il fumetto mitologico indiano e Tintin, le miniature moghul e Frida Kahlo, l’iconografia del tempio indù e Gustav Klimt, Dave McKean e Hokusai, Paul Gauguin e Marjane Satrapi.
Non è difficile scorgere per Amruta una strada luminosa. In preparazione ci sono un atteso romanzo e un nuovo graphic novel ispirato al Mahabharata, il grande poema epico indiano. Un gancio alla tradizione per resistere alle lusinghe dei vellutati salotti su cui accomodano le signore di successo. Come Kari, per non inaridire il nocciolo di inquietudine che le abita dentro, grezzo oscuro e però spiazzante, e continuare a cercare una via d’uscita.

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