Dalla rassegna stampa Personaggi

Il prete di Lavello che sposava gli omosessuali

Il riconoscimento dei matrimoni tra omosessuali è un argomento che divide, spacca, frammenta l’opinione pubblica…

POTENZA – Il riconoscimento dei matrimoni tra omosessuali è un argomento che divide, spacca, frammenta l’opinione pubblica. Una sentenza della Corte d’appello federale della California, nelle ultime ore, ha bloccato la ripresa delle celebrazioni di nozze tra gay, che era prevista per oggi. In una Basilicata lontana nel tempo, però, le unioni tra omosessuali erano qualcosa di concreto. Un sacerdote di Lavello fu sospeso a divinis perché accusato dalla Chiesa di benedire i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Erano gli anni Settanta. Il prete scomunicato era Don Marco Bisceglia, parroco della Chiesa del Sacro Cuore, di Lavello.

Nato nel 1925 ed ordinato sacerdote a 38 anni, Bisceglia aveva aderito apertamente alla Teologia della liberazione, corrente di pensiero nata in America latina, che richiama i valori di emancipazione sociale e politica del messaggio cristiano. Inevitabile, lo scontro con le gerarchie ecclesiastiche, che si è acuito quando Don Marco iniziò a sostenere pubblicamente la legge sul divorzio.

Il sacerdote lucano, che aveva simpatie per il Partito Comunista Italiano, venne denunciato più volte per reati di opinione o commessi nel corso di manifestazioni sindacali, ed infine fu sospeso a divinis. Bisceglia, che era accusato soprattutto di essere omosessuale e favorevole alla emancipazione dei gay, fondò nel 1980, in Sicilia, il primo circolo dell’Arci Gay, insieme ad un giovane obiettore di coscienza: Nichi Vendola, oggi governatore della Regione Puglia e leader di Sinistra Ecologia Libertà.

Gli ultimi anni della sua vita furono molto difficili, perché si ammalò di Aids. Alla fine, il sacerdote rientrò nella Chiesa cattolica (dal 1996 fino alla morte, avvenuta nel 2001) e divenne vicario della parrocchia di San Cleto (Roma). Nel 2003, una delegazione dell’Arci Gay nazionale, capeggiata da Nichi Vendola e dal parlamentare Franco Grillini, depositò un corona di fiori sulla sua tomba, a Lavello. Ma tantissime, negli anni, sono state le commemorazioni nei confronti di Don Marco Bisceglia. Pochi mesi fa, proprio a Lavello, la sede dei Giovani Democratici è stata intitolata al sacerdote lucano. E non sono mancate le critiche. «Purtroppo – dice il presidente dei Gd di Lavello, Michele Miranda – ne abbiamo ricevuto più di qualcuna. C’è chi ci ha rimproverato il fatto che Don Marco non avrebbe voluto un riconoscimento del genere, soprattutto perché negli ultimi anni della sua vita aveva adottato un profilo basso. Ma siamo stati criticati anche da qualche esponente del Pd, secondo il quale Don Marco non rappresenterebbe gli ideali del partito. Riteniamo, invece – mette in chiaro – che Bisceglia sia la figura più adatta. Tutto quello che ha fatto nella nostra comunità deve essere un esempio: Don Marco ha partecipato alle lotte dei contadini, a manifestazioni sindacali e per la tutela dei diritti ed è stato sempre dalla parte dei più deboli». «Cercavamo una figura del nostro territorio – spiega il segretario dei Gd, Michele Pettorruso – che rappresentasse determinati valori legati alla solidarietà, all’impegno civico, all’attenzione verso le persone disagiate. Cercavamo un personaggio che non si fosse mai legato a compromessi, che si fosse sempre battuto per le giuste cause. Abbiamo scelto quindi la figura di Don Marco Bisceglia, un personaggio che nella sua Lavello sembra quasi essere dimenticato, ma che in realtà ha tutto il diritto di essere rivalutato». Il 28 ed il 29 agosto, a Lavello, ci sarà la prima festa dei Giovani Democratici del Vulture Alto Bradano. «Sarà un modo – concludono Pettorruso e Miranda – per ricordare la sua figura».

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