Dalla rassegna stampa Cinema

festival di locarno - Zombie-scandalo: «No, è pura arte»

Morti viventi e scene pornografiche nel film di LaBruce – Il regista: «Abbiamo girato in 6 giorni, senza permessi» …Per me la pornografia è arte, la divisione che si è sempre fatta è artificiale e superata….

Locarno – È arrivato a Locarno il film dello scandalo annunciato, L.A. Zombie del canadese Bruce LaBruce. Un film che Olivier Père ha coraggiosamente inserito in competizione e ieri si è trovato a difendere la scelta. «Ha un suo ruolo nel concorso – ha sostenuto il neodirettore – L’abbiamo messo a tarda ora limitandone la visione ai maggiori di 18 anni solo per proteggerlo, non per limitarlo». In effetti il lavoro del provocatorio regista, al di là del fastidio che in alcuni momenti suscitano le immagini oltre i confini dell’esplicito, ha un suo valore anche se il formato da cortometraggio (dura 63 minuti) sarebbe stato più adatto. L’idea dello zombie gay che esce dal mare come Venere, vaga come un senza dimora e si accoppia (anche in modo pudico, trasportandoli in anfratti nascosti) con i cadaveri ridandogli un soffio di vita ribalta l’idea dei morti viventi di Romero che seminano morte. Il film arriverà in Italia nel tardo autunno, distribuito dalla nuova etichetta Atlantide che ha acquisito pure I Wish, I Knew del pardo d’onore cinese Jia Zhang-Ke. «Lascio aperte tutte le interpretazioni», ha dichiarato il regista.

Come mai l’ambientazione del film tra i barboni?
A metà anni ’90 feci un film là sui prostituti uomini e la vita di strada. Sono tornato l’anno scorso e il numero dei barboni era triplicato. Fanno una vita particolare, nei cartoni, nelle tende, con i loro carrelli da supermercato. Così ho avuto voglia di filmare con loro. Lo zombie schizofrenico è diventato pure senza fissa dimora. Alcuni li abbiamo pagati per comparire.

È un film a basso budget, come l’avete girato?
La maggior parte dei miei film ha budget molto bassi, sotto i 100.000 dollari. Giro in poco tempo, non c’è tempo per le prove. In questo caso abbiamo fatto tutto in sei giorni, lavorando anche 14-16 ore al giorno. Spesso filmavamo senza permessi e dovevamo fare in fretta prima che arrivasse la polizia, avevamo paura di essere arrestati.

In Australia il film è stato censurato.
Questa notizia mi ha scioccato. Tanto più che Otto, il mio film precedente che era forse ancora più esplicito, aveva avuto grande successo al festival di Melbourne. E pensate che hanno vietato la versione soft. Ne stiamo montando una hard che andrà solo in dvd. Però il divieto ci ha dato tanta visibilità.

Perché uno è stato bloccato e l’altro no?
Forse è una questione di livelli. Questo è più porno nei toni. Non voglio difendere il mio lavoro dal punto di vista morale, però nei film spesso la morte è mostrata in modo cinico, io ho ribaltato la visione. L’alieno zombie è quasi una figura messianica, ha rapporti con i cadaveri e li riporta alla loro umanità, se non alla vita.

Resta che siamo nel campo della pornografia.
Per me la pornografia è arte, la divisione che si è sempre fatta è artificiale e superata.

Sul film alita anche un soffio di malinconia.
Stare con i barboni ci ha dato questa malinconia. E anche il notturno di Chopin messo sulla scena del fast food, che abbiamo quasi improvvisato perché mi è piaciuto il posto, ha accresciuto questa sensazione. La cosa importante è che abbiamo sempre trattato il progetto come un’opera artistica.

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