Dalla rassegna stampa Cinema

Amplessi cadaverici con retrogusto gay

A Locarno, Jacquot più zombie …la vicenda ha un suo retrogusto paradossale e divertente che potrà fare arricciare il naso ai cinefili più paludati ma che comunque esiste…

Partenza frizzante per Locarno 63 all’insegna del nuovo direttore artistico Olivier Père. Il primo titolo del concorso internazionale è stato infatti L.A.Zombie di Bruce LaBruce. Che aveva attirato qualche attenzione censoria elvetica dopo che un festival australiano lo aveva respinto. Il perché è presto detto: lo zombie protagonista del film si accoppia con cadaveri freschi, penetrandoli dove i corpi sono stati segnati da ferite. Membro virile in evidenza, soprattutto al momento culminante, come insegnano i porno.
Così scopriamo che il nostro zombie ha il glande uncinato e lo sperma sembra essere sangue. Anche le vittime godono di tanto ben di dio perché il liquido seminale è davvero portatore di vita, infatti i cadaveri ritrovano il soffio vitale e risorgono. Il personaggio passa così verso altre situazioni, accomunate da corpi di morti che vengono posseduti e rienergizzati. Non manca una specie di orgia con gay sadomaso, prima che lo zombie decida di averne abbastanza ritirandosi in un cimitero, in cerca di pace eterna o di nuovi partner non è dato sapere.
Una scelta forte o quantomeno inconsueta. D’altra parte LeBruce non fa mistero delle sue predilezioni, dichiarando che da tempo i suoi film sono realizzati in doppia versione: hard e soft. Inoltre Bruce ha lavorato per la Cazzo Films, società tedesca di porno e il protagonista zombie è interpretato da François Sagat, francese, fisico palestrato e capelli tatuati, star del pornogay (che ritroveremo nei prossimi giorni accanto a Chiara Mastroianni nel film L’homme au bain di Christophe Honoré). Nel film ci sono elementi incomprensibili, come la dentatura dello zombie che si infittisce e si arricchisce di zanne, altri invece che sembrano farsi beffa dei luoghi comuni, qui non ci sono lacrime e sangue, ma le lacrime sono composte di sangue. Tra gli esperti reclutati per il film troviamo quelli in bondage e i nomi degli interpreti sembrano un campionario di pseudonimi. Eppure, la vicenda ha un suo retrogusto paradossale e divertente che potrà fare arricciare il naso ai cinefili più paludati ma che comunque esiste.

Paradosso che sembra essere la caratteristica principale anche del film che ha inaugurato la sezione Cineasti del presente, Aardvark di Kitao Sakurai. Storia che parte dall’esperienza autentica del protagonista Larry Lewis, alcolista e cieco, che ritrova speranza nel Ju Jitsu. E su questo canovaccio, con Cleveland come sfondo e una ballerina da bar come compagna, Larry si improvvisa detective per cercare di chiarire chi abbia ucciso il suo amico e istruttore Darren.
Ma l’inaugurazione ufficiale del festival, con la prima proiezione in piazza Grande, è toccata al francese Benoit Jacquot con il suo Au fond du bois. Vicenda che parte da una storia vera, avvenuta nel Sud della Francia a metà ottocento, quando la giovane figlia di un medico generoso con i poveri viandanti, viene sedotta e rapita da un vagabondo che la irretisce. Forse la ipnotizza, forse lei ha scoperto un mondo che inconfessabilmente la attrae. La natura umana, il sesso, la vita stessa hanno sfumature non sempre razionali, meno che mai l’amore. Per raccontare tutto ciò Jacquot si rivolge, per la quarta collaborazione tra loro, al fascino inconsueto di Isild Le Besco (ritroveremo anche lei in veste di regista di Bas-Fonds in concorso), mentre Nahuel Perez Biscayart dà corpo all’inquietante Timothée, occhi sgranati e mani sempre impegnate nel produrre prodigi o nel far credere che sia così. Un po’ come avviene per il film.
Molto più appassionante nel suo delirio esplicito il secondo film della piazza, l’islandese King’s Road di Valdis Oskarsdottir. Un gruppo di roulotte dove si raggruma un’umanità sconfitta eppure vitale. Ecco due fratelli che si inventano custodi di un attraversamento pedonale in mezzo al nulla, la nonna che non molla mai la sua foca imbalsamata, usata anche come portafogli, una coppia composta da un tardo hippy e da una punk fuori tempo massimo che ascoltano musica a palla in un’auto fuori uso. La crisi economica si è abbattuta su un mondo, spiaccicando le persone. Alcuni di loro però cercano, seppur grottescamente, di reagire e il racconto di nordiche miserie riesce anche a riscattarsi e a farsi brillante.

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