Dalla rassegna stampa Cinema

LA TESTIMONIANZA - L'impossibilità di un cinema «vinto non vinto»

…Il cinema è in crisi anche per volontà politica – avete riportato le parole di Ettore Scola.
La mia testimonianza? Scrivo dalle Lontane Province (come si chiama la mia «ditta individuale» di produzione), non appartenendo a nulla e nessuno, né all’Anac né ai 100 Autori. Quarantatre anni fa …

Scrivo a voi che siete il mio giornale, il Manifesto, – mi son detto – il cui numero di qualche giorno fa è stato fatto in strada a Roma, perché anche io faccio cinema di strada, come uso precisare in questi ultimi due anni a me stesso e a chi mi sta vicino. E perché mi sono deciso a voler portare anche la mia personale testimonianza.
Il cinema è in crisi anche per volontà politica – avete riportato le parole di Ettore Scola.
La mia testimonianza? Scrivo dalle Lontane Province (come si chiama la mia «ditta individuale» di produzione), non appartenendo a nulla e nessuno, né all’Anac né ai 100 Autori. Quarantatre anni fa sono nato come appartenente all’area del cinema underground, era una volontà precisa. Ma oggi? Io continuo a fare il «mio» cinema (che pensavo non più underground) ed ancora esisto, anche se sembro fuori del mondo (e fuori dell’Italia, essendo io casualmente italiano…). Ebbene l’altro ieri da Roma mi ha chiamato dalla Citrullo International, la produzione (da più di due anni) della mia ultima sceneggiatura I vinti non vinti. Antonioni nel ’52 li aveva chiamati I vinti, io l’ho trovato un po’troppo implacabile e ho chiamato i miei giovani protagonisti I vinti non vinti, col tempo si è quasi creato con gli amici una sorta di club di chi è o si sente un «vinto non», e questo lo dico per dimostrare come sono vissuto in questo tratto di anni intimamente dentro ai miei vinti-non…
La Citrullo International ha fatto in questi due anni un primo tentativo al Ministero proponendo il film come un corto da girare a Torino (essendo che la prima parte si svolge a Torino, la seconda a Parigi, la terza a Londra). Il progetto il giugno dell’anno scorso è stato bocciato con un punto in meno rispetto all’ultimo che ha meritato la sovvenzione. E allora si è deciso di ripresentarlo al Ministero quest’anno come un lungo, dopo aver ipotizzato di trovargli una distribuzione. Ora il possibile distributore ha detto di no, la distribuzione di un film come il mio è impensabile nella situazione odierna del cinema italiano.
Allora la Citrullo International mi ha chiamato per comunicarmi che non c’è possibilità nell’Italia di oggi di trovare i soldi per i miei «non vinti»! Ed è così, e a me non resta altro che esclamare, come quando si fa una preghiera, Amen.
Che significa questo? Che questa è la vita, questo il mondo, questo il far cinema e occorre elaborare il lutto, come si suole dire. Oggi dunque, più che mai, far cinema per me significa avere da un lato un cimitero pieno di fiori dove riposano i miei progetti-sceneggiature non realizzati, sulle cui piccole tombe porto i fiori. Dall’altro sto nel mio giardino, più o meno incolto (non so tanto coltivare la terra nonostante appartenga alle Lontane Province), anche questo coi pochi fiori che bagno per gioia mia del cuore e della vista, solo mio…
E pensare che qualcuno ha detto un giorno che preferisce i film miei con sceneggiatura, e io ho fatto la conta, sono 3 in tutti i miei anni, ma le sceneggiature scritte negli ultimi 20 anni (nei primi 20 anni di underground rifiutavo l’atto di scrivere la sceneggiatura) superano la decina…
Questa è la mia testimonianza. Ma quante ce ne sono di uguali alla mia? Non si contano più. Ma allora continuerò a fare cinema per conto mio, underground, qui sotto dove la luce non arriva se non quella che ci sta dentro e che non ha bisogno di centrali nucleari per essere alimentata. Finchè dura… Il 27 parto per l’India, vado a iniziare due film. E son appena tornato da Parigi, dove da due anni ne faccio un altro, a rate, dico, come in India, da solo con gli attori e la mia «camera». Finchè dura… Durerà? Mi chiedo, ma ne son sicuro finchè scampo… Anche perché mi illudo di vivere e «creare», addirittura per comunicare (nonostante il mio cinema «non popolare») e soprattutto testimoniare!
– Destino! Tutto è destino! – si disse Bipin… E se ne andò per il largo mondo, dove non aveva un’anima che lo chiamasse amico. È Tagore, l’indiano, Re e Regina, è il musicista che alla fine se ne va…
cineasta

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