Dalla rassegna stampa

Il supermanager che denuncia l’omofobia del mondo degli affari

Lord Browne: «Lasciai la Bp perché gay, ma ora sono più felice» Essere gay e nasconderlo ai parenti, agli amici più cari. Succede ancora in Gran Bretagna. Nonostante tanti passi avanti siano stati fatti…

LONDRA— Essere gay e nasconderlo ai parenti, agli amici più cari. Succede ancora in Gran Bretagna. Nonostante tanti passi avanti siano stati fatti. Non ultimo l’inedito ricevimento che il premier conservatore David Cameron ha dato qualche settimana fa in onore degli omosessuali. Eppure ci si nasconde e si mente ancora. Si vive nel terrore di essere scoperti. Soprattutto nel mondo degli affari dove le logiche sono ancora quelle di un tempo o in quello dello sport dove prevale il cameratismo macho.

A denunciarlo ieri, in un articolo-confessione sul Guardian, è stato Lord Browne di Madingley, 62 anni, l’uomo che un tempo era considerato il Re Sole dell’ industria petrolifera e cadde in disgrazia proprio a causa della sua omosessualità mai rivelata (ma oggi è tornato in auge dopo essere stato cooptato da Gordon Brown e confermato da Cameron come superconsulente per la riforma dell’università): «Nel 2007— scrive sul quotidiano britannico — mi sono dimesso da amministratore delegato della Bp perché ho fatto una falsa dichiarazione su come avevo conosciuto il mio ex compagno con cui mi ero lasciato dopo una lunga relazione. Lui aveva venduto il suo racconto colorito al Mail on Sunday. Io tentai di fermare la pubblicazione perché avevo paura di uscire allo scoperto. Ora la mia principale preoccupazione è che la storia si stia ripetendo». A mettere in allarme Browne sono state le dimissioni di David Laws, il vice del cancelliere dello scacchiere George Osborne, che alla fine di maggio è stato travolto dallo scandalo dei rimborsi spese per i rappresentanti della Camera. Lui, appunto, era un gay nel cassetto. Per anni era riuscito a conservare il segreto nonostante vivesse con il suo compagno, il lobbista James Lundie cui versava le 950 sterline mensili avute dallo Stato come contributo per le spese della casa. Un atto illegale che gli è costato la carriera. «E’ una vergogna — dice Browne — che una figura pubblica, di una generazione più giovane di me, abbia sentito ancora la necessità di nascondere la sua sessualità». La verità, sostiene il manager, è che «il mondo degli affari rimane più intollerante all’omosessualità dichiarata di altri mondi come quello dei media o dell’arte. Ed è incredibile quanto siano pochi i gay nello sport».

Il rimpianto di Lord Browne, aristocratico, con ottimi studi alle spalle (Cambridge e Stanford), gran collezionista di quadri e uomo di cultura, è proprio quello di aver dovuto subire le rivelazioni dell’altro: «E’ stato un momento terrificante. Ma alla fine si è rivelato una benedizione. Ora, a tre anni di distanza, sono molto più felice». E, dunque, l’invito è ad aver il coraggio di uscire allo scoperto perché non bisogna negarsi la possibilità di «essere onesti con le persone che ti conoscono meglio e che ti amano».
Sul coming out è d’accordo anche Peter Mandelson, uno dei più potenti omosessuali del Paese, l’architetto del New Labour soprannominato il principe delle tenebre per la sua spregiudicatezza: «Penso di essere un modello per chi vuole farcela in politica o nella vita pubblica. E’ la tua abilità che conta», ha detto durante un’intervista per il lancio del suo libro Il Terzo uomo che sta dando non pochi mal di pancia al partito laburista. Però Mandelson certe ritrosie non le capisce. Come nel caso di David Laws. «C’è qualcuno in questo Paese cui ancora importa qualcosa della sua sessualità? No. Non sono affari nostri e dovremmo lasciarlo andare avanti con la sua vita».

Monica Rita Sargentini

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