Dalla rassegna stampa Teatro

Teatro. Intervista al regista van Hove al Lincoln Center Festival con Pasolini. Un Teorema ancora attuale

…”Teorema è un capolavoro assoluto e come tale mantiene una qualità universale, E’ come l’Amleto di Shakespeare che continua a trasmettere il suo valore intatto”,…

NEW YORK. Nel novembre del 1968 Pier Paolo Pasolini e il produttore Donato Leoni finirono sotto processo dopo il sequestro per oscenità del film Teorema. La disinvoltura con la quale il protagonista della pellicola (e del libro) passa da un letto all’altro scandalizzano l’Italia scossa dai venti rivoluzionari. Il procedimento penale non ha seguito. Il tribunale decide infine di assolvere gli imputati e annullare il sequestro del film con la seguente motivazione: “Trattandosi incontestabilmente di un’opera d’arte, Teorema non può essere sospettato di oscenità”.

Sono passati 40 anni e, rivedendolo e rileggendolo oggi, Teorema conserva indubbiamente la sua forza espressiva, nonostante qualche inevitabile anacronismo. Ma di quale forza si tratta? Quali contenuti ancora comunica con urgenza? Certamente l’aspetto sessuale e trasgressivo ha meno impatto. Dopo i profondi cambiamenti del costume, la liberazione femminile, il divorzio, la pillola, Monica Lewinsky e i matrimoni gay, Teorema non farebbe batter ciglio nemmeno a una madre di famiglia. Se non in questo, dove vanno rintracciati dunque il suo valore e la sua attualità?

Giriamo la domanda al regista Ivo van Hove, presente al Lincoln Center Festival con l’adattamento di Teorema in versione teatrale (fino a lunedì 19 a Governors Island), recitato dal gruppo di Amsterdam Toneelgroep.

“Teorema è un capolavoro assoluto e come tale mantiene una qualità universale, E’ come l’Amleto di Shakespeare che continua a trasmettere il suo valore intatto”, spiega il regista olandese, “La storia in fondo è semplice, racconta di persone ricche e infelici la cui vita viene sconvolta da un giovane uomo. Pasolini ci mostra come da una crisi si possa rinascere, trovando una nuova e più autentica identità. Credo che oggi questo discorso sia più che mai attuale e importante”.

Pasolini scrisse Teorema nel 1965, durante un periodo di convalescenza, con l’intenzione di creare un’opera teatrale. Terorema divenne invece un romanzo dialogato e in seguito un film. La vicenda è ambientata all’interno di una famiglia di annoiati industriali milanesi. L’arrivo inaspettato di un giovane ospite, bello quanto enigmatico, porterà scompiglio e scardinerà i valori “borghesi” sui quali si basa la vita di ogni personaggio.

La considera un’opera sovversiva?

“Certamente”, risponde van Hove, “è un’opera che mostra il declino morale e intellettuale di persone che hanno perso la coscienza della propria umanità. La storia non va letta in maniera superficiale. Lo scandalo che provocò nell’Italia cattolica fa parte di un passato storico legato ad un preciso momento. Ora quello che emerge dall’opera non è l’oscenità, ma è il mistero. Denunciare l’esigenza di verità dell’uomo è oggi la più grande sovversione”.

Il visitatore, che nella versione cinematografica è interpretato da Terence Stamp, ha rapporti erotici con la moglie, la figlia, il figlio, la domestica e con lo stesso capofamiglia. Dopo la sua partenza tutto cambierà: la madre si concede senza inibizioni, la figlia si ammala di nervi, il figlio abbandona la famiglia e si mette a dipingere, il padre lascia la fabbrica agli operai, si spoglia nella stazione di Milano e si perde nel deserto, mentre la domestica (nel film Laura Betti, premiata al Festival di Venezia), una semplice contadina, raggiunge la santità.

In Teorema è presente la dimensione religiosa. Concorda? “Pasolini era un uomo complicato”, dice van Hove, “che ho sempre stimato per il coraggio di essere se stesso. La religiosità è un elemento attivo nel suo lavoro, ma interagisce e s’intreccia con altri contenuti. Come possiamo progredire? Questo si chiede Pasolini. Come possiamo trovare il senso della nostra esistenza attraversando in solitudine questo deserto in cui ci troviamo”.


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