Dalla rassegna stampa Libri

Strega: veleni, rabbia e fair play

Mauri: «Premio non meritocratico». De Mauro: «Pensiamo a modifiche»

«Il libro di Pennacchi? Mi è piaciuto molto. Per me lui è un maestro. I suoi operai, la sua fabbrica sono stati un esempio». «Il romanzo di Silvia Avallone? La scrittrice c’è. C’è poetica, spessore. Non è il solito romanzo giovanilista».

A sinistra, Silvia Avallone e Antonio Pennacchi al Ninfeo di Villa Giulia a Roma (foto Rino Bianchi). Pennacchi è il vincitore del premio Strega. Con «Canale Mussolini» ha ottenuto 133 voti contro i 129 di «Acciaio» della Avallone

Strega, il giorno dopo. La notte del Ninfeo ha consegnato una fotografia abbastanza nitida del mondo editoriale italiano, con il gruppo Mondadori che si beve, per il quarto anno consecutivo, tutto lo Strega e il gruppo Rcs che rimane a bocca asciutta, seppure con un distacco di misura. Battaglia combattuta fino all’ultimo, con un certo accanimento, voto su voto, telefonate, sms, lusinghe e pressioni. Ma non ditelo ai protagonisti. Per loro è il giorno del fair play.

«Delusa io? No, sinceramente— dice l’autrice di Acciaio (Rizzoli)— Ho festeggiato tutta la notte. Oggi ho avuto un tripudio di messaggi e di complimenti. So che cosa sono: un’esordiente catapultata nel premio più importante d’Italia. Essere arrivata fin qui è una vittoria, non mi aspettavo nulla e non ho mai creduto di poter vincere. È stata un’esperienza bellissima che mi ha insegnato molto. Le polemiche, le dinamiche elettorali, diciamo così, non mi interessano, io penso ai libri. Vincono sempre e comunque quelli». La Avallone (che nella notte ha ricevuto la telefonata di Pennacchi) è umile ma sicura di sé. «Ho venticinque anni, avrò occasione di partecipare allo Strega con un altro romanzo».
Antonio Pennacchi, il vincitore, parla con la consueta sincerità: «Io pensavo che il mio libro meritasse la vittoria. Ho lavorato tanto, è il mio romanzo migliore. Però sapevo che il gruppo Mondadori aveva vinto per tre volte di seguito, mi davano per sfavorito, quindi non ci credevo più di tanto». Pennacchi si definisce uno «scrittore dell’antichità, quelli in cui si incarnava lo spirito del popolo». E infatti, aggiunge: «La cosa che mi ha fatto più piacere sono state le telefonate da Latina, la gente che mi diceva “abbiamo vinto”. Anche al Ninfeo, giovedì notte, c’era più gente dell’Agro pontino che di Roma. Tutti imbucati. Siamo un popolo giovane, pieno di grandi impulsi vitalistici. Dalla palude nascerà qualcosa». Pennacchi non ci sta alle polemiche sullo Strega come premio all’editore più che al libro. «È vero che se avessi pubblicato Canale Mussolini con un editore sconosciuto non avrei vinto. Ma è anche vero che se Mondadori si fosse presentata con un libretto non avrebbe vinto». La difesa di Pennacchi si estende a tutta la cinquina. «Possono dire quello che vogliono, ma quest’anno c’era una belle cinquina. Ah rega’, che volete? Quello di Pavolini è un libro importante, forte. Anche Nucci è bravo, uno che scava. Sorrentino ha una storia di narratore filmico notevole. Romanzi belli, ma anche belle persone: questo ho trovato io. La competizione poi fa parte della storia della letteratura. Lo Strega è fatto così e il compito dello scrittore è anche quello di metterci la faccia. Terenzio andava sul podio a litigare con il pubblico, a convincerlo, prima che iniziasse la commedia».

Comunque la questione dello Strega come una faccenda tra Mondadori e Rizzoli, continua a essere dibattuta. Ieri anche Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato del gruppo Gems (quarto con il romanzo di Nucci, Non sono comuni le cose degli amici, edito da Ponte alle Grazie) ha fatto i conti della serva sui voti di scuderia («cioè indipendenti dai libri candidati») dei due gruppi. Sono tra i 119 e i 163 per Mondadori e tra i 118 e i 129 per Rcs. Noi come sempre siamo sotto i 50. Sarebbe bello se il premio diventasse un po’ più meritocratico». D’altronde, come ha detto ad Affaritaliani.it Gian Arturo Ferrari, ex numero uno di Segrate e presidente del Centro per il libro, «la Mondadori non ha mai amato lo spirito di De Coubertin. L’importante è vincere, non partecipare». Per alcuni, però, può bastare partecipare. «Ci sono due gare allo Strega», spiega Mario Desiati, direttore editoriale di Fandango, quinto classificato con il memoir di Lorenzo Pavolini Accanto alla tigre. «La finale, per i grandi gruppi. E la cinquina, per i piccoli e medi. Per noi entrare in cinquina è stato già un successo. Ci ha portato circa cinquemila copie che per noi sono molte. Concorrere allo Strega è un investimento, soprattutto di tempo. È inutile negarlo: bisogna lavorare sulle relazioni, creare consenso, fare promozione. Però c’è un ritorno. Lo Strega, per esempio, funziona molto in provincia. Per Fandango, che non raggiungeva molte librerie fuori dalle grandi città è servito anche per far conoscere la casa editrice, il marchio. Il libro di Pavolini si è portato dietro gli altri del catalogo».

La palla adesso torna al comitato direttivo. Un suggerimento per evitare che la partecipazione alla giuria diventi un vitalizio che favorisce la fidelizzazione dei votanti arriva da Stefano Petrocchi, coordinatore esecutivo della fondazione Bellonci, a lungo braccio destro di Annamaria Rimoaldi. «La mia idea, ma sarà il comitato a decidere su questa e eventuali altre iniziative, è quella di una sorta di tagliando. Ogni cinque anni si potrebbe prevedere la rotazione di una parte della giuria, in modo da allargare la struttura di base e limitare alcune rendite di posizione su cui possono contare gli editori, ma anche alcuni autori».

Su eventuali modifiche, aggiustamenti, novità nel sistema di votazione, Tullio De Mauro, direttore della fondazione Bellonci («Ma a dicembre il mandato scade, magari se ne fa un altro, ammesso che lo si trovi, visto che è una carica a titolo gratuito») dice che si studieranno le varie ipotesi, anche se l’idea di una rotazione dei quattrocento non sembra convincerlo molto. «La giuria di un premio non è un parlamento, è rappresentativa di una società dove soltanto il 30% legge libri. Il dato più certo che emerge, e più interessante da un punto di vista sociologico-culturale, è che il premio riesce in genere a intercettare un gusto medio presente tra i lettori. La fascetta “premio Strega” indica un libro di buona leggibilità». De Mauro è soddisfatto del risultato, frutto anche delle novità introdotte quest’anno (aumento dei voti collettivi, di quelli degli studenti, dei lettori forti delle librerie): «Voti che si sono dispersi tra i vari candidati, soprattutto i primi due classificati. Eliminare gli amici della Domenica, come qualcuno auspica, mi pare una soluzione estrema. Come dire, allora chiudiamo le grandi case editrici»

Visualizza contenuti correlati


Condividi

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.