Dalla rassegna stampa Cinema

Non fu Perkins l’assassino di «Psyco»

Come Janet Leigh, anche lui era stato sostituito da una controfigura

TORONTO — Nel giugno di 50 anni fa, milioni di americani smisero di farsi la doccia. E quando, dopo qualche tempo, ricominciarono, non fu mai più lo stesso. Più o meno intorno allo stesso periodo, con qualche mese di ritardo, la stessa cosa successe a milioni di persone in tutto il mondo. A motivare il rifiuto fu un film, o meglio la scena di un film.

Nel giugno del 1960 usciva infatti sugli schermi d’America Psyco di Hitchcock (in Italia il titolo perse poi inspiegabilmente la h). L’aneddotica racconta che un padre abbia scritto al regista che sua figlia aveva smesso di farsi il bagno nel ’ 54, dopo aver visto il film francese I diabolici e ora si rifiutava di fare la doccia dopo la visione di Psyco: «La faccia lavare a secco», fu la risposta di Hitchcock.
La scena-capolavoro è quella in cui Anthony Perkins, alias Norman Bates nel film, travestito da donna con parrucca e faccia oscurata, accoltella ripetutamente attraverso la tenda della doccia Marion Crane, interpretata da Janet Leigh. A Hollywood non s’era mai vista una violenza più grafica e cruda. La gente nelle sale sveniva, vomitava, scappava fuori. Nessuna sequenza nella storia del cinema è stata probabilmente più discussa, analizzata, sezionata da generazioni di critici, più dei 45 secondi di Psyco. E nessuna è stata altrettanto fonte d’ispirazione o d’imitazione per decine di registi.

Ma intorno alla scena della doccia è sempre aleggiato un mistero: mentre si sapeva praticamente da sempre che Janet Leigh era stata sostituita da una controfigura (Marli Renfro, una spogliarellista di Las Vegas), da anni si mormorava — senza che però la voce trovasse conferma — che anche il personaggio di Anthony Perkins fosse stato interpretato da un «sostituto». Ora a confermare questa tesi è il critico Steve North, in un articolo su Salon: secondo il giornalista fu lo stesso Perkins durante un’intervista a rivelargli la verità. Fu Hitchcock intenzionalmente a decidere che doveva essere un altro a girare la sequenza dell’omicidio: «Era preoccupato — così disse nell’intervista Perkins, morto di Aids nel 1992 — che se io fossi apparso in quella scena, il doppio ruolo di Norman Bates potesse essere scoperto prima del finale. La mia silhouette, piuttosto magra con le spalle larghe sarebbe stata riconoscibile».

Così il maestro del giallo infranse una delle sue regole, quella di non usare trucchi per ingannare il pubblico, di non ricorrere a espedienti che non fossero corretti. «Invece — ammise Perkins — il tipo che scelse dal pool delle comparse era fisicamente molto diverso da Norman Bates, cioè da me. In questo senso ingannò il pubblico». Così bene, che da allora probabilmente nessuno dei milioni che hanno visto il film è più entrato in una doccia senza pensare, fosse pure un attimo, alla tenda di Psycho.

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