Dalla rassegna stampa

Il giorno del Gay Pride

Oggi è la giornata dell´orgoglio e dei diritti, a Napoli si festeggia il Gay Pride 2010. Sono attese 100 mila persone. Appuntamento alle 15 in piazza Cavour per il corteo che attraverserà la città. Sfileranno 17 carri allegorici che arriveranno in piazza Plebiscito e ci sarà un grande concerto: …

da La Repubblica

Il sindaco: “Un messaggio forte per i diritti umani”. Centro vietato alle auto dalle 13 alle 19,30

Il giorno del Gay Pride

Attese centomila persone, sfilano 17 carri allegorici

Oggi è la giornata dell´orgoglio e dei diritti, a Napoli si festeggia il Gay Pride 2010. Sono attese 100 mila persone. Appuntamento alle 15 in piazza Cavour per il corteo che attraverserà la città. Sfileranno 17 carri allegorici che arriveranno in piazza Plebiscito e ci sarà un grande concerto: dalle 18.30 a mezzanotte. Il sindaco: «Una giornata di festa, ma anche un messaggio forte per i diritti umani». Centro vietato alle auto dalle 13 alle 19,30. Dall´1 di notte, poi, la carovana traslocherà a Bagnoli, per “L´Ammujna party”.

Sfilano i carri del Gay Pride “Un corteo per i diritti di tutti”

Il sindaco in piazza: “Napoli non tollera discriminazioni”

CRISTINA ZAGARIA

Una sfilata, per cui sono attese oltre centomila persone. Una festa con 17 carri allegorici. Ma anche una giornata di impegno civile e politico. Un giorno in difesa dei diritti violati, quelli degli omosessuali e dei transessuali, ma anche delle donne, dei migranti e dei lavoratori. Il Gay Pride oggi sarà tutto questo. Il comitato organizzatore allarga l´iniziativa e abbraccia «la causa di Pomigliano». E il sindaco Rosa Russo Iervolino con forza dice: «Sarà una giornata di gioia e un atto di orgoglio. Da Napoli parte un messaggio forte di rivendicazione dei diritti umani, in controtendenza rispetto ad alcune recenti decisioni della politica». E il sindaco esprime anche un desiderio: «Io prenderò parte al corteo del Gay Pride 2010, e mi piacerebbe ascoltare dal palco le parole di Martin Luther King sul “sogno di un mondo diverso dove tutti gli uomini sono uguali…”».
Il corteo parte alle 15 da piazza Cavour. Sfileranno per tutta la città 17 carri, da quello delle famiglie arcobaleno a quello degli “orsi”, dal carro del Cassero di Bologna a quello di Amnesty International. L´arrivo in piazza Plebiscito è previsto per le 18, per poi dare il via al concerto dalle 20 alle 24. Il Pride si concluderà con l “Ammujna Party”, all´Arenile, con il cantante Boy George.
«Io sarò in piazza con mio figlio di 9 mesi e spero che la città parteciperà in massa», si augura Valeria Valente, assessore uscente alle Pari opportunità, che ha seguito il Pride dall´inizio. L´amministrazione comunale lancia anche una campagna pubblicitaria contro l´omofobia che partirà in questi giorni: «Il Comune è sempre in prima linea nel rispetto dei diritti sociali ed umani», commenta l´assessore alle Politiche sociali, Giulio Riccio, anche lui in prima linea per il Pride.
Il Pride torna a Napoli dopo 14 anni e ripropone la battaglia di tutte le associazioni gay, lesbiche e trans per la «rivendicazione dei diritti umani e una reale integrazione sociale». «Gli organizzatori non sono soli. Anche il presidente, Giorgio Napolitano, li ha ricevuti. «Chi fa discriminazione ha il cervello di un microcefalo e contro chi abbaia come un cagnolino, noi diciamo: “Siamo con per la difesa di tutti i diritti”»: il sindaco smorza così la polemica di Pietro Diodato, consigliere regionale Pdl. «Vogliamo ringraziare il Comune di Napoli, per il lavoro che fa per il Pride, ma anche quotidianamente. Basti pensare che il ministero delle Pari opportunità non ha sostenuto l´evento», è la risposta del presidente nazionale dell´Arcigay, Paolo Patanè. «La sfilata è un momento di festa con la città. Ma il Pride non è una carnevalata. È un giorno di battaglia e orgoglio», precisano Giordana Curati (Arcilesbica), Carlo Cremona (I-ken) e Loredana Rossi (Atn). E per rivendicare la libertà di espressione, il rispetto dei diritti umani, sociali e civili il comitato del Pride ha preparato un documento politico – sottoscritto da Nichi Vendola e da numerosi deputati e senatori – che sarà letto stasera sul palco in piazza del Plebiscito.

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Il dispositivo preparato dall´assessore Nuzzolo

Decine di artisti sul palco: la star dei Culture Club, ma anche la melodia napoletana di Angela Luce

La carovana di Boy George ecco la notte dei ritmi diversi

Oggi la città si ferma centro vietato alle auto

Esibizioni di Raiz Nino D´Angelo Viola Valentino Tony Colombo Luisa Corna

GIANNI VALENTINO

Strade off limits durante il Gay Pride: dalle 13 alle 19,30. Oggi, in occasione della sfilata (da piazza Cavour a piazza Plebiscito), la città di ferma. L´assessore alla Mobilità, Agostino Nuzzolo, ha istituito uno specifico dispositivo di circolazione che prevede (dalle 13 alle 19,30), il divieto di transito nella zona centrale della città, nell´area delimitata da piazza Vittoria, Riviera di Chiaia, via Carducci, vico Vasto, rampe Brancaccio, corso Vittorio Emanuele, via Salvator Rosa, via Santa Teresa degli Scalzi, corso Amedeo di Savoia, via Capodimonte, via Ponti Rossi, piazza Carlo III, via S. Alfonso Maria de Liguori, corso Novara, piazza Garibaldi, corso Lucci, via Marina, via Cristoforo Colombo, via Acton, via Nazario Sauro e via Partenope. In quest´area, in deroga al divieto di transito, potranno circolare: i mezzi pubblici (bus, taxi); gli autoveicoli che trasportano diversamente abili o con a bordo un medico in visita domiciliare per chiamate d´urgenza. Per consentire ai partecipanti alla manifestazione di poter raggiungere la zona centrale della città e ai cittadini di potersi spostare con i mezzi pubblici, è stato previsto il potenziamento del servizio taxi, e delle linee Anm. Il dispositivo completo è sul sito del comune www.napoli.comune.it.
Suoneranno di sera, ma il concetto alla radice del live che saluterà il corteo del “Napoli Pride” è dire tutto – e esplicitamente almeno oggi – “Alla luce del sole”. Dalle 18.30 a mezzanotte, anzitutto, in piazza Plebiscito. Più tardi, con lo start intorno all´1 di notte, la carovana traslocherà allegramente a Bagnoli, dove ad attenderla c´è il party “Ammujna” in programma all´Arenile Reload.
Al termine del corteo che partirà alle 15 da piazza Cavour ci saranno circa 30 fra artisti solisti e gruppi (tra i cosiddetti emergenti e i già famosi) che hanno quale obbiettivo principale quello di intonare strofe per ridurre sempre più le fobie sessiste e razziste. Attraverso la forma-canzone, si vuole comunicare con ogni target di pubblico, invocando la convivenza nelle diversità, rinnegando le discriminazioni. Prevalentemente pop, allora, il linguaggio per compiere la missione, anche se prima delle star più note tocca a una nutrita pattuglia underground, con progetti campani, siciliani, laziali e toscani. Dopo l´introduzione di Emanuele Maringola e Roberta Astuti, si inizierà a proclamare “cultura contro le fobie” con la musica di Eterea, Moseek, Fujiyama Bit, The Laggers, Rossella Scarano, Senza Legge, Systemania, Verdemela, Angela Ruggero, Visioni distorte e Adriana Spuria, spaziando dal rock all´electro, al nonsense funk, fino all´hip hop e al folk.
Quindi presentati da Gianni Simioli, con la complicità della cabarettista Mariarca, dalle 20.30 sfileranno le note di Viola Valentino – storica interprete di “Comprami” e “Giorno popolare”, hit che negli anni Ottanta le fecero ottenere copertine sul magazine PlayBoy –, del cantante-pierrot Gennaro Cosmo Parlato (già in tv con Piero Chiambretti), e di Jovine in salsa reggae. Ancora, il surreale teatro-musical delle Coccinelle e del Rocky Horror Picture Show; Francesco De Carlo, Luisa Corna, il neomelodico Tony Colombo, il duo voce e contrabbasso Petra Magoni-Ferruccio Spinetti, Nino D´Angelo e il cantautore Raiz in una performance per voce e chitarra. A chiudere il cartellone, Angela Luce, signora della melodia napoletana. In via Coroglio, invece, tocca a due autentiche star: una del revival, un´altra del ritmo tropicale contemporaneo. Ai piatti ecco mister Boy George, che rievocando il glamour anni Ottanta dei Culture Club e le sue successive esperienze soliste non potrà non ricordare l´inno “Do You Really Want to Hurt Me”. Dopo di lui la cantante caraibica Z-Star, tra ballate e ritornelli pop-soul. Assieme a loro, con la direzione artistica di Vaniaj & LuciaD, le esibizioni di Elisabetta Serio, Gianluca Pacini Dvj, Phil Romano, Fuxia Loka, Mr. Ciavolino, Aledanzi, Star Beras Djs, Alessandra Argentino, Simone Voice e Baby Jane. Ingresso 15 euro, infoline 081 0199 156.

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da Corriere del Mezzogiorno

Carri, colori e tanto orgoglio – Città chiusa per il Gay pride

Anna Paola Merone

E’ il gay day. Il giorno dell’orgoglio omosessuale, delle rivendicazioni dei diritti, della festa e della protesta che si fa ironica provocazione. E’ il giorno del gay pride che — dopo 14 anni— torna a Napoli. – A Napoli il primo caso italiano. Le difficoltà dei medici di fronte al cambio di sesso
La manifestazione cittadina del gay pride dello scorso anno a Napoli; per quella nazionale di oggi sono attesi in 250 mila

Dalle 19 spettacolo in piazza del Plebiscito con Simioli e Angela Luce
Corteo da piazza Cavour a partire dalle 14
Dal ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna «nessun segnale»

NAPOLI—

L’appuntamento è alle 14 in piazza Cavour e di qui avanti tutta con la sfilata dei carri allegorici — diciassette in tutto— che procederanno per via Foria, via Carbonara, porta Capuana, via Alessandro Poerio, poi piazza Garibaldi, corso Umberto, via Sanfelice, via Medina, piazza Municipio e piazza Trieste e Trento. Dove l’arrivo è previsto intorno alle 18.30. Poi via allo spettacolo presentato da Gianni Simeoli con Angela Luce— testimonial della manifestazione — e una serie di artisti del panorama pop locale e nazionale.

I temi caldi della giornata sono numerosi. Ci sono le rivendicazioni delle famiglie arcobaleno — due gay con figli— quelle dei trans, quelle degli omosessuali, gli appelli affinché non si abbassi la guardia contro l’Aids… Ma sono le discriminazioni in genere sotto osservazione. Il sindaco Iervolino, che con il Comune ha patrocinato e sostenuto l’evento, definisce «microcefali» i possibili contestatori e ricorda il discorso di Martin Luther King.
E intanto dal ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna, neanche un segno. E sì che si tratta di una manifestazione nazionale. Manifestazione cuihanno dato la propria adesione parte Nichi Vendola e Anna Paola Concia oltre ad un’altra serie di deputati, senatori e politici che hanno firmato un documento a sostegno delle iniziative delle diverse associazioni che hanno organizzato l’evento.

Inutile negare che la manifestazione — cui è annunciata la presenza di 250mila partecipanti — provocherà una serie di difficoltà logistiche in città, che sarà in buona parte chiusa alle auto. Dalle 13 alle 19.30 in un’ampia zona rossa — compresa fra piazza Vittoria, i Ponti Rossi, piazza Garibaldi e via Partenope — circoleranno solo i mezzi di trasporto pubblico e i residenti. Dalle 7 alle 19.30 stop a tutti i veicoli amotore— compresi imezzi di trasporto pubblico — nell’area limitrofa a piazza Cavour e via Foria. E dalle 13.30 in poi sarà blindato il percorso della manifestazione. Infine in concomitanza con il concerto — dalle 19.30 alle 24 — stop alla circolazione nell’area limitrofa a piazza del Plebiscito.

L’Anm potenzierà il servizio con bus dedicati sulle tratte piazzale Tecchio – piazza Municipio, zona Ospedaliera – piazza Municipio, parcheggio Brin, piazza Garibaldi, piazza Municipio. Attivi fino all’1.30 i servizi della metropolitana linea 1 e linea 2.

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Quando Coccinelle trasformò i femminielli in trans

A Napoli il primo caso italiano. Le difficoltà dei medici di fronte al cambio di sesso

Angelo Lomonaco

«La prima volta che ho incontrato una persona transessuale è accaduto 12-13 anni fa, quando arrivò, inviata dal reparto di uroandrologia del Policlinico di Napoli, una persona che si era rivolta a loro per fare il cambio di sesso. All’epoca avevo avuto molti contatti con il mondo della diversità, ma non avevo mai incontrato una persona che ponesse un simile quesito». Il racconto di Paolo Valerio, ordinario di psicologia clinica alla facoltà di Medicina della Federico II e membro dell’Osservatorio nazionale identità di genere, è contenuto nel volume Elementi di critica trans, a cura di Laurella Arietti, Christian Ballarin, Giorgio Cuccio e Porpora Marcasciano. «Vedevo— continua Valerio— una ragazza di quasi 18 anni, molto carina, molto femminile, che aveva la sua ragazza e voleva cambiare sesso; mi sembrava una follia. (…) Non aveva sperimentato quello che poi appresi essere un real life test, né assunto ormoni, né aveva alcuna consapevolezza dell’iter medico legale». Ma non era solo a lei che mancava la consapevolezza, ammette Valerio: «Erano molte le incertezze con cui io stesso mi stavo confrontando, non avendo altra conoscenza del mondo trans se non quella acquisita attraverso la lettura di testi di psichiatria». Guardando la questione da un altro punto di vista, «se il transessualismo sia una patologia o un’esperienza umana significativa è una domanda delicata, alla quale le persone transessuali non possono sottrarsi, perché volenti o nolenti sono chiamate a confrontarsi con medicina e psicologia», spiega nella prefazione Porpora Marcasciano, sociologa e vicepresidente del Movimento italiano transgender: «Lo stesso termine transessuale nasce in ambito medico. Fu infatti il dottor Caudwell, uno psichiatra tedesco, a coniare il termine nel 1948; poi, nel 1952, il professor Harry Benjamin lo presentò all’Accademia delle Scienze. Paradossalmente, la stessa scienza che aveva contribuito a far emergere l’esperienza dalle tenebre in cui era stata cacciata per secoli, poneva il marchio inconfondibile di disforico o disturbato sulla vita di tantissime persone». A tale marchio le risposte sono spesso molto diverse, come è emerso nel corso del seminario tenuto in Toscana ricostruito nel volume. «L’incontro con Coccinelle è stato come vedere la Madonna. (…) Una nanetta, però fiera in mezzo alla gente, altera», racconta per esempio Roberta. E Porpora spiega: «Fa riferimento alla Coccinelle di Napoli, considerata la prima trans a Napoli e in Italia. Per uno strano caso della vita sono morte a distanza di una settimana: la Coccinelle francese e la Coccinelle di Napoli». Pia domanda: «Prima dov’erano le trans? I femminielli che, invece, a Napoli sono un fenomeno storico, si può pensare che siano una prima traccia di transessualismo?». Risponde Porpora: «Io credo che la tradizione dei femminielli napoletani, paradossalmente abbia cominciato a finire quando è cominciato il percorso transessuale che è un percorso di liberazione dove noi cominciamo a riprenderci quella che è la nostra esperienza».

Sono solo brevi spunti da un dibattito ricco di interesse anche per chi si sente totalmente estraneo al mondo in esplorazione. Cosa è accaduto nei due anni trascorsi da quel seminario? «Negli ultimi tempi— scrive Porpora Marcasciano — si sono verificati fatti preoccupanti come l’aumento esponenziale della violenza transfobica e della penalizzazione dell’accesso al lavoro». Anche da questo nasce il Gay pride.

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Contro l’espressione «orgoglio gay»

Ruggero Guarini

A tutti i nostri «ricchioni» (approfitto volentieri dello sdoganamento di questo innocente vocabolo, propiziato in questi giorni dai manifesti ideati per pubblicizzare il «Napoli pride 2010») vorrei ricordare soltanto alcune delle innumerevoli ovvietà che dovrebbero incoraggiarli a decidersi ad abbandonarne l’uso dell’espressione «orgoglio gay».

Prima ovvietà. Gli umani possono essere sessualmente tutto e il contrario di tutto: eterosessuali, omosessuali, bisessuali, sadici, masochisti, erotomani, ninfomani, pedofili, zoofili, gerontofili, necrofili eccetera eccetera. Questa apertura a tutte le possibili forme di perversione (termine al quale annetto un significato squisitamente tecnico, e perciò, in questo contesto, privo di ogni connotazione morale) è presente già nei bambini, maschietti o femminucce che siano, tanto che Freud per la sessualità del bambino coniò l’espressione «polimorfo perverso». L’omosessualità è perciò soltanto una delle innumerevoli forme di perversione alle quali gli umani possono accedere. Quale speciale motivo di orgoglio può dunque esserci in essa?

Seconda ovvietà. La stessa omosessualità può peraltro assumere molte differenti forme, fra le quali due profondamente diverse: quella relativa, che non comporta l’impossibilità di accedere alla passera, e quella assoluta, che invece rende quell’accesso assolutamente impossibile mediante una gamma di rifiuti che va dalla più totale indifferenza al più profondo disgusto.

Terza ovvietà. È evidente che questa impossibilità, da coloro che la avvertono e patiscono, non possa non essere vissuta, qualunque cosa essai dicano o credano in proposito, come un impedimento. Tutto lascia comunque supporre che gli stessi O. A. ( « omosessuali assoluti » ) , anche quando riescano a rimuovere completamente dalla scena della coscienza la sofferenza e l’angoscia che si può supporre che si accompagnino sempre, inevitabilmente, alla percezione di quella che resta una manifesta «privazione», non potranno però cancellarne la traccia su quell’altra scena che è l’Inconscio.

Quarta ovvietà. Tutto lascia infine immaginare che per ogni O.A. l’ora della scoperta di quel dato fondamentale della sua condizione che è appunto l’interdizione della passera scocchi nel tempo della pubertà, ossia quando intorno a ogni comune maschietto tutta un’orchestrazione di discorsi, silenzi, immagini, prime letture, arte, cultura, linguaggio eccetera eccetera concorre in varie forme (dirette o indirette, letterali o simboliche, poeticamente allusive o prosaicamente sfacciate) a indicargli e rivelargli che la meta del desiderio di tutti o quasi tutti i suoi coetanei è per l’appunto la passera, ragion per cui la rivelazione della sua «diversità» non potrà non essere, per lui, un’esperienza dolorosa e persino traumatica.

Quinta ovvietà. Si direbbe dunque che il vero motivo per cui molti, troppi O.A., si proclamano felici e orgogliosi della propria condizione sia il desiderio di credere e farci credere che nessuna tempesta di timori e turbamenti, sgomenti e apprensioni, sbalordimenti e tremori li sconvolse quando da piccini si avvidero che per loro proprio la cosa agognata e sognata da tutti, ed esaltata dovunque, persino nelle litanie lauretane, che vi alludono con metafore soavi come domus aurea, stella maris, turris eburnea, e soprattutto ianua coeli, era invece un oggetto proibito…

Dovrebb’essere in ogni caso evidente che in queste congetture non c’è nemmeno una goccia di moralismo e neanche il minimo indizio di un orientamento negativo e predisposto alla pronuncia di una qualsiasi condanna. Esse nascono infatti da due ben diverse attitudini, entrambe indizio, a mio sommesso parere, di serietà e umanità. La prima è il gusto per l’analisi spregiudicata di tutte quelle evidenze che hanno a che fare con le sempre oscure e profonde radici del dolore umano, e di fronte alle quali di solito la nostra volontà di occultamento, che oggi ha trovato un potente servitore collettivo nel più stolido e codardo ottimismo laicista e progressista, ci induce a chiudere gli occhi. L’altra è il fatto che queste congetture non escludono affatto un sentimento di profonda comprensione e simpatia per tutti gli esseri ai quali sia toccata in sorte una condizione che sia per loro, oggettivamente, un motivo inaggirabile, ancorché rimosso e occultato, di infelicità.

Conclusione in forma di quesito: che senso ha dirsi fieri di essere qualcosa che si è per volontà di un potere che possiamo chiamare, se vogliano, Natura, Destino o Caso, o anche Dio, o magari Belzebù, ma che in ogni caso non possiamo immaginare «nostro»?

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da Liberazione

Ed anche quest’anno, oggi, sarà di nuovo “Pride”

Castalda Musacchio

Ed anche quest’anno, oggi, sarà di nuovo “Pride”… ed “Alla luce del sole”. Napoli, per un giorno, si trasformerà nella città dei diritti, purtroppo ancora negati. Una giornata di festa, dopo le polemiche sollevate con le rispettive associazioni della capitale, farà da sfondo a rivendicazioni che sono ormai del tutto oscurate nel quotidiano “baillame” della politica. A partire dal riconoscimento di quell’articolo 2 della Costituzione che non trova ancora attuazione. E che proprio i promotori del Pride hanno voluto inserire, a pieno titolo, nella piattaforma della manifestazione. Una piattaforma che rende chiare come le tante richieste che solleva la comunità Lgbtqi italiana non trovino alcuna sponda nelle istituzioni, ormai del tutto legittimate e rappresentate «da un desolante quadro omofobo».
La conferma? Arriva dalle aggressioni registrate quasi con cadenza quotidiana ai danni delle persone lesbiche, gay, transessuali e transgender frutto proprio di quel clima di ostilità fomentato «da una classe dirigente arretrata e da gerarchie cattoliche – denuncia la piattaforma del Pride – sempre più anacronistiche e repressive».
Da questi fatti, purtroppo, nasce dunque la volontà di esserci, di rendersi visibili, di marciare, come recita lo slogan della manifestazione, “alla luce del sole”.
Perché – spiega il movimento Lgbtqi – «la violenza, l’ostilità e la discriminazione crescente verso lesbiche, gay, transessuali e transgender è l’immobile frontiera di una società culturalmente arretrata che trova nella mortificazione della dignità non solo di omosessuali, transessuali e transgender, ma anche delle donne, delle comunità immigrate e Rom, di tutte le persone migranti, così come di quelle con disabilità, dei gruppi etnici e religiosi differenti da quelli dominanti, le ragioni della affermazione di un paradigma sessista e razzista». Si manifesterà pertanto contro «un’ Italia da Medioevo del diritto, in cui sono a rischio le libertà fondamentali dell’individuo, come il diritto alla salute, il diritto di parola, il diritto alla libertà di sciopero, il diritto alla libertà di stampa, il diritto alla cultura e all’istruzione pubblica». E sarà per questi motivi “fondanti” che si sfilerà nel capoluogo partenopeo in un corteo che, come ogni anno, sarà gioioso e pacifico ma che non dimentica il valore profondo del suo essere.
Anche per questo si è scelto Napoli, perché sarà da una città del Sud questa volta, simbolo storico dell’antifascismo, che si intende lanciare questo “grido di orgoglio”. E, del resto, proprio quel percorso di riconoscimento della dignità delle persone omosessuali e trans è ormai un dato di fatto acquisito in tutta Europa e non solo, mentre, nel nostro Paese, resta quel vuoto legislativo che si continua a volere ignorare, «anche dopo che la Corte Costituzionale – sottolinea ancora la piattaforma – ne ha rilevato la contraddizione valoriale con i principi espressi nella Costituzione». Una manifestazione a cui hanno già dato la loro adesione sindacati nazionali come la Cgil, ma anche partiti come Rifondazione in prima linea, oltre ai Verdi, al Pdci, alla Sel e allo stesso Pd. Saranno presenti associazioni come Amnesty Italia che sarà al Pride, spiega in una nota, «contro ogni forma di discriminazione a causa dell’orientamento sessuale e/o dell’identità di genere, per sensibilizzare la società italiana sulle violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti di persone Lgbt in tutto il mondo».
“Liberi ed eguali in dignità e diritti” è il messaggio che porterà, declinato in tanti slogan diversi, stampati su centinaia di cartelli a forma di fumetto. E ci saranno decine di carri protagonisti della parata, ormai come da copione. Dal trenino delle famiglie Arcobaleno al Muccassassina fino a quelli delle associazioni come “Certi diritti” ed ancora del Cassero e dell’Arcigay. Un evento, non ha mancato di ricordare persino il sindaco Iervolino, che vorrà lanciare soprattutto un «messaggio di forte rivendicazione di diritti umani». Non è neppure un caso che la manifestazione si aprirà, oggi, con le parole di Luther King sul «sogno di un mondo diverso dove tutti gli uomini sono uguali…».
La partecipazione? Dicono dal Comitato: «Si prevede altissima. Ci aspettiamo almeno centomila persone». E proprio rivendicare la libertà di espressione, il rispetto dei diritti umani, sociali e civili è anche alla base del documento politico – sottoscritto dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola e da numerosi deputati e senatori – che sarà letto questa sera sul palco in piazza del Plebiscito. Appuntamento dunque oggi, alle 14, a piazza Cavour per sfilare insieme, in nome del Pride.

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da L’Unità

GAYPRIDE LIBERTÀ E CIVILTÀ
Anna Paola Concia

Cari amici e compagni eccoci arrivati al Pride Nazionale. Quest’anno si svolge a Napoli, torna al sud dopo 7 anni e questo è già molto importante. Oggi tutti i gay lesbiche e trans si troveranno nella città partenopea per regalare parole e gesti di civiltà, parole e gesti di libertà, parole e gesti di amore. Perché di questo si tratta, questo è il Pride. Perciò le discussioni un po’ “pelose” che ogni anno ritornano sulla opportunità del Pride, ormai mi fanno ridere. E non bisogna più prenderle sul serio. Anche perché i politici italiani che si attardano in commenti irriverenti verso il Pride non ne hanno mai visto uno. Mica sono i politici inglesi, francesi, tedeschi, spagnoli, danesi, olandesi, ecc… di destra e di sinistra che ogni anno naturalmente partecipano a questo appuntamento. Siamodiversi anche in questo. In peggio come al solito.
Faccio una proposta ai miei colleghi allora: metto in piedi una delegazione di parlamentari rigorosamente di destra e di sinistra che nel 2011 parteciperà all’ EuroPride: la dovete prendere comeuna visita guidata,una partecipazione educativa al Pride. Vi guido io, vi faccio vedere cosa è il Pride veramente, cosa è profondamente. Anche perché ci saranno i politici di destra e di sinistra da tutta Europa a Roma. Che facciamo non facciamo i padroni di casa? Non è uno scherzo provo a metterla in piedi davvero e vedrete che guardare con i vostri occhi vi sorprenderà. La vita è molto meglio dei vostri pregiudizi. E a tutti i democratici italiani vicini e lontani dal Pddico: comedice Bersani dobbiamo tenere insieme la battaglia democratica con la battaglia sociale, e dentro quella battaglia democratica ci sono i diritti di cittadini e cittadine che diritti non hanno.
Quale democrazia si può chiamare tale se esclude, discrimina in modo odioso ripetuto e indifferente i suoi cittadini? No la parola democrazia è a rischio anche perché noi omosessuali e trans siamo fuori dalla cittadinanza. È un pericolo tanto quanto la legge bavaglio. Vorrei che ci fosse consapevolezza di questo aspetto del pericolo democratico. Possiamo dircelo? Fino in fondo così non è. Per questo tutti dobbiamo fare in modo che i diritti civili siano parte diuna idea di società,non diritti a parte. Dipende da noi omosessuali e trans che facciamo questa battaglia, ma dipende anche da tutti i cittadini democratici. Questo paese torna indietro anche perché tutti coloro che hanno a cuore una società migliore non annoverano tra le battaglie fondamentali la battaglia sui diritti lgbt. E allora forse facciamo così la gita educativa al Europride è aperta a tutti. Sono aperte le adesioni.

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