Dalla rassegna stampa Libri

R/esistenze lesbiche sotto il nazifascismo

Solo negli ultimi anni si è cominciato a parlare delle altre vittime del nazismo e del fascismo oltre agli ebrei e agli oppositori del regime…

Solo negli ultimi anni si è cominciato a parlare delle altre vittime del nazismo e del fascismo oltre agli ebrei e agli oppositori del regime, gli appartenenti a religioni minoritarie, i malati cronici e gli omosessuali, privilegiando però la persecuzione contro gli uomini gay, quando anche le donne lesbiche vennero internate e uccise.

La casa editrice Ombre corte pubblica nella sua collana Documenta il saggio R/esistenze lesbiche nell’Europa nazifascista, a cura di Paola Guazzo, già coautrice de Il movimento delle lesbiche in Italia, di Ines Rieder, ricercatrice storica, e di Vincenza Scuderi, ricercatrice di Lingua tedesca e traduzione presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Catania.

Il libro è frutto di un lavoro corale sulle poche fonti e testimonianze di cui si dispone ed è incentrato sulle esistenze e resistenze lesbiche nell’Europa dei nazifascismi, inclusa la Spagna franchista. Nuovasocietà ha sentito una delle autrici, Paola Guazzo, per discutere di quello che è un contributo per ora abbastanza unico nella storiografia italiana.

Si parla sempre, giustamente, delle persecuzioni naziste contro gli ebrei, ma poco delle altre persone che perseguitarono. Perché, secondo lei, riferendosi soprattutto agli omosessuali?

In verità da almeno una decina d’anni si è cominciata ad approfondire la ricerca sui numerosi gruppi internati e perseguitati dai nazisti: dai rom e sinti, agli “asociali”, agli omosessuali. In Italia per esempio è uscito qualche anno fa Altri olocausti di Claudio Vercelli (Giuntina), che parla di questi gruppi, anche se non approfondisce la questione lesbica. Non direi quindi che ci sia solo silenzio attorno alla storia delle persecuzioni gay e lesbica; ci sono anche una serie di commemorazioni per il giorno della memoria e in altre date, nel nostro paese. C’è semmai, da parte della cultura mainstream, un “girare la testa” rispetto alla storia delle cosiddette devianze e della loro persecuzione, ma questo è un problema che riguarda lo stato di arretratezza culturale del nostro paese nell’epoca del berlusconismo, e che riguarda, a vari livelli, anche la storia delle donne e dei migranti.

Che tipo di informazione si potrebbe fare per contrastare il revisionismo e il negazionismo?

Non sono informata sulla specificità di un revisionismo o negazionismo riguardanti la questione lesbica, tuttavia senz’altro esisterà, dato che ciò che la realtà supera spesso la nostra peggiore immaginazione. Tuttavia la storia delle lesbiche esce da un silenzio che non è solo agito da categorie aberranti come queste, ma anche da chi, molto più letto ed ascoltato, ha scritto la storia degli oppressi e delle minoranze articolandola solo su paradigmi maschili, eterosessuali e bianchi. Cosa possiamo fare? Lavorare, lavorare, lavorare, curando libri come quello a cui umilmente Ines Rieder, Enza Scuderi ed io ci siamo dedicate per un periodo della nostra vita.

Come è arrivata ad occuparsi delle resistenze omosessuali al nazismo e come si è documentata?

Mi sono sempre interessata alla storia dei nazifascismi e a quella del movimento lesbico, del quale faccio parte, quindi direi che questo interesse è nato con me. Esiste una documentazione ormai abbastanza ricca, a livello europeo e transatlantico, poi qualcosa lo fa anche il leggere voracemente documenti e testi femminili alla ricerca di tracce lesbiche e il “fiuto” della ricercatrice. Voglio in particolare ringraziare, parlando di Biblioteche di donne, Roberta Ricci del Centro di Documentazione delle Donne di Bologna.

C’è qualche Paese straniero dove se ne parla di più?

Sicuramente nella maggior parte dei paesi europei, specie in Germania, Francia, Olanda, Austria, ma anche un paese cattolico latino come la Spagna produce più di noi a livello di teoria e storia lesbica. D’altronde in Italia non si pone solo il problema della carenza di storia lesbica , mi pare, oggi. Vivere in un paese familista, anti-femminista e ipocrita, dove i diritti delle donne e delle lesbiche sono continuamente messi in discussione ha un suo peso, ma lo ha – per fortuna – anche la nostra r/esistenza. Vivo e lavoro per il giorno della nostra riemersione e della nostra vittoria contro la barbarie berlusconiana, post-fascista e vaticana. Possiamo farcela. Anche il nostro libro lesbico europeo, partendo da questo paese, sembrava all’inizio un’impresa quasi irrealizzabile, ma adesso è qui, ad aiutarci a fare blocco contro la zona nera che ci assedia.

http://www.nuovasocieta.it/interviste/6402-resistenze-gay-sotto-il-nazifascismo.html

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