Dalla rassegna stampa Teatro

Pozzi madre per Almodovar "Una favola perfetta per il teatro"

“Tutto su mia madre” fu portato in scena da Kevin Spacey all´Old Vic Ora arriva in Italia – Il teatro era già ben presente nel film di Pedro Almodóvar Tutto su mia madre (1999) che vinse un Gran Premio a Cannes e un Oscar…

Dallo schermo al palco

Il teatro era già ben presente nel film di Pedro Almodóvar Tutto su mia madre (1999) che vinse un Gran Premio a Cannes e un Oscar, vuoi perché era un melodramma (si parlò anche di “almodramma”) pieno di colpi di scena sul concetto toccante e stravagante di famiglia naturale, e vuoi perché c´erano inserti generosi di Tennessee Williams e di García Lorca. Se ne convinse, di questa teatralità, Kevin Spacey che nel 2007 produsse a Londra nel suo Old Vic l´allestimento d´un copione di Samuel Adamson ispirato al film (con andamento più intimo e a tratti autonomo, come aveva voluto lo stesso Almodóvar), uno spettacolo struggente e pieno di umorismo. Di questo potenziale scenico, si è convinta anche Elisabetta Pozzi che sarà la protagonista dell´edizione italiana dello spettacolo (debutto il 3 novembre al teatro Goldoni di Venezia, poi Parma e tour fino a febbraio), con testo tradotto da Giovanni Lombardo Radice, la regia di Leo Muscato, e un cast di cui tra gli altri fanno anche parte Alvia Reale, Francesco Biscione, Alberto Onofrietti, Paola Di Meglio e Alberto Fasoli. A coprodurre sono la Fondazione Teatro Due di Parma e il Teatro Stabile del Veneto.
Cosa l´ha convinta a mettere a segno quest´impresa?
«La prima cosa che m´ha colpita, e m´ha invogliata, è stato il filo teatrale che unisce tutti i personaggi. È una componente spesso presente nei film di Almodóvar, ma qui nel testo ricreato da Adamson con tagli veloci e approfondimenti dalla sceneggiatura di Tutto su mia madre c´è da dire che la commedia e il dramma emergono ancora più netti, fatti di materia recitata. Poi, per una circostanza del destino, a me è venuta a mancare mia madre, e questo mestiere aiuta molto a elaborare, e questa storia di Almodóvar tra favola e solidarietà intensa finisce adesso per commuovermi di più. Poi, certo, qui faccio una madre e nella vita non lo sono: è che lo desideravo, e ho desistito per onestà».
Non è la prima volta che affronta un´avventura in cui si parla di come l´arte agisce sulle persone.
«Sì, m´è già accaduto qualcosa di simile nella versione per la scena di Fahrenheit 451 con la regia di Ronconi. Nel caso di Tutto su mia madre la riflessione e il riscatto originano anche da una mappa divertente di rapporti tra una madre in lutto, un ex padre diventato un travestito, un´attrice lesbica, un transessuale, una tossicodipendente, una suora laica resa sieropositiva… È un mondo in cui gli incontri fanno nascere o scoprire nuovi soggetti, nuove affettività, nuove possibilità di raccontarci».
E c´è teatro nel teatro…
«Sì, la mia Manuela entra in contatto con l´ambiente del palcoscenico, e ci sono scene dal Tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams, così come viene usato il pianto finale della donna sul figlio di Nozze di sangue di García Lorca. E in un certo senso è un meccanismo squisitamente teatrale anche il frequente ritorno dell´immagine e della parola del figlio morto».

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