Dalla rassegna stampa Libri

'UOMINI OLTRE' DI FABIO CROCE

Uomini oltre, che Iacobelli ripropone, contiene in realtà due romanzi, uno che è il seguito dell’altro, appunto: Uomini oltre e Amerai l’uomo. Usciti per la prima volta una quindicina di anni fa, fecero un certo scalpore.

Fabio Croce – “Uomini oltre” – Iacobelli Edizioni – pp. 210 – euro 12,00

Uomini oltre, che Iacobelli ripropone, contiene in realtà due romanzi, uno che è il seguito dell’altro, appunto: Uomini oltre e Amerai l’uomo. Usciti per la prima volta una quindicina di anni fa, fecero un certo scalpore.

L’autore Fabio Croce, militante gay, oltre che scrittore, affrontava, senza reticenze, argomenti considerati scabrosi come: l’amore gay, la famiglia allargata, il sesso libero, ecc; tutto reale, tutto normale.
I due romanzi ebbero una certa visibilità e suscitarono dibattito sia nella comunità omosessuale sia nel mondo culturale.
Riproporli ora non è superfluo, anzi si rivelano ancora piuttosto attuali.
Il nostro paese è uno dei pochi paesi della comunità europea a non avere ancora una legge contro l’omofobia, per non parlare del matrimonio di persone dello stesso sesso, unioni civili, adozioni… e le aggressioni ai danni di persone omosessuali degli ultimi mesi fanno sembrare che poco o niente sia cambiato.
Alcune conquiste ci sono state, ma mantenerle è parecchio difficoltoso e ancora peggio è arrivare a nuovi traguardi.
E poi diciamoci la verità: l’immagine dei gay funziona e fa audience se è stereotipata. I personaggi di Croce invece sono vivi. Possiedono: carne, sangue, sesso, cervello. Le situazioni, anche nel loro cinismo più assoluto, sono reali e quotidiane. Possono strappare una risata, ma subito dopo ti danno una bastonata in testa.
Uomini oltre è un romanzo frizzante, a tratti esilarante, che fotografa un mondo, senza usare photoshop, e questo ancora può dare fastidio.
La lingua è fluida, corrente, leggera, ma mai sciatta. Siamo, per fortuna, lontani dalla lingua televisiva delle soap.
Un romanzo che si legge con grande gusto, e che fa anche pensare; dunque grazie all’autore e all’editore che ce lo ha riproposto.
Antonio Veneziani

INTERVISTA A FABIO CROCE
a cura di Antonio Veneziani

“Uomini oltre” potremmo definirlo un romanzo gay, insomma quasi di genere, chi sono i tuoi maestri?

L’icona assoluta, per fluidità di scrittura e concretezza di contenuti, è David Leavitt, ma non posso dimenticare i miei riferimenti giovanili: Il Bassani de Gli occhiali d’oro o il Bianciardi de La vita agra.

Una delle grandi novità del romanzo è che la coppia gay, la famiglia allargata, sono normali: è davvero così? Parliamone…

In Italia certamente no, almeno per ora. Ma la tendenza dei paesi occidentali e della comunità europea è di ragionare su questi nuovi parametri sociali. Le leggi promulgate da quasi tutti i paesi occidentali in materia di diritto di famiglia, unioni civili, matrimoni, tutela delle minoranze, lotta all’omofobia stanno disegnando una nuova concezione della famiglia, non più intesa come clan ma come comunità di persone che si aggregano per condividere diritti e doveri, affettività e interessi economici, genitorialità. L’Italia vive un incantesimo imbarazzante, ma dovrà aggiornarsi, pena l’esclusione da un nuovo sistema sociale europeo.

“Uomini oltre” raccoglie due romanzi che sono il seguito l’uno dell’altro usciti una quindicina di anni fa: cosa significa riproporli ora?

L’attualità degli anni ’90 è quasi la stessa di oggi, in Italia non è cambiato granché. Cominciai a scriverli nel settembre ’94 e l’Europa emanava il primo richiamo all’Italia circa la mancanza di leggi che regolassero le unioni civili. Il presidente era Berlusconi, che se ne infischiò. Ora nel 2010 siamo al ventottesimo richiamo della comunità europea e il presidente è ancora Berlusconi, troppo preso da divorzi, escort e scandali varii per pensare a minoranze scomode…

Quanto ha pesato sulla scrittura il tuo impegno politico e sociale?

Molto, all’epoca ero intriso di politichese, ritengo che sia un limite del mio romanzo questo richiamo a rivendicazioni sociali che appare e scompare. A tratti rischio di divenire saggista, anziché narratore!

Qual è stato il primo libro di argomento omosessuale che hai letto? E cosa ti colpì particolarmente?

A 15 anni lessi Il Simposio di Platone e rimasi colpito dal fatto che il padre della filosofia occidentale avesse i miei stessi gusti sessuali: o io ero un genio o era normale essere sedotti da giovani di bell’aspetto. E siccome io non sono un genio…

E l’ultimo?

Per il lavoro che faccio sono costretto a leggere manoscritti di autori che mi propongono opere inedite e finisco per leggere poco di edito. Ma Ivan Cotroneo mi ha divertito e commosso, per esempio, “La kriptonite nella borsa”.

La lingua quotidiana, colloquiale, leggera, da dove ti deriva?

Io sono da sempre amante del dialogo, e amo la lingua italiana. Per cui la pulizia del linguaggio, la chiarezza espressiva, è una mia prerogativa. Odio gli equilibrismi linguistici come la sciattezza nella costruzione di un discorso. Un po’ ciò che udiamo in tv quotidianamente.

Cinque scrittori che parlano del mondo gay imprescindibili?

David Leavitt senza dubbio. Lo presentai a Roma per Word Gay Pride del 2000 in una afollata conferenza e mi disse che non saremo mai divenuti comunità in Italia se non avessimo iniziato a studiare la storia del movimento gay italiano: perciò dico Massimo Consoli, Dario Bellezza, Angelo Pezzana, Giovanni Dall’Orto.

Abbiamo ottimi poeti, eppure la poesia è veramente negletta in Italia: qualche poeta della ultime generazioni da leggere?

La poesia non è il mio forte, mi sono sempre circondato di grandi poeti proprio per supplire a questa mia carenza, e chi mi intervista non solo è un grande poeta ma uno tra i migliori talent scout.

Ultimamente sei soprattutto editore. Non scrivi più o non pubblichi cose nuove e cosa dobbiamo aspettarci?

Negli ultimi anni ho scritto lavori per il teatro che hanno avuto un’ottima visibilità, come “Strage in Vaticano” e “Vite violate”. Altri sono in preparazione. Il teatro è il mio grande amore. Ho scritto saggi pubblicati all’interno di pubblicazioni varie, come “Il libro nero del Vaticano”. Ma scrivere libri non è più un’attività interessante, si va incontro solo a tante delusioni e poche soddisfazioni: meglio dedicarsi a gioie più immediate: che so, andare a marchette o mangiare specialità culinarie, o trovare il modo per sopravvivere più decentemente. Insomma, istinti più primari.

Da che cosa non può prescindere uno scrittore oggigiorno?

Dalla vita, dalla strada, dalle lacrime, dal sudore, dal sangue, dallo sperma.

Per Fabio Croce cos’è la scrittura?

Una terapia psicoanalitica, gratuita se non pubblicata, moderatamente dispendiosa se pubblicata. Per altri un esercizio di stile.

http://www.digayproject.org/

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