Dalla rassegna stampa Cinema

Humpday, la video-sfida tra etero per girare un porno gay

Una minuscola e sfiziosa commedia indipendente americana tutta dialoghi, snaturata dal doppiaggio atroce di Lillo e Greg. Idea curiosa ma risultato piuttosto cialtronesco. Dirige Lynn Shelton.

Negli States li chiamano mumblecore, cioè film low-low budget ad alta densità di dialoghi, tra chiacchiericcio e improvvisazione, incentrati sui rapporti personali tra trentenni (il termine è attribuito al montatore del suono Eric Masunaga). Ne è un tipico esempio una piccola commedia ultraindipendente americana, Humpday – Un mercoledì da sballo di Lynn Shelton, finalmente nelle nostre sale grazie all’accorta Vania Traxler Protti di Archibald Film dopo aver raccolto nel 2009 consensi e premi in giro per il mondo: Premio Speciale della Giuria al Sundance, il John Cassavetes Award degli Spirit, miglior regia e attori al festival di Gijon nonché una fortunata presentazione alla Quinzaine di Cannes.

L’idea di partenza è sfiziosa e insolita: alle due di notte irrompe in casa del quieto ingegner Ben un amico giramondo e scavezzacollo, Andrew, che non vede da tempo. Qualche sera dopo Andrew coinvolge Ben in una serata “dionisiaca” a casa di una lesbica fidanzata (la stessa regista Lynn Shelton) che non disdegna però rapporti a tre anche con uomini. Dopo l’iniziale sconcerto, grazie anche all’alcol a fiumi e droghe varie, Ben sembra trovarsi a suo agio, liberato dalla routine borghese che un po’ lo opprime, mentre la sua mogliettina Anna (Alycia Delmore) decide di restare a casuccia con le sue braciole di maiale ma soprattutto una provvida ovulazione che potrebbe finalmente appagare il suo desiderio di diventare mamma. Durante la nottata di sballo totale, Ben lancia una provocazione: girerà insieme a Andrew, in una stanza d’albergo, un video porno gay da presentare a un festival hard sperimentale. Una sfida puramente artistica visto che entrambi si professano assolutamente eterosessuali. Come si fa però a dirlo alla moglie di Ben?

Purtroppo la versione italiana è assolutamente snaturata dal doppiaggio atroce dei pur bravi comici Lillo e Greg, all’anagrafe Pasquale Petrolo e Claudio Gregori, che stravolgono la recitazione originaria dei sorvegliati protagonisti Mark Duplass e Joshua Leonard con una tremenda inflessione romanesca con tanto di “esse” blesa e un dissonante tono stralunato. Peccato, perché il film è proprio fondato sull’espressività dei dialoghi e, nonostante in fondo si tratti di una mezza cialtronata senza adeguati approfondimenti psicologici, vuol essere una riflessione a tratti non banale sul valore dell’amicizia cameratesca tra maschi, sui rimpianti della giovinezza che sfuma (la difficoltà di Ben nell’accettare nuove responsabilità definitive con l’eventuale arrivo di un figlio), sull’importanza della confidenza assoluta nell’istituzione del matrimonio.

L’omosessualità è poco più di un pretesto – assume spessore solo quando il represso Ben rivela l’attrazione adolescenziale per il commesso della videoteca – e, anzi, nel film viene presentata come sinonimo di trasgressione, quindi davvero fuori tempo massimo (Andrew va a letto con le due lesbiche ma è spaventato dalla presenza dei dildi sulle lenzuola). Lanciato come pellicola buffa ed esilarante, in realtà ha un tono piuttosto malinconico – Humpday significa “il giorno dell’impaccio” ma hump in slang vuol dire anche “depressione” – e le battute si contano sulla dita di una mano (“la differenza tra questa cosa e il bungee jumping è che nel bungee jumping cammini fino al bordo e ti getti… E non devi avere un’erezione per fare bungee jumping!”).

Lo sguardo della regista si fa sentire attraverso un’ottica femminista che evidenzia una certa ludica immaturità dei personaggi maschili rimpolpata da un surplus di accennato voyeurismo pruriginoso – lo faranno o non lo faranno? – che lo rende un curioso chick flick, cioè un prodotto destinato prevalentemente alle donne, sicuramente intrigate dall’idea di provocare il maschio etero sul suo ultimo, supremo tabù sessuale, ossia la penetrazione anale passiva. Ma qui l’unica cosa troppo dilatata è proprio il finale del film. Si può vedere.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.