Dalla rassegna stampa Cinema

Con Cerami padre e figlio nel «Casotto» 33 anni dopo

Visita sul set sulla spiaggia di Castelporziano ad Ostia di «Tutti al mare», esordio alla regia per Matteo Cerami. Papà Vincenzo firma la sceneggiatura, proprio come trent’anni fa per «Il casotto»…

Stessa spiaggia…Matteo Cerami debutta alla regia a Ostia in una specie di sequel del film di Citti
Supercast Ci sono Davoli e Proietti, ma anche Ilaria Occhini, Anna Bonaiuto, Ambra Angiolini
ROMA
«Un’umanità del tutto senza identità, sospesa tra mare e terra»

Stessa spiaggia, stesso mare – quella di Castelporziano ad Ostia – trent’anni dopo.Nonsarà un remake,maun film «nello spirito de Il casotto», per guardare allo «zoo» dell’Italia contemporanea come Sergio Citti fece nel ‘77 con la sua feroce commedia, diventata uno dei culti assoluti del nostro cinema in cui si avvicendavano da Tognazzi a Jodie Foster, da Paolo Stoppa a Catherine Deneuve. S’intitola Tutti al mare e nasce da una sorta di riunione di famiglia: Vincenzo Cerami anche stavolta, come allora, firma la sceneggiatura. Il figlio Matteo firma la regia come esordiente. Ninetto Davoli e Gigi Proietti tornano tra gli interpreti, affiancati dauncast interminabile, circa 30 attori, tra cui Ilaria Occhini, Marco Giallini, Libero De Rienzo, Anna Bonaiuto, Ennio Fantastichini ed Ambra Angiolini. E, poi, Gianfranco Piccioli di nuovo nei panni del produttore (insieme a Gianluca De Marchi), affiancato da RaiCinema, che confessa: «Tempo fa mi chiamò Alberto Crespi per invitarmi ad un festival dove proiettavano Il casotto. Partecipai alla presentazione, all’incontro e stando lì mi sono detto: perché non rifare qualcosa di simile? Sono andato da Cerami e la macchina si è messa in moto».
IL SET IN SPIAGGIA
E ieri la visita sul set, in spiaggia, dove sono in corso le riprese. Con Matteo Cerami che racconta entusiasta: «Nel ‘77 non ero ancora nato, ma per me Il casotto è sempre stato un culto. Con papà ci siamo messi a tavolino per cercare di ritrovare quello spirito: una commedia spessa, amara e corale, fatta di dialoghi sporchi e colpi di scena. Che si svolge tutta in una giornata, dalla mattina alla sera. Non più nel chiuso di unospogliatoio,comenel film di Citti, dove si metteva a nudo la piccola borghesia degli anni Settanta, ma su questa spiaggia dove nel chiosco del protagonista passano un’infinità di personaggi, tutti prigionieri delle loro maschere, tutti un po’ mostri, comein una sorta di zoo». C’è la conduttrice televisiva dei talk-show pomeridiani (Anna Bonaiuto) che «vuole mischiarsi al popolino ma non troppo». La vecchia arpia sulla sedia a rotelle (splendida Ilaria Occhini) che tiranneggia il figlio (Marco Giallini), proprietario del chioschetto, cafone e intrallazzone. Gigi Proietti nei panni di un cleptomane, Ninetto Davoli in quelli del pescatore che fa finta di portare il pesce fresco, in realtà scaricato al mattino dal camion dei surgelati.
«È un’umanità – prosegue Matteo Cerami – che vive il suo dramma proprio nell’impossibilità di abbandonare la sua maschera. Nell’Italia di 30anni fa Citti la metteva a nudo, sia in senso letterale che metaforico, svelandone le vergogne, pance, peli, culi. Era quella un’Italia appena uscita dalla tragedia della fame col cestino pieno di cotolette e il cocomero sotto al braccio, pronta ad entrare nell’era del benessere e del consumismo». Quella di oggi è «al contrario – continua – vittima della bulimia. Troppe sono le immagini, i falsi miti, i simulacri che togliersi la maschera diventa impossibile».
L’ITALIA DI OGGI
«L’umanità di Casotto – interviene Cerami padre – era ancora quella di un’Italia dalla cultura contadina che si stava sfaldando e, in qualche modo, si avviava verso la globalizzazione. In un contesto più metafisico che sociologico i personaggi si spogliavano dagli abiti imposti dalla società. Oggi la realtà è profondamente cambiata. La nostra è una società completamente senza identità. Nessuno sa più chi è. E nel chiosco passa di tutto. Gli unici in grado di tenerne le redini sono il gruppo di extracomunitari che ci lavorano. È un po’ come un barcone che sta sospeso tra terra e mare, un mare sempre più minaccioso ».


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