Dalla rassegna stampa Teatro

Con Wainwright lo Shakespeare che non t´aspetti

È uno spettacolo vero, non un recital. Uno spettacolo rigoroso come tutte le regie di Robert Wilson, suggestivo come lo sono le musiche di Rufus Wainwright, appassionante come un grande romanzo sulla vita, pieno di intrecci e scabrosità.

Shakespeares Sonette, al Teatro Nuovo dal 25 al 27 giugno, tra i più attesi del festival di Spoleto, è una cosa anomala anche nel ricchissimo e variegato curriculum artistico di Robert Wilson, l´artista americano, regista, scenografo, architetto che ha dato un segno diverso all´avanguardia americana anni Settanta, diventando un vero guru del teatro internazionale con i suoi memorabili spettacoli di lucida suggestione visuale.
Il regista è tornato a lavorare con il Berliner Ensemble con cui aveva già presentato (e anche al festival di Spoleto) un´indimenticabile edizione dell´Opera da tre soldi qualche anno fa, ma qui ha mescolato le carte con una di quelle sue strane e sorprendenti collaborazioni, in questo caso con il più atipico delle pop star contemporanee, il musicista e cantante Rufus Wainwright, artista libero, gay, inquietante, impaziente, cross over. Insieme hanno lavorato intorno a 24 sonetti dei 154 scritti da Shakespeare, vero concentrato del sapere del Bardo, “quasi un diario personale dove scoprire il suo mondo interiore”, come li ha definiti un altro grande del teatro, Peter Brook, che sempre sui sonetti ha fatto, questa stagione, uno spettacolo di dialoghi d´amore e di coppia. I sonetti sono poesie di squisita profondità, sono incursioni nella quotidianità di coppia che ridanno però senso all´indistinguibile moltitudine delle emozioni quotidiane, ridanno parole, pensieri, emozioni all´amore, alla paura, alla gelosia, alla felicità, al sesso, al senso della vita.
Con gli attori del Berliner (lo spettacolo è in tedesco: ha debuttato nel 2009 a Berlino con successo)tra cui l´86enne Inge Keller e Georgette Dee, una delle stelle del cabaret tedesco contemporaneo, Wilson ha dato ai sonetti corpo e azione: personaggi come il Fool, la Dama Nera protagonista di alcuni dei sonetti, la Regina Elisabetta, Shakespeare stesso, ma tutto alla sua maniera, come un grande fantastico sogno, mescolando ruoli, colori, sembianze a cui dà forza la musica di Wainwright tra arie rinascimentali, Kurt Weill e ritmi elettronici. E come è nel teatro di Wilson, lo spettatore è calato in un percorso dove tutto si confonde, diventa ambiguo, allusivo (gli uomini recitano ruoli di donne e le donne ruoli di uomini: qualche critico ha parlato di uno “Shakespeare Queer”), ma con una limpidezza, un chiarore dove ognuno può trovare il proprio carico di emozioni e commozioni personali.

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