Dalla rassegna stampa Libri

Paulo Coelho - L'altro Alchimista: satanista e un po' Burroughs. Per biografo ha scelto Morais, ateo e marxista

Il Guru. Una vita da beat, altro che new age: «Un reduce, passato tra elettroshock, l’omosessualità, manicomi, droghe e il carcere per magia nera». Uomo marketing di se stesso, controlla al pc ogni copia venduta. Amico di Lula, ha appoggiato Hillary contro Obama.

Arriva in italia la biografia di Coelho concessa dallo scrittore, «ma non diciamo autorizzata, perché Coelho non ha mai potuto leggere il manoscritto originale, condizione che avevo fermamente imposto fin dall’inizio», racconta al “Riformista” l’autore, il giornalista e connazionale Fernando Morais che, a differenza dello spiritualissimo uomo da 130 milioni di libri venduti, è marxista e ateo.

A dispetto delle attese, il titolo italiano Guerriero della luce (Bompiani), è l’unica concessione spirituale al Coelho pensiero, al guru della new age, alla sua scrittura semplice e piatta che compone favole magiche, allo scrittore «che parla al cuore non alla testa, come ha detto Umberto Eco», perché in verità qui si racconta l’alter ego dello scrittore, una facciata oscura, tutt’altro che solare, a cui «i 40 anni hanno fatto da spartiacque esistenziale».
Insomma Coelho più vicino a William Burroughs che a Khalil Gibran. Ma non doveva essere il contrario? Ce n’è per tutti i gusti: dalla durissima educazione dai gesuiti alle sedute di elettroshock per curare una presunta schizofrenia, dal satanismo dell’associazone Società Alternativa ispirata all’occultista Aleister Crowley, omaggiato nella copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, per cui «finì in carcere sotto la dittatura brasiliana pensando si trattasse di un’associazione di socialisti», alla magia nera. E poi l’omosessualità come condizione precaria «in un continente machista com il latinoamerica», il manicomio dove venne internato più volte, le donne e il sesso, «Sono stata con tanti ragazzi ma tu…wow! Tu sei il primo ad avere il cazzo quadrato» gli disse un’amica a New York frugando tra le gambe imbattendosi però nel passaporto. E poi le droghe, «tutte le droghe, tranne il crack perché all’epoca ancora non esisteva» spiega ancora Morais.

Non sarà mica il solito luogo comune che la letteratura salva la vita? Il biografo è chiaro: «La grande vittoria di Coelho è essere ancora vivo, e non essere il più letto. È un reduce. Il suo partner, Raul, con cui suonava nella rock band con cui arrivò al successo, è morto di overdose». Un beat alla Kerouac? «Non era politicizzato né fece mai controcultura. Nel 1968 creò un’associazione ma erano satanisti!». Il lavoro di quattro anni di Morais pare abbia ricevuto inizialmente un accoglienza fredda e un po’ stizzita da parte di Coelho, riscaldata da un abbraccio finale col suo biografo.

Perché un marxista ateo sulle orme di Coelho? «È un fenomeno mondiale – risponde Morais – se non lo seguissi, dovrei cambiare mestiere. Ero curioso, è lo scrittore guru ma vive esattamente come una star, come Madonna e Mick Jagger. Quando scriveva i primi libri già telefonava da solo alle librerie di Rio e San Paolo per sapere gli effetti delle vendite».

E infatti ecco lo scrittore, baffi e pizzetto bianchi, viso magro e gioviale, abbronzato e asciutto, in giro per il mondo, tutto vestito di nero, non per motivi spirituali «ma perché il nero si strapazza meno nelle lavanderie degli alberghi» e che a distanza di vent’anni dalle prime prove narrative, continua a comportarsi in modo meticoloso, anche in giro per il mondo: tramite il cellulare e il notebook riceve report costanti ed esclusivi, e ovunque si trovi, controlla il numero delle edizioni, la distribuzione, l’interesse dei media e la posizione di ciascuno dei suoi libri nelle classifiche dei best seller, dalla Terra del Fuoco alla Groenlandia all’Alaska all’Australia. Un meticoloso uomo di self marketing che prega tre volte al giorno in silenzio e che ripete in occasione di decolli atterraggi e partenze in automobile, che si tratti di una rapida corsa in taxi oppure di un lungo viaggio internazionale.

La biografia «concessa» porta con sé il segno del compromesso tra i dettagli raccolti dal giornalista e l’ambizione dello scrittore guru: oltre 800 pagine, e Coehlo non è mica morto, ha appena sessant’anni. Forse è anche per questa sfrenata ambizione che si è attirato le ire dei colleghi come Efraim Medina Reyes, scrittore colombiano, che al il Riformista dice: «È un uomo dal grande fiuto commerciale, per la casa discografica Cbs disegnava la parte di mercato e dopo l’ha sfrutata bene come scrittore. Ma ha finito per credere al suo stesso personaggio. In Colombia per un viaggio di presentazioni editoriali, voleva delle statue che lo raffigaurassero, alte venti metri, per tutto il paese. Si crede un profeta. Basta che lo chiami maestro e non la finisce più».

Chissà se il suo temuto agente letterario Monica Antunes sorveglia Coelho mentre comunica col mondo tramite Twitter, intervenendo spesso su questioni internazionali: «Non è mai stato a favore della dittatura brasiliana ma neanche un militante contro – aggiunge Morais – Era un alienato, fumava marijuana in continuazione. Poi è diventato un progressista, amico di Lula. Il suo testo più diffuso resta l’articolo Grazie Presidente Bush! alle soglie della guerra in Iraq, finì su oltre 400 quotidiani internazionali, all’epoca internet non era quello di adesso». E Obama?«A dire il vero, quando ci furono le primarie in Usa, firmò a favore della Clinton e non di Obama perché aveva ottimi rapporti con la famiglia». Su Berlusconi è mai intervenuto? «No, mai. Oggi Coelho si scaglia contro la Chiesa per i casi di pedofilia».

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Per gentile concessione dell’editore, abbiamo pubblicato un estratto di “Guerriero della Luce – Vita di Paulo Coelho” di Fernando Morais (Bompiani, 560 pp., € 20) da oggi in libreria.

La frequentazione degli ambienti teatrali, dove l’omosessualità era ampiamente tollerata, aveva risvegliato in lui un dubbio segreto, impossibile da confessare anche sulle pagine del diario: e se davvero avesse dei “problemi sessuali”, come aveva sospettato la madre quando lo aveva fatto ricoverare in clinica per la prima volta?

O per dirla senza alcun giro di parole: e se fosse stato omosessuale? Sebbene stesse quasi per compiere vent’anni, quello era ancora un ambito misterioso per Paulo. La disinvoltura con cui si muoveva tra i vari tipi di donna – dalle prostitute del Mangue alle eleganti snob del Paissandu – dava a tutti l’impressione che Paulo fosse un uomo con un preciso orientamento sessuale. Ma si trattava soltanto di un’impressione.

Contrariamente a quanto accadeva ai ragazzini brasiliani dell’epoca, la sua iniziazione sessuale era avvenuta con la precoce ed esperta Madá – e non “scambiandosi i ruoli” con qualche amico o “giocando al dottore” con qualche ragazzina del vicinato. Non aveva mai avvertito un desiderio di intimità fisica con un uomo, né era mai giunto a fantasticare di vivere esperienze simili.

Più volte, tuttavia, vedendo gruppi di amici omosessuali che chiacchieravano negli intervalli delle prove, si poneva silenziosi e intriganti interrogativi: «E se avessero ragione loro? E se la loro scelta sessuale fosse migliore della mia?». La vita gli aveva insegnato che era meglio lanciarsi subito in un fiume gelato, anziché crogiolarsi nell’ansia e nella sofferenza, aspettando in fila il proprio turno.

Paulo sapeva che, invece di torturarsi con infiniti dubbi, esisteva un modo per risolvere immediatamente la questione: provare. Durante la lettura di un testo di Karl Marx scovò una frase del tipo: «La pratica è determinante» e la interpretò come un ulteriore avallo della decisione che aveva preso. Una sera, quando ancora abitava nell’appartamentino del nonno nella zona commerciale della città, si fece coraggio e decise di chiarire tutti i suoi dubbi.

Girovagò per ore tra i vari locali gay che si aprivano nei cupi bas-fonds dei grandi magazzini Alaska e Menescal, a Copacabana, finché, confortato da alcuni whisky, decise di passare all’azione. Presso il bancone di un ritrovo approcciò un coetaneo – un professionista, un ragazzo disposto a fare sesso a pagamento – e gli parlò schiettamente: «Ciao. Mi piacerebbe venire a letto con te. Ci stai?». Paulo era preparato a tutto, tranne che alla risposta che udì: «No. Non mi va di scopare con te».

La sorpresa non sarebbe stata più grande se avesse beccato un cazzotto. Perché no? Lui pagava! Il tizio si voltò e se ne andò, lasciandolo ammutolito con il bicchiere in mano. Ritentò in un altro locale e, quando ottenne il secondo “no”, reputò conclusa la sua breve e frustrante esperienza omosessuale.

Passarono alcune settimane di intensa attività professionale, e Paulo pareva aver dimenticato l’intera faccenda. Se la carriera dello scrittore Coelho continuava a rivelarsi un fallimento, quella del drammaturgo cominciava a decollare. (…) I lavori teatrali per l’infanzia fruttavano del denaro, ma soltanto con le opere per gli adulti Paulo avreb- be potuto raggiungere la fama e il prestigio.

Il successo dell’allestimento di Capitani nella spiaggia era abbastanza profetico. Nel mese di marzo, lo invitarono a lavorare in un grande spettacolo diretto da José Renato: il musical L’opera da tre soldi di Bertolt Brecht e Kurt Weill, la cui traduzione era stata commissionata all’accademico Raimundo Magalhães Junior.

A São Paulo, la messinscena aveva riscosso un clamoroso successo, interpretata da un cast di attori famosi come Leilah Assumpção, Maria Alice Vergueiro, Ruth Escobar e Sílvio de Abreu.

Potendo avvalersi dell’arte di autentiche star del palcoscenico – da Dulcina de Moraes, Fregolente, Marília Pêra, Francisco Milani, José Wilker e Denoy de Oliveira, al vecchio Bororó, ex compagno di bagordi del nonno Mestre Tuca, che interpretava il reverendo Kinball – anche le rappresentazioni di Rio si annunciavano strepitose: l’opera, con le coreografie del celebre ballerino Klauss Vianna, avrebbe inaugurato il Teatro della Sala Cecília Meirelles, nel quartiere di Lapa.

Anche se Paulo avrebbe interpretato un personaggio secondario – un mendicante cieco -, il suo nome sarebbe apparso stampato nel programma accanto a quello delle celebrità.

Dopo varie settimane di prove, erano tutti pronti per il debutto. Alcuni giorni prima, la compagnia fu invitata a rappresentare una scena dello spettacolo in diretta, negli studi di TV Rio, l’emittente più importante della città. Al momento della messa in onda, il regista si accorse dell’assenza di Oswaldo Loureiro, l’attore che avrebbe dovuto interpretare il tema musicale. E poiché Paulo era l’unico del gruppo a conoscere a memoria il testo di “Mack the Knife”, ebbe la parte di maggior rilievo nel programma televisivo. Il buon successo de “L’opera da tre soldi” gli fece acquisire una grande fiducia nella nuova professione.

Quando il demone dell’omosessualità decise di ritentarlo, recitava nell’Opera da tre soldi e viveva nella casa dei genitori. Stavolta non fu lui a prendere l’iniziativa, ma un attore sulla trentina che lavorava nel medesimo spettacolo. Fino ad allora, i due si erano scambiati solo qualche frase e alcuni sguardi; poi, una sera, dopo la rappresentazione, l’altro lo abbordò svelando le sue intenzioni: «Vuoi venire a dormire da me?». Nervoso e sorpreso per quell’approccio inatteso, Paulo rispose impulsivamente: «Sì, certo». Passarono la notte insieme.

Molto tempo dopo, ricordò di aver provato una sorta di ripulsa quando si ritrovò a scambiarsi carezze con un uomo, eppure fece sesso con lui, penetrandolo e facendosi penetrare. L’indomani, Paulo rientrò a casa più confuso di prima. Non aveva provato alcun piacere, e continuava a non sapere se fosse o no omosessuale.

Alcuni mesi più tardi, decise di lanciarsi in un nuovo tentativo per risolvere i propri dubbi: scelse un compagno tra i colleghi di palcoscenico. Nella casa dell’uomo, un monolocale a Copacabana, provò un enorme imbarazzo allorché il partner gli propose di fare il bagno insieme. La sensazione di disagio si protrasse per tutta la notte. La luce del sole cominciava a filtrare nel piccolo appartamento quando finalmente riuscirono a scopare – e Paulo Coelho si convinse, una volta per tutte, che non era omosessuale.

da Guerriero della Luce – Vita di Paulo Coelho


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