Dalla rassegna stampa Personaggi

PER NON IMPAZZIRE SCRIVO

Edmund White si racconta: ´Uso l’Io per descrivere un tipico gay della mia generazione – Edmund White con la sua vita e con i suoi libri riassume l’intera parabola della cultura gay…

Edmund White con la sua vita e con i suoi libri riassume l’intera parabola della cultura gay. Vogliamo sapere cosa significasse essere un ragazzino di famiglia borghese, che scopriva la propria omosessualità nel Midwest negli anni ‘50? Ecco Il giovane americano, primo romanzodella tetralogia autobiografica che, con E la bella stanza è vuota, La sinfonia dell’addio, L’uomo sposato, ci accompagna fino agli anni ‘80. Icona per i David Leavitt, scrittori omosessuali di nuova generazione in quel decennio reaganiano, White è stato il primo a intendere la scrittura come un coming out non solo personale, ma politico: un «io» che diventava «noi». È stato tra i fondatori del primo gruppo di autosostegno contro l’Hiv, «Gay men health crisis », nella strage dell’Aids ha perso uncompagno, è lui stesso daunventicinquennio sieropositivo e, come ci racconta ora in uno degli aneddoti di una vita ricca, è stato il primo latore della notizia dell’epidemia in Europa: l’annunciò nel 1981 a Michel Foucault che rise, incredulo, «Un contagio che colpisce solo gay e neri. Troppo bello…». Del morbo Foucault sarebbe morto di lì a tre anni.
White è un americano che negli anni ‘70 ha seguito il mito del Vecchio Continente,comefacevano i suoi connazionali bohémiennei ‘30, ed è vissuto a Parigi e a Roma. Col suo lavoro biografico su scrittori omosessuali, Proust, Genet, Rimbaud, (prossimo obiettivo, svela, Baudelaire) ha gettato nuova luce su di loro ma anche sull’epoca in cui vivevano. Per La doppia vita di Rimbaud (minimum fax) viene ora insignito del premio Mondello. Edmund White, 70 anni compiuti in gennaio, èdunque quest’uomo corpulento e gentile.
Qual è stato il primo impulso che l’ha
portata a scrivere?
«All’inizio un bruciante bisogno psicologico. Nel 1954 ho scritto il mio primoromanzo. Dasubito eraunromanzo gay, benché non ne avessi letti e ce ne fossero pochi in giro. Naturalmente non l’ho mai pubblicato. Ma mi è servito a capire che scrivendo avrei evitato di impazzire».
Mezzo secolo dopo definirsi scrittore omosessuale è ancora liberatorio? O è diventata un’etichetta commerciale?
«In America esistono scrittori gay, scrittori ebrei, scrittori neri. Ognuno di noi appartiene a una minoranza. Contrariamente all’Europa, fa parte della nostra organizzazione politica. Il marchio gay quando ho cominciato suscitava contrapposizione con il pubblico, poi negli anni ‘80 faceva vendere, oggi non più. Fortunatamente la mia cerchia di lettori va oltre. Scrivere le biografie di Proust, Genet, Rimbaud ha corrisposto a una strategia di sopravvivenza. Insegno a Princeton. Vivere di narrativa è sempre più difficile. Vent’anni fa avevo un solo editore, oggi ne ho quattro. Sono alla continua ricerca di chi mi pubblichi».
André Schiffrin, editore franco-americano trattato per i suoi pamphlet sulla fine dell’editoria come uno squinternato radicale, ha ragione?
«Le grandi concentrazioni pubblicano solo libri in grado di vendere 50.000 copie. Negli Stati Uniti, con una popolazione sei volte quella italiana, un romanzo di qualità ne vende, come da voi, tra le 8 e le 10.000».
Che cosa cambia nel suo atteggiamento nello scrivere romanzi autobiografici, autobiografia come in «My lives», o biografie?
«Se fai il biografo devi scrivere la verità. Per Ladro di stile ho speso sette anni di ricerche e intervistato centinaia di persone. Era la prima vera biografia su Jean Genet. C’era l’opera di Sartre, ma all’osso, lì, di biografico c’erano una trentina di pagine. Sartre passava le giornate con Genet ma non era granché interessato alla sua vita».
In Genet e Proust ha valorizzato un’omosessualità che riteneva latente nella percezione del pubblico. Nel caso di Rimbaud, al contrario, è partito dall’icona delpoetagayper scoprire che nell’800 le identità erano molto più fluide?
«Specie prima del processo a Oscar Wilde tutto era più in ombra. È interessante il caso di Paul Verlaine: si sposa, haunfiglio, s’innamora di Rimbaud, si lasciano, alla fine della vita ha ben due amanti donne che litigano tra loro. Oggi i bisessuali vengono inseriti a forza in una categoria, etero o omo. Ci piace pensare all’800 come a un secolo puritano, invece c’era maggiore indefinitezza. Tutto ruotava intorno ai non detti e, nell’ombra, molte cose potevano accadere. Prima di Freud c’erano scenarimenorigidi. Anche il vocabolario eramenoclassificatorio: la parola “omosessualità” nasce nel 1870, a opera diun medico ungherese, prima si parlava di sodomia, pederasti, invertiti».
Esiste un «genio» omosessuale?
«No, dipende dalle epoche. Platone non era come Michelangelo, Michelangelo non è come Proust».
Ha teorizzato l’uso dell’«Io» sulla pagina come gesto politico: l’«Io» chiama all’appello gli altri, il «Noi». In un’età del narcisismo, come secondo Lasch è la nostra, quest’«Io»collettivo si snatura?
«Ho usato l’io nei miei romanzi per descrivere un tipico gay della mia generazione, represso negli anni ‘50, liberato nei ‘60, esaltato nei ‘70 e distrutto dall’Aids negli ‘80. Mi avessero lasciato tranquillo, negli ultimi tempi avrei scritto meno di me. Di recente ho lavorato a un nuovo libro, City boy, sulla New York degli anni ‘70. L’editore mi ha chiesto di riscriverlo in prima persona per renderlo più appetibile. Nel 1982, quando ho pubblicato Il giovane americano, hodissimulato l’autobiografia in romanzo perché ero un Pinco Pallino e la mia vita nonavrebbe avuto nessun appeal. Oggi qualunque ragazzino abusato dal padre scrive un’autobiografia».
Barack Obama si sta comportando bene con i gay?
«L’abbiamo sostenuto e abbiamo finanziato la sua campagna elettorale. Capiamo che deve rispondere alla sua comunità nera che è evangelica, quindi omofobica: in America un terzo della popolazione ogni giorno parla con Gesù senza intermediari. Capiamo che si concentri su una questione alla volta, la sanità, ora la Borsa. Ma aprire ai matrimoni gay, o alla presenza gay nell’esercito, sarebbe facilissimo. Siamo arrabbiati».

Edmund White (Cincinnati, 1940)è romanziere e saggista. Insegna scrittura creativa alla Princeton University. La tematica omosessuale è al centro del suo lavoro, mentre la componente autobiografica è determinante sia nei romanzi («Un giovane americano »,«E la bella stanza è vuota»,«La sinfonia dell’addio», «L’uomo sposato»), sia in un’opera più direttamente autobiografica come «My lives». Oltre alla «Doppia vita di Rimbaud» (minimum fax), ha scritto «Ladro di stile» su Jean Genete«Ritratto di MarcelProust»(Lindau). In Italia è pubblicato anche da BcDalai, Playground, DeriveApprodi, il Saggiatore.

23/5/2010

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