Dalla rassegna stampa Libri

«La mia India? È più aperta di voi occidentali»

Graphic Novel «Nel cuore di smog city» racconta la vita di Kari a Bombay – L’autrice: «La morte non è un tabù. E la vita dei gay, a volte, è più semplice»

Intervista a Amruta Patil
Il libro Una tavola tratta dal graphic novel «Nel cuore di smog city» di Amruta Patil

Due anni fa, a Dehli, mi capitò di parlare con un’importante agente indiana. Avevo letto sui giornali articoli entusiastici su Kari, il graphic novel di una blogger che aveva studiato negli States e poi era tornata a casa. Non sono riuscita a incontrare Amruta Patil ma, grazie alla traduzione (e all’instancabile opera di mediazione con l’India) di Gioia Guerzoni, oggi il libro esce in Italia per una neonata casa editrice da tenere d’occhio, Metropoli d’Asia. E Amruta Patil domenica prossima sarà ospite del Salone del Libro di Torino, che al suo paese dedica l’edizione di quest’anno. L’agente indiana di cui soprami disse che Kari era un libro speciale e che c’era molta attesa per il romanzo che Amruta stava scrivendo, 1999, e per un altro graphic novel sul Mahabharata che l’autrice aveva in preparazione.
Insomma, in patria ci si aspetta molto da questa figlia che non è rimasta ad abitare all’estero, come tante coetanee. Kari è un libro doloroso, ammaliante, sorprendente. La protagonista, Kari appunto, lavora in un’agenzia di pubblicità, ama perdutamente una ragazza che l’ha abbandonata, si muove in una Bombay dove la modernità convive con infinite stratificazioni di storia, flirta con la morte, che in India la gente ha ancora il coraggio di guardare negli occhi.
In «Kari», c’è un’atmosfera lugubre, quasi dark, che si addice al caos, all’inquinamento, alla piovosità di Bombay.Comemai questa ambientazione? Lei vive a Dehli…
«Bombay,dove hovissuto per qualche anno, è il personaggio più importante del libro, subito dopo Kari. Era importante rendere giustizia alla sua fibra. È vero, è buia e le sue fogne traboccano,maè una città che ospita un’estrema ricchezza di umanità. Nonostante il suo squallore, certo non le manca il cuore. Bombay ha una qualità di giovinezza, urgenza e ambizione che manca a Dehli, che ha la tranquillità rilassata della ricchezza e del potere acquisiti».
Karilavora inun’agenziadi pubblicità, è molto lontana dal cliché della ragazza indiana…
«Le donne indiane che vivono in città somigliano alle donne che vivono in qualsiasi città del mondo. Tranne forse per il fatto che,comefunambole, devono camminare sul filo tra le diverse identità personali».
«Kari condivide un appartamento con due amiche, che portano a casa molto liberamente i loro ragazzi. È normale nelle città, o questo stile di vita appartiene soltanto a una minoranza di ragazze che hanno studiato all’estero come lei?
«Sicuramente è un fenomeno urbano. Non necessariamente coinvolge ragazze che hanno studiato fuori, ma certo una gioventù appartenente a un determinato ceto sociale, che non vive più a casa con i genitori».
Come mai ha deciso di andare a studiare in America?
«Le università americane sono generose, l’accesso a risorse come biblioteche e musei esercitava decisamente un’attrattiva su di me. La lingua non era un problema (a differenza di molti paesi europei). Nel mio caso, ho fatto domanda per capriccio, e ho avuto la fortuna di trovare una scuola che faceva per me».
In «Kari», si affrontano argomenti non facili in India. Il suicidio. L’omosessualità femminile. Che tipo di reazioni ha avuto al suo libro?
«Non credo siano argomenti facili in nessuna cultura. Le equazioni di Kari sui vari temi – la sessualità, la mortalità, le persone – sono contrassegnate da una dolce accettazione. Ai lettori probabilmente è piaciuto che il tono del libro non fosse stridente. Quindi Kari ha ricevuto un’accoglienza piuttosto calda sia dal pubblico che dalla critica. Quanto al tema dell’omosessualità, la situazione è meno confusa, recentemente. I media hanno dato molto spazio a chi è insorto contro l’aricolo377 del Codice Penale Indiano, e ci sono stati Gay Pride nelle maggiori metropoli indiane. Questa accresciuta consapevolezza rende la vita dei gay in India più semplice? Questo è tutto da vedere. Come a molte domande in India, la risposta è: “Sì e no”. Dipende dalle città, dal ceto della persona, dai circoli in cui si muove. C’è un maggiore senso di comunità, questo è vero».
Kari è molto attratta dalla morte, che in Occidente è un tabù totale. Penso anche al rapporto con Angel, un punto di osservazione privilegiato. Qual è l’atteggiamento di voi indiani verso la morte?
«Un atteggiamento per lo più pragmatico. La morte non è velata dal silenzio e dalla segretezza, i morti non vengono strappati alla vista dei vivi come in Occidente. La gente vede la morte in molte piccole cose tutti i giorni e, di conseguenza, ne è meno ossessionata. La credenza hindu nella ciclicità del mondo forse la rende meno minacciosa».
Il graphic novel è diventato un genere a sé, negli ultimi anni. Chi sono i suoi autori preferiti?
«Non sono una grande fan dei graphic novel. Salvo eccezioni, all’interno del genere c’è una grande povertà di contenuti e di sperimentazione. Amo di più la scrittura e l’arte in sfere completamente diverse, chevanno dalla mitologia alla letteratura, dalle biografie storiche agli oggetti e ai quadri nei musei. Tra i graphic novel, ho amato alcune collaborazioni tra Dave Mc- Kean e Neil Gaiman, Pollo alle prugne di Marjane Satrapi, Fun Home. Una tragicommedia familiare di Alison Bechdel, e Pride of Baghdad di Brian K. Vaughan».
Negli ultimi anni,non si fa che parlare dello sviluppo accelerato dell’India. Come vede la situazione del suo paese nel prossimo futuro?
«Non necessariamente rosea, temo. I fari del progresso appaiono irraggiungibili, artificiali e spettrali. La cosa buona è che molti giovani indiani non hanno più la venerazione che avevano un tempo per tutto ciò che è americano e occidentale. Spero che questo atteggiamento critico si estenderà a tutto quello che si cerca di fargli digerire come cultura pop.Sono contenta di vedere che molte donne oggi scelgono stoffe e abiti indiani, c’è un interesse crescente per il voto alle elezioni e per il volontariato nelle associazioni. Bisogna pregare che lo sviluppo accelerato non distrugga a quella stessa velocità tutto quello che ci ha reso speciali.

13/5/2010

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