Dalla rassegna stampa Cinema

Giovanna, la donna che si fece Papa

Film su un mistero medievale irrisolto (nello stile del Codice Da Vinci) … le brutalità devastanti del Medioevo — la portano a Roma, nei panni maschili del monaco Johannes Anglicus, che ha indossato per poter studiare ed emanciparsi nei conventi. …

BERLINO— «Non sono cattolica, quindi non posso essere scomunicata», dice Donna Woolfolk Cross, l’autrice americana del libro La Papessa: professoressa di Letteratura inglese, ha passato sette anni a raccogliere il materiale necessario per realizzare il suo romanzo storico, oltre 500 pagine. Sönke Wortmann, politicamente più prudente, preferisce astenersi: è il regista del film omonimo — Die Päpstin, appunto— che dal volume è stato tratto, presentato a Berlino nei mesi scorsi e a breve in arrivo anche da noi, e non sa dire se la pellicola provocherà la reazione del Vaticano, come successe con Il Codice Da Vinci di Dan Brown. Certo è che il film non scivola via come l’acqua: storia fantastica— nei due sensi della parola —, dramma femminista più ancora che anti-Chiesa cattolica, amore impossibile e fatale, attori notevoli, realizzazione all’altezza. Un semi-kolossal tedesco su base americana che solleverà sicuramente qualche onda.

Johanna Wokalek, 35 anni, probabilmente l’attrice più affascinante espressa oggi dalla Germania (è stata la terrorista Gudrun Ensslin nel discusso film sulla banda BaaderMeinhof), interpreta Johanna, nata nel 814 nella zona di Ingelheim, non lontano dal Reno. È oltremodo intelligente, ma figlia di un predicatore che non ammette nemmeno che le donne imparino a leggere e scrivere. Ciò nonostante, studia di nascosto, impara il greco e il latino, assorbe Sacre scritture e testi classici. Una serie di vicissitudini — la fuga da casa, il conflitto con il fratello destinato alla carriera ecclesiastica ma ignorante come una capra, l’incontro con Gerold (l’affascinante attore australiano David Wenham) del quale si innamora, le brutalità devastanti del Medioevo — la portano a Roma, nei panni maschili del monaco Johannes Anglicus, che ha indossato per poter studiare ed emanciparsi nei conventi.
Nella città eterna, la sua sapienza e la sua conoscenza pragmatica della botanica e della medicina la introducono alla corte di Papa Sergius (lo straordinario John Goodman), molto malato di gotta e accerchiato dalle trame di palazzo. Il gioco degli intrighi nella Roma già ridimensionata per potere ma pur sempre centro della cristianità la porta a diventare Papa: Giovanni VIII. Gran Papa, dice il film. Il finale non va rivelato, ma può essere trovato sui testi di storia e su Wikipedia, per quanto addolcito nella pellicola prodotta dalla casa tedesca Constantin Film.

Il tessuto narrativo del film (148 minuti) potrebbe essere scambiato come qualcosa ispirato dal successo commerciale di Dan Brown. In realtà, la signora Woolfolk Cross ha scritto il libro dal quale il film è tratto nel 1996 (in Italia sotto il titolo La Papessa, uscito nel 1999 per le Edizioni Piemme), ben prima del boom del Codice da Vinci. Pone all’attenzione il tema del sacerdozio femminile e del rapporto tra la Chiesa e l’universo femminile: alla fine, una voce chiede quante donne saranno passate per i conventi fingendosi monaci. Soprattutto, però, il filo rosso della storia è la volontà vincente della donna Johanna, intelligente fin da bambina, mossa da una forza che abbatte il potere maschile del padre e delle gerarchie ecclesiastiche, pragmatica e onesta in un mondo corrotto da trame e ignoranza.

Trionfante non nonostante sia donna ma proprio perché è donna, oppressa ma portatrice di intelligenza e determinazione dettate dalla necessità di sopravvivere. Storia del medievale e, in altre forme, attuale. La prima parte del film — la preparazione verso il papato— è forse lunga rispetto al finale romano tra baccanali, intrighi e regno biennale (853-855) della Papessa. Ma la leggenda di quella donna sul soglio di Pietro poi cancellata dagli archivi della Chiesa, molto diffusa e raccontata dal 1200 in poi, ha un grande fascino. Non c’è alcuna prova storica che abbia agganci con la realtà, che un Papa Giovanni VIII sia stato una donna. Ma forse sarebbe stato bello.

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