Dalla rassegna stampa Cinema

Il cinema è una cosa meravigliosa

…. “Matrimoni e altri disastri” di Nina Di Majo echeggia i numerosi titoli angloamericani in cui è questione di nozze, da “Quattro matrimoni e un funerale” di Mike Newell a “Il matrimonio del mio migliore amico” di P.J. Hogan, fino a “Matrimoni & pregiudizi” di Gurinder Chada….

Sarà anche vero che gli indizi non sono prove, ma quattro in un periodo brevissimo devono pur significare qualcosa. Gli indizi di cui stiamo parlando sono i titoli di quattro film italiani, recenti o appena usciti: “La vita è una cosa meravigliosa”, “Happy family”, “Basilicata coast to coast”, “Matrimoni e altri disastri”.
Opere diverse l’una dall’altra, ma i cui titoli hanno senza dubbio elementi in comune. Primo fra tutti, il richiamo a un gusto tipicamente americano.
Il titolo dei fratelli Vanzina, “La vita è una cosa meravigliosa”, è una parafrasi del celebre “Love is a many splendored thing” di Henry King. “Happy family” di Salvatores si rifà chiaramente a “Happy days”, titolo di una seguitissima serie televisiva anni ’70. “Basilicata coast to coast” di Rocco Papaleo è l’italianizzazione di un’espressione americana. “Matrimoni e altri disastri” di Nina Di Majo echeggia i numerosi titoli angloamericani in cui è questione di nozze, da “Quattro matrimoni e un funerale” di Mike Newell a “Il matrimonio del mio migliore amico” di P.J. Hogan, fino a “Matrimoni & pregiudizi” di Gurinder Chada.
Siamo di fronte, difficile negarlo, alla volontà di attirare noi spettatori con qualcosa che ci rassicuri, ci rassereni, ci faccia sorridere. In evidente contrasto con il mondo che ci circonda.
Il messaggio dei Vanzina per esempio, positivo e ottimista, arriva in un momento che è in realtà durissimo. Ed è ai disoccupati o ai precari italiani che si vorrebbe chiedere se trovano la vita così meravigliosa.
Il messaggio lieve e scanzonato di Salvatores arriva in un momento in cui le famiglie, come si ripete da ogni parte, finiscono i soldi prima che finisca il mese.
Il messaggio ironico e garbato di Papaleo segnala un’eccezione, nel momento in cui una buona parte del meridione d’Italia subisce la piaga delle mafie.
Il messaggio comico della Di Majo ha l’evidente funzione di non spaventare il pubblico, visto che questa regista aveva iniziato anni fa come autrice intellettuale, interpretando addirittura il suo bel film d’esordio, sulla scia di Woody Allen e di Nanni Moretti.
Così, alla fine, bisogna pur dire che dietro questi titoli allegri e pimpanti ci sembra di intravedere i produttori. Che, al contrario, non sono per niente allegri. Produttori disperati, li si potrebbe anzi definire parafrasando un’altra celebre serie tv.
Produttori che si danno da fare, che ce la mettono tutta, per assicurare al pubblico che non dovrà sorbirsi niente di impegnato. Che non si annoierà, che ormai anche il cinema italiano ha imparato a fare buoni film commerciali. Privi di volgarità, lontani dal sesso che imperversa nel web e in tv, attenti ai sentimenti. (Un ultimo dettaglio per eventuali cinefili. Avete notato che nei manifesti del film di Ozpetek “Mine vaganti”, i puntini sulle due “i” erano altrettanti cuoricini rossi?)

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.