Dalla rassegna stampa Libri

«I miei amici Ozpetek e Pamuk»

Pubblicata la biografia di Serra Yilmaz, intellettuale e “musa” del regista turco

Serra Yilmaz prima ancora di essere una nota attrice e intellettuale turca è una donna che ha carisma e detesta i pregiudizi. Il fascino probabilmente lo ha ereditato dalla nonna circassa vissuta in un harem mentre al padre giornalista e critico cinematografico deve la passione per la settima arte.
In Italia è diventata famosa per le interpretazioni nei film del regista Ferzan Ozpetek con il quale condivide un grande senso dell’umorismo. Di recente Serra Yilmaz è stata al chiostro del Piccolo Teatro di Milano per la presentazione del libro Una donna turchese, scritto da Andreina Swich e a lei dedicato, che parla della Turchia di oggi e ci porta tra le vie Instabul sullo sfondo del Bosforo. La Provincia l’ha intervistata.
Serra Yilmaz, si parla molto dell’ingresso della Turchia in Europa. Che cosa dovremmo sapere del suo Paese?
Tutto ciò che non sapete perché siete di ignoranza abbastanza vergognosa per quanto riguarda gli altri in generale e in particolare la Turchia, un paese che non si può categorizzare tra quelli musulmani o arabi che nella mente degli occidentali sembrano un unicum compatto. La Turchia è una realtà complessa e per comprenderla bisogna mettere da parte un po’ di pregiudizi e imparare a conoscerla.
Quali sono le condizioni delle donne in Turchia?
Non c’è nessun paese al mondo dove le condizioni per le donne siano tutte rose e fiori neanche in quelli nordici dove sussistono episodi significativi di violenza. In Turchia c’è ancora molto da fare per le donne, ma posso dire che alcune conquiste importanti sono state raggiunte prima che in Italia, come il diritto di voto, l’aborto e il divorzio. Esistono ancora pregiudizi e dipendono molto dalla classe sociale di appartenenza.
Si considera una privilegiata?
Sì, perché appartengo a una parte della popolazione mondiale che non ha fame, ha una casa e ha potuto studiare. C’è da aggiungere che ho sempre fatto quello che desideravo nella vita.
Come si concretizza la sua lotta contro i pregiudizi?
Si traduce nell’essere come sono e nel dire sempre come la penso. Ci sono degli ambiti in cui milito, ma sono ridotti perché un personaggio pubblico per rimanere credibile non deve essere impegnato in troppe lotte. Mi sta molto a cuore la giustizia per i minori, che non possono essere perseguiti dalla legge come se fossero degli adulti, e la riconciliazione con gli armeni soprattutto dopo l’uccisione del giornalista Hrant Dink. Sono contro i nazionalismi e la xenofobia e faccio parte della generazione che ha convissuto ed è cresciuta in armonia con tutte le minoranze che vivono in Turchia considerandole una grande ricchezza.
Che tipo di regista è Ferzan Ozpetek?
È molto generoso con gli attori e riesce sempre ad ottenere quello che vuole da un interprete. Condivido con lui un grande senso dell’umorismo. È un lato del suo carattere che amo assieme alla sua fragilità.
Ricorda qualche episodio divertente su qualche set?
Eravamo a Instanbul dove giravamo Harem Suare ed io nel giorno di pausa, invece di accettare l’invito di un amica di Ferzan, feci una lunghissima passeggiata sul Bosforo con Marie Gillain e altri. Il giorno dopo Ferzan era furibondo e disse di avere fatto un cambio nella sceneggiatura per cui io me ne sarei dovuta andare dall’harem. Per un attimo ci ho creduto e quando lui ha visto la mia faccia adirata ha cominciato a ridere.
A cosa sta lavorando?
In Turchia conduco un talk show di successo in cui mentre parlo con gli ospiti un assistente cucina alcuni piatti seguendo le mie istruzioni.
Dicono che lei abbia un rapporto molto particolare con i tassisti. È vero?
Mi pace molto chiacchierare con loro perché danno informazioni preziose sulla città e senza volerlo mi confidano segreti ed aspirazioni. Di recente ho recitato in una fiction intitolata Dietro le sbarre e l’altro giorno a Instanbul quando il tassista è arrivato a destinazione ha spento il motore per raccontarmi la sua storia, molto commuovente. Non me la sono sentita di dire che avevo fretta.
Come è lo scrittore Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura?
Posso dire che Ohran ha un lato infantile e molto divertente del suo carattere che è rimasto immutato col passare del tempo. Lo ammiro moltissimo per la costanza nel lavoro e amo due suoi libri, forse meno conosciuti; La casa del silenzio e Il mio nome è rosso.
La parola «Kismet» ricorre spesso nei suoi discorsi. Che cosa vuol dire?
Kismet significa «volere dei cieli». È un qualcosa tra la chance e il karma che ti permette un po’ di sopportare le delusioni della vita.
Quale è la sua Instanbul?
Mi porterei il Bosforo ovunque.
Quale speranza nutre oggi?
Spero che ci sia sempre meno paura dell’altro e più curiosità nel voler conoscere tutto ciò che è diverso da noi perché non si può amare il proprio vicino se ne si ha paura. (Al centro: una scena di Saturno contro, con Serra Yilmaz).

«Una donna turchese», Andreina Swich con Serra Yilmaz, Baldini Castoldi Dalai, 306 pagine, 18 euro.

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