Dalla rassegna stampa Teatro

"Raccontiamo gli Stati Uniti di Reagan per descrivere l´Italia e il nostro presente"

Alle Fonderie Limone la seconda parte del progetto teatrale dedicato al capolavoro di Kushner Il regista Elio De Capitani ne descrive l´attualità – In scena un intreccio di storie paure spiritualità all´ombra dell´Aids

Un grande affresco dell´America metà anni Ottanta, il periodo “nero” dominato dalla politica reaganiana e dalla sua utopia neoconservatrice, dall´intransigenza religiosa, ma anche attraversato da mali oscuri come l´Aids. Sono gli Usa dipinti da Tony Kushner in Angels in America, capolavoro della drammaturgia contemporanea scritto negli anni Novanta per parlare dell´impatto dell´Aids sulla comunità gay di San Francisco, un intreccio faticoso ma avvincente di storie personali, visioni, paure, spiritualità e materialismo. Una sfida metterlo in scena, rendendolo accessibile al pubblico italiano, a cui non si sono sottratti i Teatridhitalia, in una coproduzione con l´Emilia Romagna Teatro Fondazione. L´imponente allestimento, ideato da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani (che ne è anche regista e interprete) è stato diviso in due parti: la prima, “Si avvicina il Millennio”, è andata in scena nel 2007, mentre la seconda, “Perestrojka”, verrà presentata alle Fonderie Limone, nella stagione dello Stabile di Torino, da oggi alle 20.45 a domenica.
Inevitabile chiedersi se un testo così complesso possa essere affrontato a puntate o, addirittura, essere visto da metà: «Assolutamente sì – spiega convinto Elio De Capitani – anche se all´inizio, se non si è visto l´altro spettacolo, è inevitabile sentirsi smarriti. Ma a poco a poco la storia (anzi le storie, perché tutto Angels in America è un intreccio continuo) si chiarisce».
Ma nell´America di Obama “Angels in America” non è irrimediabilmente invecchiato?
«La grandezza di Kushner è stata proprio quella di aver scritto in anni in cui un Obama sembrava inimmaginabile, e di aver saputo trasmettere una grande fiducia in un´America nuova, un´America delle diversità e non solo “wasp”, bianca e borghese, aprendo uno spiraglio sul futuro».
Ma per gli italiani, come suona tutto questo?
«Per noi incredibilmente attuale. Quell´America anni Ottanta oggi è il nostro presente. Siamo noi che stiamo attraversando un periodo di grande regressione, in cui la legge non è la giustizia, la giustizia non è la morale, ma la morale esce dalla porta e rientra dalla finestra sotto forma di legge. Direi che Angels in America è oggi un dramma pienamente comprensibile per gli Italiani, molto più che in passato».
Per dare conto di un dramma così vasto avete anche scelto di interpretare più personaggi per attore…
«L´idea di interpretare più personaggi è già nel testo di Kushner, per favorire un certo tipo di recitazione: così ci sono attori che interpretano personaggi sia maschili che femminili, come nel caso di Ida Marinelli. La vera difficoltà è stata il montaggio delle scene, perché le storie si sovrappongono, si alternano senza stacchi, richiedono immaginazione».
E come ve la siete cavata?
«Pensando a un montaggio cinematografico e barocco, che inventa per ogni situazione una soluzione diversa, senza mai ripetersi: è anche questo a rendere lo spettacolo avvincente».

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