Dalla rassegna stampa Personaggi

Rufus Wainwright "Voce e pianoforte sono il mio elisir"

Il musicista inglese parla del nuovo album che esce oggi e che il 15 maggio presenterà dal vivo al Conservatorio di Milano Un disco sobrio dove c´è tutta la sua poetica da Shakespeare al dolore per la morte della madre fino alla sua opera lirica “Prima Donna” – Trovo che “Sonnet 10” sia il chiaro …

Ho cercato di tradurre il dolore in un linguaggio artistico. E la fragilità diventava la mia forza

LONDRA – Sua madre rimase sconvolta quando il ragazzo, a 14 anni, fu violentato e quasi ucciso a Hyde Park. Le vennero in mente le foto dei giovani devastati dall´Aids, ma soprattutto non riusciva ad accettare che suo figlio fosse gay, lo sapeva ma preferiva non affrontare l´argomento. Anche suo padre, che aveva lasciato la moglie quando lui aveva tre anni, si raggelò il giorno che lo sentì scimmiottare la voce di Debbie Harry mentre dall´autoradio uscivano le note di Call me. Kate McGarrigle e Loudon Wainwright III facevano entrambi parte della stirpe reale della musica, due folksinger rispettati e liberali, eppure poco tolleranti nei confronti di quel ragazzo che già in età puberale rivendicava la sua libertà di amare e socializzava molto più con la sorellinina Martha che con loro.
Oggi Rufus Wainwright, 36 anni, è un artista impegnato e affermato (e sua sorella un´apprezzata cantautrice), con la mamma ormai da tempo aveva stabilito un rapporto di grande complicità. Nei tre anni e mezzo in cui ha lottato con il cancro, Kate non si è persa una delle sue prime. Non biasimava neanche più le sue dichiarate infedeltà e aveva imparato ad amare il suo compagno, il regista tedesco Jörn Weisbrodt. A dicembre era volata da Montreal a Manchester per assistere al debutto di Prima Donna, l´opera lirica composta da Rufus (alla serata lui e Jörn si sono presentati vestiti rispettivamente da Verdi e da Puccini). Rufus e Martha erano al suo capezzale a cantarle le canzoni che amava di più la sera di gennaio in cui è spirata.
Il senso della perdita, la malinconia di Prima Donna, alcuni dei versi di Shakespeare che ha musicato per Sonette, l´opera di Robert Wilson, sono i temi dominanti di All days are nights: Songs for Lulu, il nuovo cd di grande sobrietà e bellezza che esce oggi e che presenterà dal vivo il 15 maggio al Conservatorio di Milano. «Questo disco è una sorta di elisir per me, il farmaco che mi ha riconciliato con i miei fantasmi – che comunque sono sempre lì in agguato», dice Rufus in una pausa delle prove di Prima Donna (che debutta a Londra il 12 aprile) in uno studio alla periferia est della capitale. «Per questo ho deciso di eliminare i fronzoli e presentarmi nudo, solo voce e pianoforte. Artisticamente io sono un tradizionalista; niente è più potente della voce accompagnata da un solo strumento».
In tutto l´album la morte è dietro l´angolo. La canzone Martha sembra strappata dalla segreteria di sua sorella («È tuo fratello al telefono / È tempo di andare a nord a trovare la mamma / Le cose si sono complicate per lei / Ti è capitato di vedere papà? / Chissà come sta / Non c´è più tempo per il rancore tra noi».
«Ho cercato di tradurre il dolore in un linguaggio artistico. E così facendo mi sono accorto che la fragilità diventava la mia forza, la vulnerabilità la mia musa. Tutto quello che ho fatto durante la malattia di mia madre mi parla di lei, soprattutto Prima Donna e Sonette, che mi costringevano lontano da lei, in Germania. Ho ripensato parecchio alla mia infanzia in questo periodo. A quanto mio padre fosse apprensivo, non solo per la mia omosessualità e per le mie idee decisamente di sinistra, ma anche per il timore che mondo del pop potesse viziarmi irrimediabilmente. Come dargli torto? È un signore tutto d´un pezzo dell´alta borghesia americana, figlio di un giornalista di Life. Se ho un briciolo di disciplina lo devo anche a lui».
Musicare i sonetti di Shakespeare non è un´impresa facile.
«E´ stato un incubo. Ma come dire di no a un genio come Bob Wilson? Non avevo scelta. Così mi sono immerso in Shakespeare e ho scoperto parecchie affinità con il Bardo. Trovo che Sonnet 10, ad esempio, sia il chiaro tentativo di un gay di fare coming out in poesia».
In che modo Prima Donna ha influenzato questo sesto album pop?
«Il disco, come l´opera, è una celebrazione dell´universo femminile, che amo e allo stesso tempo mi terrorizza. Ci sono dentro mia madre e mia sorella, la mia fascinazione per Louise Brooks e il cinema espressionista tedesco, gli insegnamenti della mia amica Lhasa de Sela. Da lei ho imparato a tenermi lontano dai compromessi. Lascio quest´arte a Lady GaGa. Io sono cresciuto con Schubert, Gainsbourg, Nina Simone. E li rispetto».
Ha anche sfidato il Met di New York, che era pronto ad aprire la stagione con Prima Donna a patto che il libretto fosse in inglese e non in francese, come lei ha preteso.
«Trattandosi del Met forse sono stato un incosciente. Ma avevo scritto Prima Donna pensando a Fauré e Massenet, non ci avrei mai rimesso le mani. E così quella che doveva essere l´opera più appetitosa della stagione è diventata una sorta di bastardella della musica. Ma anche i bastardi hanno il loro fascino. Ringrazio il Met per aver trasformato Prima Donna in un cult. Non ho ceduto e ne sono fiero. La vita è così breve che non val la pena di tradire se stessi. Guardavo mia madre sul letto di morte e pensavo: se non hai la salute tutto il resto non conta. Il fantasma più spaventoso è sempre la realtà».

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