Dalla rassegna stampa Cinema

Salvatores, la coscienza è un gioco pirandelliano Uno scrittore sfida i suoi personaggi

«Happy family» Il nuovo film di Salvatores esce domani. Nel cast anche Abatantuono, Bentivoglio, Margherita Buy

Scriveva Pirandello, commemorando Verga al teatro Bellini di Catania nel 1920, che «la vita, o la si vive o la si scrive». Chi sembra non volergli dare ascolto è Ezio (Fabio De Luigi) uno scrittore senza apparenti problemi economici (il padre, inventore della pallina per il detersivo usata nelle lavatrici, èmorto lasciandolo unico erede e togliendogli ogni problema di sopravvivenza) il quale non solo ha deciso di mettersi in scena nel romanzo che sta scrivendo, ma ha scelto anche di interagire con i vari personaggi, confondendo i ruoli di burattinaio e di burattino: la vita riscritta per riviverla, si potrebbe dire parafrasando Pirandello.

È questo lo spunto di partenza di Happy Family di Alessandro Genovesi, una commedia prodotta con buon successo dal Teatro dell’Elfo di Milano nel 2007 e diventata — con molta fedeltà— la sceneggiatura dell’ultimo film di Gabriele Salvatores. Non è certo la prima volta che il regista porta in scena una pièce né che intreccia la realtà con l’immaginazione (in Nirvana si interagiva addirittura con un videogioco) ma quello che in altri film era la base per una «riscrittura» cinematografica qui rischia di rivelarsi il punto di approdo per una (troppo) semplicistica illustrazione dei possibili scambi tra invenzione e narrazione.
Perché Ezio si mette sullo stesso piano dei suoi personaggi, diventando uno di loro? Si potrebbe rispondere (alla fine del film) perché ha paura di innamorarsi nella vita reale e allora vuole esercitarsi prima nella finzione. Ma anche in questo caso il meccanismo narrativo rischia di sembrare troppo artificioso e insieme troppo superficiale e quello che all’inzio poteva sembrare una traccia per capire il senso del film alla fine rischia di apparire solo un giochetto piuttosto scontati per impressionare lo spettatore con le trovate più risapute della mise-en-abîme e dello scambio di prospettiva tra oggettività e soggettività. Un po’ come sembra suggerire la presentazione «in soggettiva» dei vari personaggi, con tutto quello che questa scelta dovrebbe comportare a livello di linguaggio (rottura della linearità narrativa, coinvolgimento diretto dello spettatore, messa in discussione del «patto di credibilità» con lo spettatore) e che invece poi il film finisce per lasciar cadere. L’espediente, comunque, permette allo spettatore di fare conoscenza con la famiglia di Vincenzo e Anna (Fabrizio Bentivoglio e Margherita Buy) e i figli Filippo (Gianmaria Biancuzzi) e Caterina (Valeria Bilello) — quest’ultima figlia solo di Vincenzo e di un suo precedente matrimonio — e con la famiglia di Marta (Alice Croci) e dei suoi due improbabili genitori (Carla Signoris e Diego Abatantuono). Il sedicenne Filippo ha deciso di sposare la sua compagna Marta e la proposta di nozze diventa occasione per una cena che vede tutti riuniti e a cui parteciperà, per «merito» di un incidente stradale con Anna, anche Ezio.

Giocando con la doppia «coscienza» di Ezio (come scrittore della pièce e come scrittore invitato alla cena) e regalandosi qualche divagazione di troppo (la pretestuosissima dedica iniziale a chi ha paura, l’avventura con la massaggiatrice-prostituta cinese che dovrebbe, forse, far ridere), il film dà l’impressione di voler ironizzare sullo scollamento dalla realtà dei giovani e degli adulti, dei borghesi e dei fricchettoni, delle femmine e dei maschi, mescolando la morte e la vita, il caso e la necessità, il gioco e la realtà. Ma lasciando invece l’impressione di una superficialità gratuita e un po’ furbesca (ha funzionato a teatro, funzionerà anche al cinema), che usa i toni della commedia per affrontare temi più seri e complessi ma che finisce per rendere tutto banale.

Certo, Salvatores è un ottimo direttore di attori e il cast regala momenti di divertimento e di ilarità (con Abatantuono e la Signoris su tutti), il direttore della fotografia Italo Petriccione riesce a far sembrare inedite certe atmosfere milanesi ma alla fine il sentimento dominante è quello che ti prende davanti all’arredamento troppo alla moda del loft dove vive Ezio: sembra di essere capitato all’interno di un servizio per riviste di arredamento, dove c’è tutto ce qu’il faut ma manca una cosa fondamentale: la vita!

Stellette: 2
———————-

Happy Family

La cena di «non – matrimonio» tra Filippo e Marta si è conclusa, tutti sono più o meno contenti (a eccezione di Filippo) e lo è soprattutto il personaggio Ezio, che ha scoperto di essersi innamorato di Caterina. Senza contare che tra i due genitori è nato un feeling che sembra foriero di sviluppo (una «fuga» in barca per il represso Vincenzo). Ma sul più bello lo scrittore Ezio— non il personaggio — decide di smettere: non vuole più andare avanti. Finale aperto, anzi apertissimo. Ma non ha fatto i conti con i suoi personaggi che non ce la fanno a svanire così, senza sapere che cosa ne sarà di loro. E per questo si presentano in massa nel loft dove Ezio scrive le sue storie per ribellarsi: vogliono sapere come andrà a finire.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.