Dalla rassegna stampa

Dentista ricattato dall’amante gay: paga, poi ci ripensa

L’uomo filmato durante un incontro – Questa è la storia di un ricatto. Ma è anche una storia di paura. Quella di svelare la propria natura gay.

Questa è la storia di un dentista napoletano quarantenne. Avviato studio in zona Tribunali, una carriera tutta in discesa ed un segreto: la sua passione per gli uomini. Per non svelare troppi particolari che possano portare all’identificazione dell’uomo, la polizia non ha reso noto se si tratta di uno sposato o di un celibe.
Il dentista ha incontrato nel suo studio un ventenne. Un ragazzo di Marano conosciuto come paziente che gli è subito piaciuto. Il ragazzotto, DM, ha capito subito che l’incontro, divenuto confidenziale ed intimo in breve tempo, poteva fruttargli qualcosa di utile. E così ha filmato con il telefonino un incontro con il medico e poi ha minacciato di diffondere le immagini. Un ricatto andato inizialmente a segno: il medico, per assicurarsi il suo silenzio, in due mesi ha sborsato 5.000 euro. Ma il ragazzo ha preteso troppo. Voleva altri 200 euro ed in regalo un telefonino: non si accontentava mai. E così il professionista si è deciso alla fine a denunciare l’estorsione alla polizia.

Gli agenti della sezione Falchi della Questura sono intervenuti circondando la zona dell’appuntamento fra i due. La vittima e l’estorsore si sonno incontrati in piazza Miraglia e, al termine di una animata discussione, DM ha chiesto esplicitamente soldi in cambio di silenzio. Il medico ha consegnato al giovane quattro banconote da 50 euro l’una e, mentre l’estorsore stava intascando la somma, è stato bloccato ed arrestato. Gli è stata sequestrata la scheda sim, inserita nel suo telefono cellulare, dove risultano registrati tutti i contatti avuti con la vittima. D.M., che è risultato avere precedenti specifici riferiti ad un altro caso di estorsione, è stato condotto al carcere di Poggioreale.

«Fatti del genere — spiega Carlo Cremona, presidente dell’associazione I-Ken— sono frequentissimi, ma se ne parla poco. Sono sotto ricatto notabili, politici, uomini di chiesa. Si cede per paura, per convenzione sociale e perché il peso dell’omofobia è schiacciante». Una omofobia che secondo Cremona è stata palesata anche da Alessandro Preziosi che ha condannato imatrimoni gay nelle interviste a margine della presentazione del film «Mine Vaganti» di Ozpetek. «Gli ho scritto una lettera — racconta Cremona — ricordandogli che eravamo in classe insieme e che lo amavo. Ora gli chiedo di venire al gay pride di Napoli, di sfilare con noi e di tornare su quel che ha detto».

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«No, meglio competere con una donna»

NAPOLI— «Milano gay friendly? Milano è di più. E’ oltre la tolleranza. Certo il fatto che lì ci sia il mondo della moda aiuta, la rende molto elastica, meno tradizionale di Napoli. Onestamente negli anni in cui ho vissuto lì non ho mai sentito un dibattito su questo tema. Indicare una persona come gay sarebbe un po’ come dire ho un amico nero, o biondo, o con gli occhi azzurri. L’argomento non c’è proprio». Celeste Condorelli, amministratore delegato della Clinica Mediterranea, va dritta al punto per far intendere quanto Napoli sia indietro sul tema della omofobia.
Da donna, la farebbe infuriare di più un tradimento gay o etero?

«Mi fa infuriare il coinvolgimento, in generale. Ma con una donna mi sentirei meno sconfitta, mi sentirei in competizione. Con un gay penserei di avere meno chance. Il tradimento potrebbe corrispondere al fatto di aver imboccato una strada diversa, alla scoperta di una tendenza prima sconosciuta. E a questo punto non posso fare a meno di pensare a quello che penserà il mio tradizionalissimo papà leggendo queste parole». Sa se ci sono gay fra i suoi dipendenti? «Secondo me ci sono certamente gay in una comunità di oltre 300 persone. Ma la cosa per me fondamentale è l’approccio del personale al pubblico. Un approccio che non deve essere esagerato. Sia gay che etero non devono essere aggressivi nel relazionarsi con i pazienti. E il comportamento giusto non ha niente a che fare con il genere, né con le proprie inclinazioni».

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«Tradita con un uomo? Mi farebbe meno male»

NAPOLI — «Tolleranza? Accettazione? Mi spiace, ma credo che l’Italia sia solo poco più avanti dell’anno zero. Ancora oggi — e ce lo insegna il film di Ozpetek, Mine vaganti— siamo ancora indietro rispetto ad una vera accettazione dell’omosessualità. Non parlerei di rifiuto. Ma di incapacità di capire che l’amore è uno solo. Questo accade certo al Sud più che al Nord e l’emancipazione, il gay pride sono solo parole». Donatella Cagnazzo, insegnante e responsabile di una agenzia di pubbliche relazioni, è figlia e sorella di alti ufficiali dell’Arma. Fermamente convinta che la strada sulla strada dell’integrazione sia ancora lunga.

Da donna, la farebbe infuriare di più un tradimento gay o uno etero?
«Mi farebbero infuriare entrambi. Un tradimento è quello che è: e basta. Tuttavia mi farebbe meno male quello gay. Mio marito o il mio compagno potrebbero aver avuto voglia di avvicinarsi ad un mondo diverso. Insomma sarebbe più facile darsi una giustificazione. Con una donna, invece, entrerei in competizione. Lo prenderei come un fatto personale».

Moda a parte, ci sono gay in posti chiave del Paese.

«Molti gay dichiarati occupano posti di rilievo, di prestigio. Tanti però non lo dicono e preferiscono vivere la propria sessualità in maniera nascosta. Certo, rispetto al passato, qualcosa è cambiato. Ci sono gay dichiarati in politica e credo che questo sia importante. Insomma siamo lontani dai tempi di Giovanni Spadolini».


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