Dalla rassegna stampa Cinema

Con Kathryn l’Oscar è donna e lascia sul tappeto «Avatar»

Meno male che c’è Kathryn. La Bigelow è la prima donna nella storia degli Oscar a vincere la statuetta per la migliore regia. Il suo The Hurt Locker, storia di una squadra di sminatori in Iraq, ha trionfato.

Sei statuette a «The Hurt Locker» che sbaraglia il film di Cameron campione di incassi
L’Italia vince con le musiche di «Up» e la fotografia degli azzurri abitanti di Pandora

Sei statuette, compresa quella per il miglior film, sbaragliando la concorrenza e quasi umiliando successi al botteghinocomeAvatar, diretto dall’ex marito James Cameron, che forte di 11 candidature ha portato a casa 4 Oscar, tutti per categorie tecniche e Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino che si è dovuto accontentare della statuetta al migliore attore non protagonista, Christoph Waltz.
È la storia di Davide contro Golia, dove Golia è un gigante da 500 milioni di dollari, e Davide un piccolo filmnonesente dapolemiche: i veterani della guerra in Iraq hanno bollato come totalmente implausibile la storia raccontata dalla Bigelow. Scontatissime le statuette ai migliori attori protagonisti: Jeff Bridges che ha interpretato un cantante country alcolizzato e in rovina in Crazy Heart (vincitore di altre… statuette compresa quella per la migliore canzone The Weary Kind, di Ryan Bingham e T.Bone Burnett) e Sandra Bullock, per Blind Side, anche lei destinata a passare alla storia per aver ritirato l’Oscar ieri sera e, la sera prima, il Razzie award, ironico riconoscimento al «brutto» che l’ha incoronata peggiore attrice dell’anno per All about Steve.
Sul più gratificante palco del Kodak la Bullock ha voluto ringraziare e salutare le colleghe candidate Helen Mirren, Carey Mulligan, Gabourey Sidibe e l’amica Meryl Streep, che nonostante il record di candidature, 16, ormai da 27 anni non vince l’Oscar. Jeff Bridges, vittorioso dopo 5 candidature, ha stretto in mano l’agognata statuetta e ha ringraziato i genitori, che gli hanno trasmesso un’infinita passione per il cinema.
Fra i non protagonisti oltre a Waltz ha vinto la cantante Mo’Nique, per Precious, film rivelazione del Sundance, che da noi sarà portato in sala da Fandango.
VINCE ANCHE L’ITALIA
Avatar, uscito con le ossa rotte dalla cerimonia ha però portato all’Oscar uno dei pochi rappresentanti italiani. Mauro Fiore, vincitore per la migliore fotografia, salito sul palco ha parlato in italiano: «Un saluto all’Italia e un grande abbraccio». La famiglia di Fiore si trasferì dalla Calabria negli Stati Uniti, a Chicago, quando Mauro aveva sette anni. Poi i genitori decisero di tornare in ItaliamaFiore, giovane studente di cinema, volle restare e, poco dopo, iniziò la carriera che l’ha portato all’Oscar. «Dedico la statuetta alla mia famiglia: a mia moglie, ai miei tre figli e ai miei parenti e amici che vivono a Marzi, in Calabria e che sicuramente saranno stati incollati al televisore e avranno fatto il tifo per me. Immagino la festa che mi avranno dedicato, appena saputo della vittoria», ha detto Fiore in sala stampa. La seconda statuetta della bandiera è stata vinta da un italo americano che l’anno scorso ha ottenuto la cittadinanza italiana: Michael Giacchino ha alzato la statuetta per la migliore colonna sonora, per Up, il cartone animato della Pixar che ha portato a casa anche l’Oscar per il migliore film di animazione.
Giacchino è nato nel New Jersey da famiglia abruzzese e siciliana. «È un fatto risaputo che gli italiani non solo fanno il cibo migliore del mondo,mahanno anche scritto la migliore musica. L’Italia ha influito molto sulla mia formazione musicale, sono molto orgoglioso di essere italiano e che le mie radici e la mia famiglia vengano di laggiù». Non si sa ancora se lo stratagemma di candidare 10 film alla categoria più importante abbia portato audience alla cerimonia. Certo è che non l’ha svecchiata né resa meno noiosa, fatte salve qualche battuta dei due presentatori Steve Martin e Alec Baldwin. La più cattiva delle quali riguarda il film Bastardi senza gloria. Presentando il ruolo di Christoph Waltz hanno parlato di un nazista alla caccia di ebrei. Steve Martinha quindi indicato con lamanotutto il pubblico presente in sala.

I PREMIATI

Miglior film: «The Hurt Locker»
Miglior regia: Kathryn Bigelow («The Hurt Locker») Miglior attore: Jeff Bridges («Crazy Heart
»)
Miglior attrice: Sandra Bullock («The Blind Side»)
Miglior attore non protagonista: Christoph Waltz («Bastardi senza gloria»)
Miglior film d’animazione: «Up»
Miglior film straniero: «El Secreto de Sus Ojos» (Argentina) di Josè Campanella
Miglior scenografia: Rick Carter, Robert Stromberg e Kim Sinclair («Avatar»)
Miglior fotografia: Mauro Fiore («Avatar »)
Miglior colonna sonora: Michael Giacchino («Up»)
Miglior documentario: «The Cove» di Louie Psihoyos e Fisher Stevens

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Evviva, una signora vince contro la guerra

Un bell’8 marzo per il cinema: la Bigelow è la prima donna a portare a casa la preziosa statuetta per la miglior regia

ALBERTO CRESPI

Kathryn Bigelow batte James Cameron 6-3, ma in realtà è un3-0 secco: l’ex signora Cameron vince miglior film, miglior regia (prima donna nella storia dell’Oscar) e miglior sceneggiatura, premi pesanti, mentre i 3 Oscar di Avatar arrivano in categorie tecniche (fotografia, effetti speciali, scenografia). È ovvio che The Hurt Locker è un film, tra molte virgolette, «normale» – nel senso che somiglia ad altri film di guerra, più belli o meno belli – mentre Avatar è una «cosa» che sposta di qualche miglio la soglia del visibile. Maquesto è un dibattito che trascende l’Oscar e non deve oscurare un altro aspetto, altrettanto importante: è fantastico che una donna vinca finalmente il premio per la regia ed è fantastico che questa donna sia Kathryn Bigelow.
Che, come specialista di film d’azione, è apparentemente la regista più «macho» in circolazione… ma che in Strange Days ha messo in scenauno stuprocome solo una donna potrebbe fare, in Blue Steel ha usato il personaggio di una poliziotta come grimaldello per raccontare lo stalking ben prima che diventasse reato, e in The Hurt Locker ha semplicemente raccontato gli uomini per quello che sono: «C’è un piccolo, sporco segreto nella guerra: ed è il fatto che molti uomini la amano. Se non accettiamo questo lato oscuro dell’animo umano, non capiremo mai nulla né della guerra, né degli uomini». Questo ci disse, Kathryn, a Venezia 2008, quando The Hurt Locker venne presentato in concorso, accolto da un disinteresse abbastanza diffuso. Curioso: già registi enormi come Kubrick e Coppola ci avevano suggerito la stessa cosa. Ricordate Joker, in Full Metal Jacket, quando dice alla telecamera: «Io volevo conoscere l’Oriente misterioso… e farli fuori tutti! Volevo essere il primo ragazzo del mio palazzo a sparare a qualcuno ». E ricordate il colonnello Kilgore in Apocalypse Now: «Adoro l’odore del napalm la mattina. Profuma… di vittoria!». Quando il tema della «guerra divertente» rimane fra maschiacci, nessuno muove obiezioni; se a dircelo è una donna, qualcuno parla del «solito film di guerra». Curioso assai.
È bello festeggiare questo 8 marzo pensando che il messaggio di Kathryn Bigelow è arrivato fino all’Oscar. Messaggio che non è, banalmente: la guerra è brutta. Troppo facile. Messaggio che dice: stiamo spendendo miliardi di dollari in una guerra che non può essere vinta, stiamo mandando ragazzi a morire senza nemmeno sapere perché (sempre parole di Kathryn)… e c’è qualcuno che trova tutto ciò bello, emozionante, cool, fico! Forse viviamo in un mondo di pazzi e l’unica speranza è veramente emigrare su Pandora e vivere tra i Na’vi, gli alieni dalla pelle blu alti tre metri. Lo sminatore che nel finale di The Hurt Locker si avvia verso un desolato orizzonte iracheno potrebbe essere lo stesso marine che in Avatar fa come Dustin Hoffman in Piccolo grande uomo, si innamora degli indiani e rinnega il proprio mondo. Forse il film di James Cameron è il seguito del film di Kathryn Bigelow e quei due, lungi dall’odiarsi come capita a tanti ex, si sono messi d’accordo. L’importante è che continuino a fare film così. Per restare in tema 8 marzo,vorremmofare i complimenti a Sandra Bullock. Non per il premiovinto con unfilm che nonabbiamo visto (The Blind Side), ma perché la sera prima dell’Oscar è andata molto sportivamente a ritirare il Razzie vinto per un altro film, All About Steve. Il Razzie è l’ormai famoso premio-pernacchia alle peggiori performance dell’anno. È la prima volta che qualcuno fa il bis, Oscar e Razzie nel giro di due giorni. Sandra Bullock non sarà Eleonora Duse, ma è una ragazza in gamba. Buon 8 marzo anche a lei.

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