Dalla rassegna stampa Cinema

Contro l’Italia omofobica Ozpetek lancia «Mine vaganti»

Outing in famiglia nella nuova commedia corale del regista di origini turche girata a Lecce – Riccardo Scamarcio nei panni del figlio gay alle prese col padre tradizionalista e donnaiolo … Ferzan parla di film «liberatorio». In cui ha potuto trattare anche temi drammatici col sorriso. Il …

Commedia e famiglia. Il cinema italiano ha ritrovato il suo filo conduttore. Dopo La prima cosa bella di Virzì, Genitori e figli di Veronesi e aspettando Happy Family di Salvatores, ecco pure le Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek a raccontarci col sorriso di «affari di famiglia». Stavolta una del Sud, ricchi industriali della pasta pugliesi, con padre macho colto da infarto di fronte all’ outing del figlio.
Ozpetek, insomma, irrompe col tema dell’omosessualità all’interno della famiglia tradizionale. Dopo tante «tavolate» di amici in rappresentanza di quella cosidetta famiglia «allargata» fatta di affetti e di persone che si scelgono, qui ci accompagna all’interno del nucleo originario dei legami di sangue. Ennio Fantastichini nei panni del padre autoritario e donnaiolo, Lunetta Savino in quelli di una mamma italiana persino sottomessa. Mentre Riccardo Scamarcio è il figlio gay richiamato in paese per dedicarsi al pastificio, dove fino a quel momento ha lavorato suo fratello (Alessandro Preziosi) nascondendo anche lui la sua omosessualità. Tutto intorno è un via vai di zie (Elena Sofia Ricci), nonne dalla vita segreta (Ilaria Occhini) e nipotine «extra large».
Le vere «mine vaganti» di questa commedia corale già applaudita al festival di Berlino e in uscita in sala dal prossimo 12 marzo per 01, con tanto di brano inedito di Patty Pravo. «Non sono mai stato contro la famiglia tradizionale», dice Ferzan Ozpetek che dedica il film a suo padre, scomparso tre anni fa. «Ma ad una certa età, ed io ho 51 anni, si rispensa a tanti conti in sospeso che si sono lasciati coi propri genitori. I rapporti con loro si rivalutano con l’età. Ma sostanzialmente penso che più affetti hai e meglio è». Sembra esserci parecchio di autobiografico, insomma, in queste «mine vaganti» per il regista di origini turche. «Mio padre – confessa – pur sapendo della mia omosessualità ogni volta che mi vedeva con una ragazza mi si avvicinava con fare complice dicendomi: “non ne lasci in pace una”. E devo dire che mi ha sempre visto, fino alla fine, un po’ come fossi un acrobata da circo».
Sarà anche per questo che Ferzan parla di film «liberatorio». In cui ha potuto trattare anche temi drammatici col sorriso. Il risultato è irresistibile, soprattutto nella descrizione del mondo gay a confronto col sud machista, quando irrompe in famiglia il fidanzato di Scamarcio con gli amici: una banda di «pazze» che cantano sotto la doccia e indossano magliettine attillate. «Altro che famiglia tradizionale – commenta a proposito Lunetta Savino – quella sì che è una bomba. Mentre i più risolti sono proprio i gay, almeno loro si scelgono ».
Mine vaganti, grazie al sorriso, rende leggero anche il tema della tolleranza nei confronti della «diversità ». «Stiamo assistendo oggi ad un ritorno preoccupante dell’omofobia – dice Ennio Fantastichini – e mi sembra persino razzista usare il termine omosessuale. Viviamo in un paese che non ha rispetto per le scelte sessuali e religiose delle persone che sono scelte private». Del suo personaggio Fantastichini riconosce la forza proprio nell’essere «vittima degli stereotipi maschilisti». Un padre del Sud prigioniero dei luoghi comuni che, invece, di dissolversi via via sono in continua crescita, in questi nostri tempi di recrudescenza omofobica.
A questo proposito c’è anche una battuta nel film, in cui il protagonista spiega che all’inizio del 2000 tutto era diverso. «Allora – sottolinea Ferzan – c’era più ottimismo e una visione del mondo più aperta. Forse, chissà, non c’era stato ancora l’11 settembre e Bush non aveva ancora governato per otto anni». Ma più schierato è ancora Fantastichini che conclude: «L’Italia si sta spingendo nelle tenebre. In questo film, invece, si sorride e c’è tenerezza. Pone degli interrogativi e spinge a cambiare punto di vista».

2/3/2010

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