Dalla rassegna stampa Cinema

Ozpetek: il mio ritratto di famiglia in un interno Scamarcio-Preziosi, i fratelli gay

Non m´importa di chi critica le mie tavolate, ho messo nel film tutte quelle che potevo. La famiglia? È importante anche quella allargata quella che ti scegli tu

ROMA – «Quando mio padre vedrà che bacio un uomo avrà la stessa reazione di Ennio Fantastichini nel film», scherza Riccardo Scamarcio a proposito di Tommaso di Mine vaganti «un personaggio difficile solo perché non agisce, reagisce agli altri. Nessun problema per il gay, baciare un uomo è facile: basta chiudere gli occhi». Il film di Ferzan Ozpetek, dopo l´ottima accoglienza a Berlino – è stato venduto in 15 paesi – esce il 12 in Italia, distribuito dalla 01 con 500 copie, «dieci delle quali sottotitolate», ricorda il produttore Procacci, che continua l´esperimento a favore dei non udenti.
Tommaso Cantone torna a Lecce deciso a dichiarare alla famiglia la sua omosessualità. Ma durante il pranzo il fratello Antonio, Alessandro Preziosi, lo anticipa, confessa di essere gay e, vista la reazione del padre (Ennio Fantastichini) che rischia l´infarto e lo sconforto in cui cade tutta la famiglia, Tommaso è costretto al silenzio e a restare a Lecce con il peso di doversi occupare del pastificio Cantone. Il tema però, dice Ozpetek, che ha scritto il film con Ivan Cotroneo, «non è l´omosessualità bensì la famiglia, il rapporto padre-figli, la difficoltà di conoscersi, l´ansia dei genitori per il futuro». Dopo Un giorno perfetto dal romanzo della Mazzucco, Ozpetek è tornato al “suo” cinema «in cui ci sono frammenti del mio vissuto, ad esempio la zia interpretata da Elena Sofia Ricci riassume tre mie zie stravaganti che ho amato tantissimo. Una di loro di notte riceveva l´amante e quando lui usciva lei gridava “Al ladro” e in famiglia facevano finta di niente. Lo spunto del film viene da una famiglia che conosco. Non è esagerata la reazione del padre, tenendo conto che la vicenda si svolge in una città di provincia, dove si sparla e si spettegola e dove tutti sanno tutto di tutti».
In Mine vaganti Ozpetek sembra osare di più rispetto al passato: nell´equilibrio tra momenti drammatici e comici, nel gioco ironico sui vezzi omosessuali, quando piomba a Lecce un gruppetto di amici di Tommaso, tutti vivacemente gay. «Ho superato molti tabù nella mia testa, ho giocato sui gay, ma il mio non è un atteggiamento razzista al contrario. Ho lavorato con grande libertà, me ne sono anche fregato di chi critica le mie tavolate, ho messo tutte quelle che potevo. Quanto alla famiglia, a 51 anni ho cominciato a rivalutare i rapporti con i genitori, penso a mio padre che non c´è più e ai molti conti in sospeso. La famiglia di sangue è importante, ma lo è anche la famiglia allargata alle persone che ti scegli», dice Ozpetek, a cui un film corale come questo, ha permesso di allargare ancora la famiglia cinematografica. Tra ritorni e nuovi arrivi – Nicole Grimaudo, Lunetta Savino, Ilaria Occhini, Daniele Pecci, Carolina Crescentini, ecc. – ha trovato anche Patty Pravo: è sua “Sogno”, la bella canzone che chiude il film.

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