Dalla rassegna stampa Libri

Ebreo e omosessuale La resistenza invisibile di Gad alla violenza nazista

… Giocando anche su quella sua natura omosessuale: perché se l’omofobia ufficiale del nazismo sarebbe sfociata nell’Omocausto, in queste pagine Beck ci dimostra quante porte poteva in realtà aprire essere un ragazzino grazioso, generosamente disposto a concedersi…

L’omofobia del regime nazista ma ha generato anch’essa segregazioni, deportazioni, morti. Gad Beck, allora ragazzino, racconta la sua storia di ebreo omosessuale, che riuscì a salvare se stesso e molti altri.

Gerhard Beck, figlio di Heinrich, imprenditore ebreo di origine viennese e di Hedwig Kretschmar, cristiana convertitasi al momento di sposarsi, diventò Gad quando, sui 15-16 anni, scoprì il sionismo e decide di darsi un nome ebraico. Con audacia, perché i Beck vivevano a Berlino e gli anni erano quelli del nazismo: Gad Beck era nato nel 1923, e nel 1938, quindicenne, assisteva alla Notte dei Cristalli… Dietro il vetro sottile, uscito nel 1995 in Germania e ora tradotto da noi è il libro di memorie di un uomo che è stato capace di vivere un’esperienza straordinaria: un omosessuale «mezzosangue », secondo la tassonomia nazista, ma fattosi per convinzione ebreo al 100%, che, dotatosi di un documento «ariano», organizzò a Berlino negli anni di guerra la rete di supporto per gli ebrei che lì si nascondevano. Oltre il vetro sottile è un libro che insomma ci insegna che in ogni caso, sempre davvero, si può cercare di «resistere ».
Gad Beck percorreva la città alla luce del sole da un capo all’altro, in autobus, tram, a piedi, per provvedere di cibo, abiti, marchi, rifugi sicuri, decine e decine di scampati a quella «disebreizzazione» della città che Goebbels aveva voluto regalare a Hitler per il 20 aprile 1943, giorno del suo 54esimo compleanno. Era un ragazzino, nel corso della sua avventura diventato un ragazzo, che per un paio d’anni nella capitale del Reich fu il terminale degli aiuti che in Svizzera raccoglieva dalla comunità ebraica internazionale Nathan Schwalb. E che riuscì a farsi magicamente invisibile, scivolando tra le maglie di polizia e SS. Come ci riuscì? Giocando con astuzia totale sul crinale dei due mondi cui, per nascita, apparteneva: ebreo e cristiano. Giocando anche su quella sua natura omosessuale: perché se l’omofobia ufficiale del nazismo sarebbe sfociata nell’Omocausto, in queste pagine Beck ci dimostra quante porte poteva in realtà aprire essere un ragazzino grazioso, generosamente disposto a concedersi.
Dietro il vetro sottile è un libro che ci spalanca un quadro della Berlino in guerra a dire poco inedito. È una città che ha dei macabri prolungamenti: a Theresienstadt, Ravensbruck, Auschwitz, dove finiscono quanti Beck non salva dai rastrellamenti. È una città dalla geografia di continuo mutante sotto i bombardamenti, dove un deposito del porto sullo Sprea, un giorno attivo, il giorno dopo, colpito, può diventare un ottimo nascondiglio, dove s’improvvisano giacigli sotto costruzioni accartocciate, dove i palazzi del potere diventano cumuli di macerie. È una città di spie, di borsaneristi, di tabaccai diventati boia illustri della Gestapo, come Erich Möller e di nobildonne ariane invece diventate puttane dell’Alexanderplatz e solidali con i clandestini, come la signorina Schmidt andata sposa poi al primo capo della comunità ebraica del dopoguerra. Con Beck entriamo dal vivo dentro alcuni luoghi famosi: Rosenstrasse, perché lui era dentro l’edificio trasformato in carcere per i «mezzosangue» quando nel ’43 lì si svolse l’unica marcia di protesta degli «ariani» contro le deportazioni. Inutile dirlo, da lì riuscì ad uscire…
I miracoli di Gad Beck sono infiniti, ma uno solo non potè farlo e, oggi 83enne in Israele, ancora se ne strugge: non riuscì a salvare l’amore della sua vita, Manfred. Riuscì, sì, a presentarsi travestito da giovane hitleriano dov’era detenuto, e – incredibile – a liberarlo, ma non a convincerlo ad abbandonare la sua famiglia in partenza per il campo di sterminio.
La Berlino di Beck nelle ultime pagine assomiglia sempre di più a quella raccontata da un’anonima autrice nel suo diario, pubblicato da noi col titolo Una donna a Berlino. Per lei, però, tedesca ariana, pure in quelle ultime settimane di incendi, devastazione, follia, l’arrivo dell’Armata Rossa coincise con l’inizio del vero inferno: preda di guerra per stupri a ripetizione.
Per Gad Beck l’arrivo dell’Armata Rossa costituì la liberazione. Fu l’apparizione di un soldato ebreo russo che in yddish annunciò a lui e al suo amico Zwi: «Brieder, ihr sejd frej!», fratelli, siete liberi.

25/2/2010

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