Dalla rassegna stampa Cinema

Con due mamme i figli stanno bene

La famiglia gay è una famiglia Un«film alla Sundance» passa a Berlino fuori concorso: si tratta di «The Kids Are All Right» di Lisa Cholodenko, con Julianne Moore e Annette Bening. Tema, una famiglia gay è una famiglia.

BERLINALE – The Kids Are All Right, «I ragazzi stanno bene», era il titolo diuna vecchia canzone degli Who. Ma qui, nel mondo di Lisa Cholodenko, domina Joni Mitchell: anni fa la cineasta americana si era ispirata a un disco della cantautrice canadese per il film Laurel Canyon, qui battezza Joni uno dei personaggi e lancia Annette Bening in una struggente reinterpetazione, durante una cena, di All I Want, un celebre brano di Blue. Moglie di Warren Beatty nella vita, la Bening qui interpreta il «marito»: lei e Julianne Moore sono unacoppia lesbica in cui i ruoli sono molto definiti.
IL DONGIOVANNI
Jules e Nic, le due donne (nomi, entrambi, volutamente ambigui), hannoconcepito in passato unfiglio ciascuna, rivolgendosi allo stesso ignoto donatore di sperma. Ora che i ragazzi – la 18enne Joni e il 15enne Laser – sono grandi, vorrebbero conoscere il loro padre biologico. Lo cercano, lo trovano – è un ristoratore dongiovanni di nome Paul, lo interpreta Mark Ruffalo – e lo presentano alle due mamme. Il delicato equilibrio familiare viene ovviamente sconvolto dall’arrivo di questo indesiderato (dalle mamme; o, almeno, da una mamma…) papà: anche perché, dopo le iniziali titubanze, lui comincia a prendere il suo nuovo ruolo troppo sul serio… Presentato a Berlino fuori concorso, The Kids Are All Right è il tipico «film alla Sundance» che uscirà negli Stati Uniti il 7 luglio e in Italia, per la Lucky Red, nella prossima stagione. È ben scritto, benissimo recitato (soprattutto la Bening è un mostro, della Moore si sapeva e si sa), girato senza guizzi, simpaticamente esile.
Lisa Cholodenko, losangelina 46enne di ovvie origini ucraine, lo cavalca politicamente, come è giusto: «Ogni occasione di parlare di diritti civili e di matrimoni gay va afferrata al volo. Penso a questo film da almeno 4-5 anni, ma sono felice che esca ora. Una famiglia è una famiglia, non contano i generi e le identità sessuali, conta ciò che due genitori possono dare ai figli». Julianne Moore, intubata in un delizioso abitino giallo, dà una bella risposta a una domanda banale: «Cos’è l’amore?… l’amore è il tempo che puoi dedicare a una persona, o una famiglia. Il tempo che investi, senza badare alla noia, alla ripetitività delle giornate… Per questo è giusto, in fondo, che le due donne del film alla fine escludano l’uomo: sì, lui è il padre biologico dei ragazzi,maquanto tempoha investito per loro? Il tempo brevissimo della donazione di sperma. Mentre loro due li hanno cresciuti, amati, si sono preoccupate per loro ». Sul rifiuto del maschio, che magari farà arrabbiare qualche spettatore, la regista ha le idee chiare: «Secondomela porta rimane aperta. È molto probabile che Paul potrà riaffacciarsi nelle vite dei figli, quando saranno grandi. Ma il finale mi sembra il più sincero che potessi scrivere. Non volevo raccontare la nascita di una comunehippy, in cui ci sono due madri e unpadre e tutti dormononello stesso letto, all’insegna del libero amore. Conosco persone che vengono da simili storie e dico, molto sinceramente, che non credo nella bontà di una simile soluzione. È una mia opinione. Il mio film racconta una famiglia gay ma, soprattutto, una famiglia.

18/2/2010

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