Dalla rassegna stampa Cinema

“L’amore? E’ il tempo passato insieme” Julianne Moore madre lesbica a Berlino

La musa dell’America …Annette Bening (Nic) e Julianne Moore (Jules) sono le mattatrici di The kids are all right, scintillante commedia lesbo di Lisa Cholodenko salutata ieri alla Berlinale da applausi calorosi… «Una famiglia è una famiglia – ribatte la regista -, a prescindere dal sesso dei …

Si sono innamorate tanto tempo fa, vivono insieme serene, con i due figli adolescenti avuti grazie all’inseminazione artificiale. Come tutte le coppie di vecchia data fanno l’amore in modo un po’ stanco, hanno momenti di reciproca insofferenza e, esattamente come in qualunque altro tipo di famiglia, rivestono ruoli diversi, una è più autoritaria e decisionista, l’altra più frivola e tollerante. Annette Bening (Nic) e Julianne Moore (Jules) sono le mattatrici di The kids are all right, scintillante commedia lesbo di Lisa Cholodenko salutata ieri alla Berlinale da applausi calorosi. La miccia che rischia di far esplodere l’equilibrio dell’intero nucleo familiare è costituita da Paul (Mark Ruffalo), «bio-dad», ovvero donatore del seme che ha consentito la nascita dei ragazzi. Rintracciato da Joni (Mia Wasikowska) che sta per andare al college, Paul, non solo scopre un’inattesa vena paterna, ma è anche fortemente attratto da Jules con cui vive un’infuocata relazione a base di sesso: «Questo – spiega Moore che ieri ha illuminato con la sua presenza una Berlinale avara di dive – è un film sul matrimonio, sull’essere sposati da tanto tempo, sull’avere dei figli, sul vivere insieme. Sia io che Annette conosciamo bene questo tipo di menage, e quindi abbiamo portato nella storia la nostra esperienza personale».
Qualcuno dirà che una coppia lesbica non è esattamente identica a una etero e che due adolesceni cresciuti con due mamme, anche se diverse, perché una fa la voce grossa e l’altra tende a smussare i contrasti, hanno di certo un vissuto familiare complesso o almeno fuori dalla norma: «Una famiglia è una famiglia – ribatte la regista -, a prescindere dal sesso dei genitori». In America il tema è più che mai al centro di dibattiti e confronti: «Non sono un’attivista politica – aggiunge Cholodenko – e non ho fatto The kids are all right con l’intento di prendere una posizione. Sicuramente, però, il film si pronuncia con chiarezza sulla questione delle coppie gay». Realizzarlo «è stato incredibilmente difficile», anche se l’impresa era da tempo in cima ai pensieri della regista e di Julianne Moore che voleva fortissimamente partecipare al progetto. La versione definitiva della sceneggiatura ha richiesto 5 anni di lavoro, le riprese sono state invece brevissime, 21 giorni di intesa perfetta tra regista e interpreti: «Povera Jules – dice Moore parlando del suo ruolo -, mi è sembrata una persona un po’ persa, spesso mi capita di interpretare donne con le idee molto chiare, stavolta, invece, sono una che si va a infilare in un gran pasticcio».
Splendida musa del miglior cinema americano, passata di ruolo in ruolo, dalla poliziotta Clarice Starling in un capitolo della saga del cannibale Hannibal all’amica del protagonista di A single man, dalla madre che abbandona il figlio bambino in The hours alla moglie devastata dal senso di colpa di Magnolia, Moore ritiene che il nodo, alla fine, sia tutto nell’amore. E che l’amore stia anche nella consuetudine, «nel tempo che due persone passano insieme, in quello che condividono dalla mattina alla sera, nei pranzi, in cucina, con i figli». E’ per questo che il tradimento di Jules non potrà intaccare il legame con Nic: «La famiglia che hanno costruito, gli anni trascorsi insieme, sono più forti di tutto».
Sullo schermo le due star non si risparmiano, oltre alla sequenza dell’amore coniugale, davanti a un film porno omsex, ci sono, per Moore, gli amplessi comicamente furiosi con Ruffalo: «Per fortuna ci conosciamo molto bene, altrimenti sarebbe stato veramente difficile fare scene di quel tipo senza avere almeno un po’ di confidenza». Del suo lavoro, dei registi che la cercano di continuo perché ogni sua prova è un piccolo miracolo, Moore è felice. Una soddisfazione consapevole, che spicca sotto il tappeto di lentiggini e i lineamenti minuti fatti apposta per la cinepresa: «Mi sento estremamente fortunata per i bellissimi ruoli. Quando il pubblico si identifica, sente che la storia gli appartiene, per me è la ricompensa più grande».

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