Dalla rassegna stampa Cinema

L' "altra famiglia" di Julianne Moore

L’attrice statunitense applauditissima nell’alternativo “The Kids Are All Right” …Lisa Cholodenko si è detta molto fortunata di aver potuto lavorare con Julianne e Annette. Il film finanziato con molta fatica in maniera indipendente è stato girato in soli 21 giorni, ed esce in un momento in cui …

A Berlino ieri è stato il giorno di Julianne Moore, protagonista con Annette Bening e Mark Ruffalo dell’ applauditissimo film di Lisa Cholodenko “The Kids Are All Right”, presentato fuori concorso. Il film è la storia di una bella famiglia con due belle mamme, Jules (Julianne Moore) e Nic (Annette Bening), e due splendidi ragazzi, Joni (Mia Wasikowska) e Laser (Josh Hutcherson), partoriti dalle due donne dopo una inseminazione artificale con sperma dello stesso donatore. L’arrivo ai 18 anni di Joni apre la possibilità di conoscere il padre naturale per i due ragazzi, che entrano così in contatto con Paul (Mark Ruffalo), un gaudente gastronomo di mezz’età affascinato dalla nuova situazione, con un desiderio di avere un propria famiglia, e che per complicare le cose va anche a letto con Jules. La quale nella coppia è quella che ha fatto le maggiori rinunce, restando a casa a curare i figli mentre Nic, che è medico, ha continuato la sua carriera. Alla fine comunque la famiglia prevale, la crisi si ricompone e Paul viene messo alla porta da Nic con le parole: «Questa è la mia famiglia, se ne vuoi una tua, fattela altrove».
«Gli anni passati assieme in un rapporto lasciano il segno, non solo negativamente» ha spiegato la Moore ai giornalisti che le chiedevano cosa è per lei l’amore e come si è sentita a interpretare la parte di Jules, una lesbica di mezz’età che vive da anni con Nic e i loro due figli: «Annette e io, ognuna per sé, abbiamo avuto lunghi rapporti famigliari, abbiamo educato i figli e sappiamo quindi di cosa parliamo. Che poi il rapporto sia tra due donne secondo me non fa alcuna differenza. Il film descrive una relazione che va avanti da molti anni, cosa che al cinema si vede molto raramente. È il ritratto di una famiglia, per cui l’orientamento sessuale non ha importanza».
Lisa Cholodenko si è detta molto fortunata di aver potuto lavorare con Julianne e Annette. Il film finanziato con molta fatica in maniera indipendente è stato girato in soli 21 giorni, ed esce in un momento in cui negli Usa si sta muovendo qualcosa per quanto riguarda i diritti dei gay. Il fatto che poi il film, come ha fatto rilevare una giornalista, segua il modello dei film americani degli anni ’50, dove alla fine i valori della famiglia avevano la precedenza su tutto, per Cholodenko non è un finale reazionario. «Io ho visto in gioventù famiglie simili, con rapporti complicati da omosessualità e promiscuità, e non mi sembra che i risultati fossero molto promettenti per il futuro». E poi – ha concluso – una sola cosa conta veramente: «Una buona famiglia è una buona famiglia».
Approda infine tra mille polemiche anche a Berlino il film di Safy Nebbou “L’autre Dumas”, in cui Gerard Depardieu interpreta Alexandre Dumas padre.

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Antonioni e il suo sì al film di Goebbels

BERLINO
Fa impressione pensare che un regista come Michelangelo Antonioni possa aver scritto, in qualità di giornalista, una frase di adesione ad un film antisemita e voluto da Goebbels nel 1939, come “Jud Suss”, ma di fatto, nella cartella stampa di “Jew Suss Rise and Fall”, film di Oskar Roehler, in concorso al festival di Berlino, quella frase esiste e bisogna farsene una ragione. «Non abbiamo nessun problema nel dire che è un lavoro di propaganda. Ma allora in questo caso sia la benvenuta. Questo film è infatti potente, incisivo, ed estremamente efficace», diceva Michelangelo Antonioni, critico cinematografico negli anni Quaranta, recensendo il film.
Questa produzione austro-tedesca è la storia per certi versi avventurosa di quel lungometraggio che fu un vero best-seller: in anteprima mondiale “Jud Suss” andò infatti al Festival di Venezia il 5 settembre del 1940 mentre fece il suo debutto in Germania solo sei giorni dopo per conquistare in pochi anni circa venti milioni di spettatori.
Colpisce la recensione di Antonioni, ma il fatto che Michelangelo Antonioni abbia aderito al fascismo è cosa nota e mai smentita dallo stesso regista, morto il 30 luglio del 2007. Ma è anche vero che questa sua adesione, o meglio questa sua partecipazione ad attività culturali del Ventennio (una cosa condivisa da molti intellettuali) continua a fare scandalo e a creare polemiche.
Già nel periodo universitario il regista era nel Guf (Gruppo universitario fascista) e vinse addirittura un Littoriale della cultura e dell’arte. Poi arrivò il teatro e, negli anni ’30, l’attività di giornalista prima al Corriere Padano di Nello Quilici e poi a Roma nella redazione di “Cinema 0”, rivista diretta da Vittorio Mussolini.

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