Dalla rassegna stampa Libri

"Stop movie. L'ingrato compito di vivere al passato" la vita di una lesbica nel racconto di Cristina Zanetti

…In Stop movie. L’ingrato compito di vivere al passato (Cicero, pp. 348, euro 16.00) Cristina Zanetti ci dona l’affresco, lei che è anche una pittrice, della formazione di una ragazza cresciuta nei mitici anni 60 e 70…

Ancora un libro che racconta la vita di una donna, di una lesbica? Sì, perché trovare le parole per dirlo è rinascere in un mondo che acquista misura, dimensione e senso. La vita che ci cade addosso, che nelle sue misteriose fatalità ci fa nascere in uno spazio e tempo prestabiliti, con genitori, parenti, ambiente socioculturale non scelti, viene presa in mano dalla scrittrice che la ripartisce in un trittico: Palude -Foce – Onda. E le parole, come pennellate a volte scorrevoli e leggere altre dense, frante e baluginanti di sprazzi nell’oscurità della tela del tempo, hanno il magico potere di ricreare, davanti a noi, poco a poco, l’enigma di una vita. In Stop movie. L’ingrato compito di vivere al passato (Cicero, pp. 348, euro 16.00) Cristina Zanetti ci dona l’affresco, lei che è anche una pittrice, della formazione di una ragazza cresciuta nei mitici anni 60 e 70: ne vive le passioni, i sogni e le difficoltà, le trasgressioni, la musica, le inquietudini e l’insopportabilità per quelle vecchie regole che sembravano aver retto, fino ad allora, il mondo e la famiglia suo massimo paradigma e concentrato. Con un coraggioso lavoro di verità raramente riscontrabile, l’autrice dis/seziona non solo la propria storia ma anche quella di tutti gli attori che man mano appaiono sullo schermo.
Fermo immagine: La morte della madre. Da qui prende l’avvio un andirivieni tra presente e passato, tra ricordi ed esperienza secondo quel “flusso di memoria” che evidenzia l’amore per la scrittura di Virginia Woolf. Il corpo a corpo con la madre è straziante ed a volte crudele. Come per gran parte delle donne, ripercorrere l’esperienza del disamore materno o, più precisamente, del vissuto di disamore, è un’impresa necessaria anche se costa strappi di pelle e, oserei dire, di interiora: cuore, fegato, bile, cervello. La famiglia, l’ha rivelato il femminismo, è il prisma ed il concentrato di tutti i rapporti di potere e sopraffazione della società. Gli attori, loro malgrado, giocando i ruoli loro assegnati, mescolano agli affetti e alle cure dominio, ricatti, violenza. Se la psicanalisi, di cui l’autrice ha esperienza, ci rivela come dietro ad ogni forma di amore alberghi altrettanto odio, se una donna, per le sue enigmatiche vicende, trova un suo modo di vivere dominando le persone che pensa di amare, allora Clotilde non è un marziano ma una madre da cui difendersi. Intorno alla madre si muove tutto il mondo familiare: un padre defilato ma complice, zii maniaci o puttanieri, zie vittime o sfortunate estroverse, cugini schizofrenici. Resta ancora, solida e preziosa, per i tempi dell’abbandono, l’amica “sorella”: legame affettivo con quella «bambina perfetta, ubbidiente e giudiziosa» che “di conflitto in conflitto” avrebbe raggiunto una sua dolorante maturità.
Stop Movie è il resoconto dell’educazione sentimentale di una donna nella seconda metà del secolo scorso, di una ragazza che sfreccia per la sua città su una Yamaha 400 Custom, suona nei locali con la sua Di Giorgio in «un misto fra Janis Joplin e Joan Baez» e scopre l’impegno politico attraverso un grande amore. E il libro è anche la testimonianza di una delle imprese culturali e politiche più importanti per il mondo lesbico italiano: il Festival Internazionale del Cinema Lesbico e Femminista. Ci racconta l’impegno, la passione, la fatica, le ore strappate al sonno e non solo, che stanno dietro ad un evento che è stato fondamentale per la vita di moltissime lesbiche del nostro paese. La militanza mescolata alla passione amorosa, alle vacanze selvagge a Stromboli, agli incontri internazionali, vive sulle pagine come un lenimento per le nostre ferite attuali che ci fa pensare: «Ma c’è stato un tempo in cui tutto ciò è avvenuto ed è stato realizzabile!».
L’amore per le donne, che nasce tra esperienze di rapporti con gli uomini, si stabilizza nell’incontro “fatale” che cambierà la vita della protagonista che, incerta tra pittura, musica e scrittura, concentrerà le sue doti creative nell’impresa politica di “Immaginaria”. Anche qui, come in molti romanzi di lesbiche, il primo innamoramento, per una compagna di scuola, è descritto con i toni della favolosità nei suoi tremori appassionati tra esaltazioni e disperazione, come se la storia non vissuta restasse intatta nel ricordo in tutta la sua aura di miticità. L’amore invece, quello che fa crescere e faticare, che aiuta a vivere, quando finisce fa crollare con sé tutto il mondo. Dalle macerie, però, forse per una forza misconosciuta ma che traspare da tutte le pagine del libro, la protagonista riemerge nel mare della vita trovando una sua nuova dimensione, riprendendo una delle antiche passioni: la scrittura e Stop Movie ne è la testimonianza più concreta e vitale.

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