Dalla rassegna stampa Cinema

Le due facce del Sundance un tycoon che non disdegna i divi

Parte oggi a Park City il Sundance, il Festival fondato da Robert Redford nel 1981, fucina di nuovi talenti. Duecento le pellicole (fiction e documentari) presentate e sessanta i film in competizione.

A Park City Utah, nei dieci giorni del festival del cinema indipendente, c’è chi viene per godersi il cinema e c’è chi viene per comprare (sempre cinema), in genere facendo begli affari. Dalla vetrina del Sundance infatti spesso vengono mostrati film di qualità come lo scorso anno Precious e An Education.
«Il Sundance è sempre in conflitto fra arte e commercio – scrive il critico Kenneth Turan sul Los Angeles Times – la sua vicinanza con Hollywood e le sue premiére dedicate adun pubblico “popolare” hanno da sempre alimentato le accuse di chi ritiene che il Sundance non sia abbastanza puro, non abbastanza devoto alle rigidezze dell’alta arte cinematografica, per rafforzare e incoraggiare la quale il festival di Robert Redford era stato creato, molti anni fa. Ma per chi veramente frequenta il Sundance sa che certe accuse non hanno molto senso». Vero, perché il Sundance rimane un festival capace di sfornare volti nuovi e nuove idee, molte capaci di sfondare.
Quest’anno ai Golden Globes due dei cinque film che concorrevano nella categoria miglior film straniero provenivano dal festival (il francese Un Profeta e il cileno The Maid), ed anche Precious, la pellicola che ha portato al Globo d’oro la cantante Mo’nique. Il nuovodirettore, John Cooper, ha voluto apportare quest’anno qualche modifica proprio per smorzare i toni delle polemiche che vogliono il Sundance troppo commerciale: non ci sarà la Opening night, la prima notte di gala, e ci sarà una nuova sezione, chiamataNEXT, dedicata ai film a bassissimo budget, il primo amore del Sundance, che lo ricordiamo ha dato i natali professionali a nomi come Quentin Tarantino e Steven Soderberg. Grande spazio quest’anno anche ai documentari, grande passione del fondatore del festival Redford.
Uno dei titoli più forti è 12th and Delaware codiretto da Rachel Grady e Heidi Ewing, già conosciute per aver diretto Jesus Camp e The Boys of Baraka, che parla del controverso temadell’aborto e racconta due opposte realtà: quella diun centro antiaborto e quella di una clinica dove questi vengono effettuati. Altrettanto toccante è Secrets of the Tribe, del brasiliano José Padilha, che racconta degli effetti che gli antropologi hanno avuto sulle popolazioni Yanomami, una società del bacino dell’Amazzonia completamente isolata dalla civilizzazione. Ma i temi toccati sono tantissimi, dal terrorismo con The Oath, alla proliferazione delle armi nucleari con Countdown to Zero.
ATTESO «HOWL» SU GINSBERG
Nella sezione film drammatici, altro pezzo forte del festival, molte sono le attese per Please Give, scritto e diretto da Nicole Holofcener, e per Howl, che vede la straordinaria prova d’attore di James Franco (in passato votato a film molto commerciali come Spider Man) che interpreta Allen Ginsberg. Fra i film stranieri emerge Animal Kingdom che racconta di un ragazzo costretto ad avere a che fare con un parentado di criminali. Con le sue scene forti il film è già stato definito un ottimo compromesso fra arte e attrattiva commerciale. Il film perfetto per il Sundance.

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