Dalla rassegna stampa Cinema

Ozpetek: rilancio la commedia con la leggerezza di Germi

«Un ritratto di famiglia tra ambiguità e tradizioni» …Chi l’ha visto nelle prime proiezioni esplorative, dice che si rivede la profonda leggerezza di Pietro Germi. … Lei tratta l’omosessualità con grazia, senza moralismi. Eppure la comunità gay non la ama. «Dicono che sono …

ROMA— Ferzan Ozpetek apre la porta di casa, al quartiere Ostiense, che ama riamato, un arcobaleno multietnico, e c’è subito la cucina, grande e accogliente, pronta per la tavolata di amici. Sembra la scena di un suo film. La vita è il set, il cinema sono gli altri, realtà e fantasia in lui si mescolano di continuo. Mine vaganti è il titolo del suo nuovo film che il 13 febbraio andrà fuori concorso al Festival di Berlino, e uscirà il 12 marzo, prodotto da Raicinema e Fandango. «A Berlino ero in gara per Le fate ignoranti. Sono stato a tutti e tre: Cannes è il glamour, Venezia l’eleganza, Berlino il mercato. Roma…Sarebbe strano uscire di casa e andare sul tappeto rosso». Chi l’ha visto nelle prime proiezioni esplorative, dice che si rivede la profonda leggerezza di Pietro Germi.

Chi sono le mine vaganti? «Quelle persone che amo tanto, ci sono citazioni di amici, alcuni abitano nel mio palazzo, sono infantili nel loro comportamento, fanno il contrario di quello che dicono. Mi chiederanno il conto», spiega divertito. «Io parto sempre dalla realtà, quello che racconto è successo a un mio amico». Riccardo Scamarcio e Alessandro Preziosi sono due fratelli. Si ritrovano a Lecce perché il padre, Ennio Fantastichini, vuol dividere il pastificio e passare la mano ai figli.

Ferzan è un mezzo visionario che parla controvento, «sono un animale istintivo», dice di sé, non organizza il pensiero in modo razionale ma i suoi ingorghi esistenziali vivono di lampi, mescolando intuizioni e sensazioni in un frenetico meticciato culturale. La musica come sempre è centrale: «Patty Pravo mi ha dato un brano inedito, Il sogno. Che poi fondo con la voce turca di Sezen Aksu e con musica armena». Dice che sul set cambia le battute del copione all’ultimo momento. Ma l’impianto regge: «Riccardo torna a Lecce e si trova in un affare di famiglia che non è il suo, si infila le scarpe del fratello, Alessandro Preziosi, che nel film è gay. Si innescano delle ambiguità, c’è un guardare alla tradizione familiare in modo divertente».

La famiglia turca è diversa da quella italiana? «Le dinamiche sono le stesse, sono le donne che sembrano comandare e unire». Sua nonna divorziò durante l’impero ottomano e sposò due pascià, sua madre si divise da suo padre ma coabitarono fino a quando lui non scomparve, sua sorella, ex miss Turchia, è divorziata tre volte: «E ora ha il quarto marito, un americano! Ma non conta quanti divorzi fai, la mia famiglia non è moderna perché sono successe queste cose, anzi è all’antica. In questo film ho messo molto della mia famiglia, di mio padre che era un uomo all’antica. Dopo imiei primi successi mi diceva: però laureati, può sempre servire. Quando mi diedero una laurea ad honorem, ho pensato a lui, mio padre. E mi sono commosso. Il personaggio della zia, che fa Elena Sofia Ricci, ricorda la mia, che beveva col cucchiaio con la scusa della tosse ma era Cinzano. Un’altra urlava di notte al ladro al ladro: quell’ombra era il giovane amante che cercava di coprire quando andava via. Tutti in casa sapevano. E fingevano. Sono i ricordi che amo di più, un’ambiguità così sofisticata. Mi fa tenerezza. Oggi c’è poco di quel mondo lì, è tutto dichiarato».
Intanto Ferzan disfa la valigia, è appena rientrato da Istanbul. Ma vive a Roma. È tornato a casa o non l’ha mai lasciata? «Sono a casa in tutt’e due le città, Istanbul e Roma sono le due capitali dell’impero romano, in quella orientale sono nato, in quella occidentale vivo da 34 anni. Quando nel 1976 in Italia dicevi che eri turco, destavi grande curiosità. Non c’erano razzismo e intolleranza». Non c’era nemmeno l’immigrazione. «Adesso però l’aria è strana. A Rosarno abbiamo visto una guerra tra poveri. Ma se vai a Lecce…Ho il mal di Lecce. Sono preso dal Salento, la gente mi ricorda l’Italia degli anni ’70, la mentalità aperta verso il diverso, e non parlo di omosessualità». Lei tratta l’omosessualità con grazia, senza moralismi. Eppure la comunità gay non la ama. «Dicono che sono trasversale. Una signora di recente mi ha detto: Spero che nel suo prossimo film non ci sia ancora l’argomento omosessualità. Ma tu a un regista chiedi se nel suo prossimo film c’è l’eterosessualità?, le ho domandato. Mi chiese scusa. Questo è il mio ottavo film. In cinque c’è l’omosessualità; in tre, no». Quando la paragonano a Almodóvar…«Ormai mi sono rassegnato. Poi però non te lo sanno spiegare. Chissà, magari è per la trans che misi nelle Fate ignoranti ». Chi è la «sua» Penelope Cruz? «Mah, Fantastichini e Lunetta Savino che fa sua moglie li ho per la seconda volta. Mi piace avere gli stessi attori». Serra Yilmaz era diventata la sua attrice simbolo. «Vive in Francia. Aveva una particina anche in Un giorno perfetto ». Quel film non ha avuto il successo sperato. «Lo intuivo, in Canada mi dicevano: bello, però non lo consiglierei a un amico. La gente non vuol vedere un padre che uccide un figlio, non lo accetta nemmeno dalla tragedia greca». Lei andò in analisi per curare un insuccesso? «No, per amore: ero stato lasciato. Non c’entrava il lavoro. Con La finestra di fronte vinsi 5 David di Donatello, incassò 13 milioni di euro. Difficile spiegarlo, ma andai in depressione, cambiai cellulare, mi rifugiai in Sicilia».

Ma è vero che in Mine vaganti si è ispirato a Germi? «Dirlo mi mette in imbarazzo. Chi ha già visto il film ha pianto e ha riso e mi ha detto che sembra di rivedere la commedia all’italiana di una volta».

Cast Da sinistra: Lunetta Savino, Ilaria Occhini, Elena Sofia Ricci, Scamarcio e Preziosi. A destra, Scamarcio con Nicole Grimaudo

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