Dalla rassegna stampa Cinema

Il film di Warhol e il balletto di Saire nel West omosex

Jack Twist ed Ennis Del Mar, protagonisti del film di Ang Lee “Brokeback Mountain”, non sono i primi cowboy gay della storia del cinema. Nel 1968, Andy Warhol girò in Arizona quello che diventò un vero cult movie della scena underground: “Lonesome cowboys”…

Teatri di Vita

Bologna – Jack Twist ed Ennis Del Mar, protagonisti del film di Ang Lee “Brokeback Mountain”, non sono i primi cowboy gay della storia del cinema. Nel 1968, Andy Warhol girò in Arizona quello che diventò un vero cult movie della scena underground: “Lonesome cowboys”, una allucinata parodia del western interpretata da alcuni frequentatori della Factory (tra cui Viva e Joe Dallesandro), che ribalta in chiave omosex lo stereotipo del cowboy macho e solitario.

In occasione dell´omonimo spettacolo di danza che il coreografo svizzero Philippe Saire porterà in scena domani, stasera alle 21.25 Teatri di Vita propone la visione del film, per la rassegna “Ipotesi d´amore. Film e documenti contro l´omofobia”. Alla proiezione seguirà un collegamento via Skype con Manuel Incorvaia e Francesco Zanardi, la coppia gay di Savona che dal 4 gennaio scorso sta conducendo uno sciopero della fame davanti a Montecitorio, allo scopo di sollecitare la ripresa del dibattito politico sulle unioni civili.

Domani sera, sempre alle 21.15 sarà invece la volta della Compagnia Philippe Saire, con lo spettacolo “Lonesome cowboys”, presentato a Teatri di Vita in prima nazionale. La coreografia, le cui atmosfere evocano il west desolato in cui è ambientato il film, è divisa in due parti: nella prima, Saire mette in scena un gruppo di sei danzatori impegnati in spettacolari ed emozionanti sequenze, per poi indagare nella seconda parte il rapporto fra due uomini. Emergono così le tensioni più profonde della natura maschile, tra conflittualità, senso di solitudine, necessità di fondersi nel gruppo e di separarsi dalla nuova entità creata. È in questo scontro di forze e di pressioni dalla diversa natura, che a tratti ricordano i rapporti teneri e erotici tra i protagonisti del film, che affiora per Saire il ricordo della separazione dalla simbiotica unione materna, momento in cui l´essere umano diventa realmente solo, provando una paura e un senso di abbandono che si porterà dietro per tutta la vita. Nelle intenzioni del coreografo è un´analisi intima e privata, e al contempo sociale e collettiva, condotta attraverso il linguaggio della danza.

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