Dalla rassegna stampa Televisione

L’amore, su Raiuno, non ha sesso

Con la maschera di Lando Buzzanca, le piazze e il mare di Trieste protagoniste dell’atmosfera, anche la seconda serie di Io e mio figlio, Il Commissario Vivaldi si guadagnerà un posto in prima fila nel pubblico della fiction italiana … È domenica pomeriggio e la timorata platea di Raiuno, …

Con la maschera di Lando Buzzanca, le piazze e il mare di Trieste protagoniste dell’atmosfera, anche la seconda serie di Io e mio figlio, Il Commissario Vivaldi si guadagnerà un posto in prima fila nel pubblico della fiction italiana. Per il gradimento dell’intreccio giallo (un caso da risolvere per ogni puntata e una storia che li attraversa tutti, con finale solo a conclusione del ciclo), ma anche perché il commissario Buzzanca, uomo sensibile ma all’antica, nella prima edizione ha scoperto l’omosessualità di suo figlio (l’attore Giovanni Scifoni), poliziotto pure lui.
Superato lo choc, ora (anche se ci sono voluti sei anni per farlo tornare in tv) Vivaldi dovrà dimostrare di aver digerito la situazione, testimoniando una comprensione profonda fino condividere le scelte del figlio. Oltretutto Vivaldi e la moglie (l’attrice Caterina Vertova), dopo un periodo di separazione, sono tornati insieme, ma non sotto lo stesso tetto: meglio amarsi ciascuno a casa propria.Non proprio un quadretto tranquillizzante, tutt’altro che il ritratto di una famiglia tradizionale.
Il commissario che scopre il figlio gay in divisa, fu motivo di scandalo quando, cinque anni fa, andò in onda la prima miniserie in due puntate (un esordio con sette milioni di telespettatori). Fabio Campus, Andrea Saraceni e Peter Exacoustos autori insieme a Luciano Odorisio, che ne è anche regista, hanno strutturato un soggetto capace di affondare nei luoghi comuni per rendere più credibile il processo di una progressiva, piena accettazione dell’altro. Quindi una descrizione non indulgente dell’ambiente della polizia («gli omosessuali sono pervertiti»), e l’insistenza sul carattere di un padre-poliziotto che vive l’omosessualità del figlio come un fallimento personale.
A Domenica in Pippo Baudo ha presentato la fiction insieme al cast. Dopo i racconti della gavetta («dormivo nei portoni, al secondo piano, così se qualcuno entrava, io fingevo di essere uno che scendeva le scale»), e i ricordi dei film anni ’70, Buzzanca parla del commissario Vivaldi. E dal suo pulpito popolare e «maschilista», dice che l’omosessualità è amore perché «l’amore non ha sesso, l’amore è universale e basta».
Il pubblico dello studio, trascinato da Pippo, applaude. È domenica pomeriggio e la timorata platea di Raiuno, riceve una lezione semplice e comprensibile.

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