Dalla rassegna stampa Cinema

Il talento di Verdone sfida l´Italia volgare

Il regista romano festeggia i trent´anni di “Un sacco bello” con una delle sue commedie più riuscite e divertenti, alla quale manca solo un po´ di cattiveria. Strepitoso il cast

Tra pochi giorni saranno trent´anni dall´uscita di “Un sacco bello” e non c´era davvero miglior modo di celebrare la felice avventura cinematografica di Carlo Verdone di questo nuovo film, Io, loro e Lara, una delle sua commedie più belle, tenere e divertenti. E´ la storia di un difficile ritorno a casa di un padre missionario in Africa (Carlo Verdone), in una famiglia sconvolta dall´innamoramento senile del vecchio padre (Sergio Fiorentini) per una badante ucraina, Olga. L´uscita di scena dell´usurpatrice verrà compensata dall´ingresso della stupenda figlia (Laura Chiatti), che rivoluzionerà la vita della famiglia.
Come si vede, non manca nessuno degli stereotipi abusati dalla fiction all´italiana, dal prete moderno al nonno simpatico, i fratelli coltelli, l´adolescente modaiola, l´immigrata di buon cuore e il condominio litigioso. Ma il genio di Verdone consiste nel prendere questi luoghi comuni e rovesciarli, accompagnando lo spettatore verso esiti imprevedibili, esilaranti e commoventi. Il nonno simpatico è un maniaco depressivo animato da un motivato disprezzo per una famiglia che non riconosce più. Il prete moderno è un uomo di mezza età che avrebbe bisogno di conforto, se soltanto riuscisse a trovare qualcuno interessato ad ascoltare i tormenti di un´anima ingenua. L´immigrata di buon cuore, interpretata da Laura Chiatti e quindi in teoria totalmente inattendibile, non è la solita caricatura buonista ma una donna vera, ambigua, piena di casini di difficile soluzione. I fratelli custodi dell´onorabilità della famiglia Mascolo sono rispettivamente una psicologa nevrotica e un affarista cocainomane che progettano serenamente il parricidio. L´adolescente modaiola è il terminale di tanto dolore, la grottesca rappresentazione del fallimento della finzione familiare.
La sfida di Verdone, da sempre, è di usare ingredienti poveri e quasi banali per dimostrare la possibilità di un cinema popolare di qualità, intelligente, ironico, mai volgare. Un balsamo per il pubblico dopo l´indigestione dei cinepanettoni. E´ una sfida vinta, non soltanto grazie al talento dell´autore e alla bravura degli sceneggiatori, Francesca Marciano e Pasquale Plastino. Ma anche per merito di un cast del tutto nuovo per Verdone, eppure perfetto nel gioco di squadra. Qui il regista si è divertito a stupire. La grande Anna Bonaiuto, magnifica attrice drammatica, rivela tempi comici strepitosi. Una delle nostri migliori attrici comiche, Angela Finocchiaro, interpreta benissimo la parte forse più malinconica. Sergio Fiorentini è un indimenticabile, sgangherato pater familias e Marco Giallini è esilarante nella parte del cinico faccendiere sniffatore. Quanto a Laura Chiatti è la più sorprendente di tutti, alle prese con un personaggio bello e difficile. Se proprio bisogna trovare un difetto nell´ultimo Verdone è la mancanza, rispetto ai suoi maestri, da Leone a Monicelli e Dino Risi, di una dose di sana cattiveria. Alla fine dipinge noi italiani migliori di quanto siamo o siamo diventati. Ma forse è soltanto un modo per coltivare una speranza.

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