Dalla rassegna stampa Cinema

Buzzanca: "Addio Merlo maschio ora in tv difendo i diritti dei gay"

L´attore su RaiUno dal 10 gennaio con “Io e mio figlio” interpreta un commissario padre di un omosessuale

LANDO BUZZANCA è molto simpatico, appassionato, involontariamente comico quando dice: «Le femministe non mi hanno capito. Io con le commedie volevo mettere in evidenza la fragilità dell´uomo, invece mi hanno massacrato». Abbandonati i panni dell´homo eroticus, stendiamo un velo sulla fragilità, adottato dalla fiction, torna su RaiUno dal 10 gennaio col seguito di una serie molto apprezzata Io e mio figlio: nuove storie per il commissario Vivaldi diretta da Luciano Odorisio che racconta il rapporto tra un padre commissario e un figlio poliziotto omosessuale. Con questo ruolo, cinque anni fa, la destra lo criticò duramente.
Buzzanca, a questo ruolo tiene molto: perché?
«L´idea è mia, la proposi all´allora direttore di RaiFiction Stefano Munafò, uomo intelligente. Mi chiese: hai un figlio gay? Risposi di no, ma sentivo il tema. La destra mi attaccò ma Il Secolo ha scritto un pezzo chiedendo scusa, l´avevano messa sul piano politico. Io sul piano sociale».
C´è stata un´ondata di omofobia.
«Tira una brutta aria, una serie in cui un padre dopo un momento di sbandamento, ce l´avrei anch´io, cerca di conoscere il figlio, capisce che il compagno gli vuol bene, insomma, che c´è l´amore, ha un senso. E poi l´omofobia si nasconde. Persone insospettabili, anche colte, mi hanno detto: “Se fosse stato mio figlio l´avrei cacciato di casa”. Ma come si fa a buttare via un figlio? L´omosessualità non è un vizio, né una malattia. La dignità di un uomo è più importante di come esprime la sessualità. L´amore ci rende persone umane».
Il cinema ha trattato spesso il tema.
«Le fate ignoranti era meraviglioso, con la Buy che scopre chi era il marito… Noi raccontiamo l´omosessualità in famiglia. Non a caso ho voluto che il padre fosse un poliziotto, un uomo d´ordine e una persona che conosce la vita in tutti i suoi aspetti».
È come se avesse iniziato una nuova carriera.
«Ho detto basta al cinema dopo aver fatto Adamo ed Eva: io e la Fenech con una foglia di fico. Ho capito che la commedia si sarebbe degradata, era diventata una porcheria. Nei miei film ero un uomo in difficoltà davanti alla donna degli anni 70: Adele Cambria mi bollò come “reperto archeologico di maschilismo”. Le femministe non vedevano i miei film».
Buzzanca, lo dicevano perché li avevano visti.
«Ma con La schiava raccontavo la debolezza dell´uomo stanco della moglie perché immaturo. Stracciarono i manifesti. C´ero io su un risciò tirato da una ragazza. Immagine bellissima».
Insomma, bellissima…
«Guardi, era una bella foto. Dopo due ore non c´era più un poster. Per non parlare dell´Uccello migratore… Non capivano il personaggio. Lo sa che siamo più fragili, se una donna dice che è finita è finita, un uomo scaricato non si rassegna».
Si sente snobbato dalla sinistra?
«Sì, in teatro non entro nelle regioni rosse. Ma sono amico di Bertinotti, quando ha visto i Viceré si è complimentato. Ho fatto la campagna elettorale per Veltroni quando sfidò Alemanno: sapevo che era meglio di Gianni. Come ho capito che era meglio Gianni di Rutelli. Sono un uomo libero».

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