Dalla rassegna stampa Cinema

Pieraccioni non riesce a crescere De Sica si ferma alle barzellette

Duello «Io & Marilyn» (con la sosia della Monroe) contro «Natale a Beverly Hills» – Al via la sfida dei cinepanettoni: una formula invecchiata?

La corsa è partita ieri alle 15: Pieraccioni (con Medusa) e De Sica (con FilmAuro) hanno quindici giorni circa per conquistare il pubblico italiano e scalare la classifica del box office. Poi il 5 gennaio entrerà in campo anche Verdone (con la Warner) e i giochi si faranno più complicati. E forse non è un caso se quest’anno il duopolio natalizio va in frantumi: a vedere i due contendenti, Io & Marilyn e Natale a Beverly Hills , i segni di invecchiamento (e di logoramento della formula) sono più che evidenti.

Dopo quattordici anni per Pieraccioni e ventisei per De Sica, si sono perse le ragioni (e le radici) di un prodotto che non è più né «il trionfo del carino e del lieto fine» né «il ritratto anche feroce della borghesia arricchita e un po’ cafona». Arrivato a 45 anni Pieraccioni non può più giocare all’eterno Peter Pan e De Sica sta subendo una trasformazione che lo allontana sempre più dal fascino (molto inseguito) del padre Vittorio per trasformarlo in una specie di curioso (e «disumano») cyber-attore, replicante e inquietante.

La prima cosa che salta all’occhio in Io & Marilyn è il ruolo, mai così preponderante, lasciato ai comprimari, riuniti secondo la logica molto delaurentiisiana della campionatura regionale: ai toscani Ceccherini e Ariani (e al recupero di Gianna Giachetti), si aggiungono il romano Laurenti, il campano Izzo, il ligure Pannofino, il lucano Papaleo, la siciliana Tabita e il portafortuna emiliano Guccini. Come se Pieraccioni non fosse poi tanto sicuro delle proprie cartucce.

L’altra spia di «crisi» è la scarsa decisione nello sfruttare la componente fantastica: dopo l’apparizione di Marilyn e le inevitabili gag sul fatto che solo il protagonista la vede e la sente, la sceneggiatura (del comico toscano e di Veronesi) riduce il personaggio a una specie di «consigliere galante », neanche tanto efficace a vedere i risultati dei suoi sforzi. Così che la svolta finale finisce per essere assolutamente gratuita. Ma scomodare uno spirito dell’aldilà e usarlo solo per farsi suggerire qualche battuta è davvero uno spreco che grida vendetta a tutta la storia del cinema, dai tempi di Ho sposato una strega in qua.

E così gli sforzi per cambiar pelle (e cinema) e trasformare il bamboccione Pieraccioni in un adulto un tantino più maturo si fermano a metà, sulla strada che parte dalla farsa regionale (con massicce dosi di sentimentalismo e sociologia spicciola) ma che non arriva ancora alla commedia spiritosa e possibilmente pungente.

Anche il cinepanettone di De Laurentiis (firmato da Neri Parenti, interpretato da De Sica Ghini Ferilli Hunziker e Gassman&Tognazzi figli, ma pensato e guidato da Aurelio) ormai ha abbandonato lo spirito che l’aveva reso vincente e aveva permesso al pubblico di identificarvisi. Non c’è più «l’odore di moda, la piccola passione-ossessione dell’ultimo momento» immediatamente fotografata e restituita al pubblico. Cancellate le ambizioni di «satira sociale» di cui si erano vantati prima i Vanzina e poi lo stesso De Sica. Adesso il film è un semplice canovaccio di equivoci in cui muovere, come marionette telecomandate, i volti noti chiamati a interpretarli.

L’usura della formula si vede soprattutto nell’«episodio » con De Sica, Ghini e la Ferilli, dove la comicità è tutta giocata sulle allusioni intorno al nome «della Fregna» (da pronunciarsi come se ci fosse un’acca tra la «g» e la «n») e sulle sue varianti regionali (della Mona, della Fava). Al cui confronto i calembour di Totò sembrano invenzioni degne dei surrealisti. Nessuna unghiata satirica, nessuna messa alla berlina di vizi o manie collettive, solo giochi di parole che aprono le porte alla solita, prevedibile volgarità (si rièsuma persino «porcahontas»), forse alla ricerca di una sintonia simbiotica con il pubblico che si è fermato alle «barzellette sporche » della scuola media.

Equivoci di Christian Il film con Christian è un canovaccio di equivoci in cui muovere, come marionette, i volti noti La farsa di Leonardo Leonardo parte dalla farsa regionale ma non arriva ancora alla commedia spiritosa

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