Dalla rassegna stampa Cinema

Ecco i cinepanettoni giocattoli usa e getta

Se è vero che da questo genere viene pane e lavoro per tanti lavoratori del settore perché non si prova a fare qualcosa di più presentabile, di meno caricaturale?

Basta fare sempre quello torvo, che non sa ridere. Lasciamoci andare, per una volta. E crepi l´avarizia. Diamogliele queste quattro palle. Sissignore, Natale a Beverly Hills: “da vedere”. Basta ripetere la solita solfa sulla porcata cinenatalizia: abborracciato, approssimativo, per un pubblico di bocca buona e anzi decerebrato. E la solita parola chiave: volgarità. Ma anche senza alibi e acrobazie. Tipo: è il cuore dell´industria italiana del cinema, la cassaforte del cinema italiano, è da qui che viene pane e lavoro per un sacco di gente, con l´incassone del cinepanetùn De Laurentiis può poi permettersi di fare commedie più sofisticate alla Veronesi. O come: è pur sempre un fedele spaccato sociologico, un termometro della nostra società. No. Quattro belle palle.
Un momento, però. Un momento. E se l´umile compito di recensirsi dovesse per una volta toccare a Christian De Sica, che sarebbe ben capace di farlo, oppure agli altri due portatori di gran cognome presenti in questo cast, Gianmarco Tognazzi e Alessandro Gassman? Forse non sanno quello che fanno? Sì che lo sanno benissimo. E proprio perché portano nel sangue l´arte dell´attore, del grande attore comico e di commedia, sanno che c´è differenza tra La Grande Guerra e Accadde al commissariato. Infatti i grandi modelli sono inimitabili, e la loro arte del ricalcare, del richiamare e del citare si esprime nel ricalcare, richiamare e citare gli aspetti della grandezza dei rispettivi papà che più si prestano alla caricatura. I più corrivi. Ma non è questione di passato glorioso e di presente mediocre (a parte una cosa: la santa censura obbligava ad aguzzare gli ingegni e il risultato era più divertente). E non è per niente in discussione l´esperienza, la tecnica, perché no lo stile e l´arte di essere attore. In qualsiasi contesto. È che ci sono le cose fatte per restare e quelle fatte per durare un attimo. E allora ognuno al proprio posto, a trascinare il fardello. Loro a fabbricare (in questo caso) giocattoli usa e getta. E il critico a ripetere “porcata” (a malincuore, senza piacere). Sono uomini di mondo, e anche esigenti quando diventano spettatori: è quello che essi stessi si aspettano.
L´altro film natalizio, Io & Marilyn. La maniera sempre soft di Pieraccioni, il tono un po´ astratto e fiabesco ottiene il magico risultato di non farti accorgere che usa le stesse pesantezze e le stesse parolacce. Non risparmia sugli ingredienti di facile presa. Tutto sommato si potrebbe essere indotti a dire: viva la faccia dei “Natali a…” così genuinamente trucidi. Una risataccia e via. Tutti fedeli e uguali a se stessi, i film del toscano vogliono toccare corde meno rozze, più delicate e sentimentali. Qui con lo stratagemma del fantasma di Marilyn che appare a Leonardo per infondergli fiducia e fargli riconquistare l´amore della moglie. Come l´apparizione di Eric Cantona nel nuovo film di Loach, come quella di Bogart in Provaci ancora Sam. La parola chiave qui dovrebbe essere “leggerezza”. Ma la leggerezza di Pieraccioni è talmente leggera che te la scordi appena uscito dal cinema.

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