Dalla rassegna stampa Cinema

Marilyn, uno spettro nel film natalizio di Pieraccioni

Da venerdì in sala in 650 copie – Il regista attore: “Ho 45 anni e sono cambiato rispetto alla spavalderia di Il ciclone”

ROMA
Ogni due anni appuntamento fisso a Natale. Puntuale come un orologio arriva per le prossime feste il film di Leonardo Pieraccioni, Io e Marilyn, commedia d´amore con fantasmi. Il ragazzo che nei film precedenti rimaneva fulminato dall´incontro con una donna bellissima, è cresciuto. Separato dalla moglie che l´ha lasciato per un domatore di circo, è più malinconico, ha una figlia adolescente e una grande nostalgia del matrimonio perduto. «Parlo del mondo d´oggi, della famiglia allargata, delle coppie di fatto, anche di quelle omosessuali» spiega il regista. «Parlo dei figli, come di una delle cose più importanti della vita di un uomo. Non credo di essere malinconico, certo più riflessivo. Ho 45 anni e sono cambiato rispetto alla spavalderia di Il ciclone e Fuochi d´artificio, certe piccole ansie allora non le avevo».
Scritto da Pieraccioni insieme a Giovanni Veronesi, Io e Marilyn uscirà nelle sale venerdì distribuito da Medusa in 650 copie di cui 50 in digitale. Sarà il concorrente nei giorni festivi della commedia di De Laurentiis, Natale a Beverly Hills. «Ma io» dichiara Pieraccioni «rifiuto il termine di cinepanettone». Gli interpreti sono Barbara Tabita (moglie separata), Biagio Izzo (domatore di tigri), Rocco Papaleo (amico eccentrico), Marta Gastini (la figlia), Massimo Ceccherini e Luca Laurenti (coppia gay che gestisce una pasticceria), Francesco Pannofino (maresciallo). C´è anche il musicista Francesco Guccini (psichiatra) e, protagonista, Suzie Kennedy, sosia di Marilyn Monroe, nel ruolo dell´autentico fantasma della diva. Uno spettro, evocato durante una seduta spiritica, che entra nella vita di Pieraccioni. Visibile solo a suoi occhi, cerca di aiutarlo in tutti i modi anche se lui passa per matto e solo alla fine trova un conforto nelle conversazioni con Marilyn. Succede un po´ come in Provaci ancora Sam in cui Humphrey Bogart appare a Woody Allen. Un piccolo omaggio da comico a comico. «Abbiamo voluto evitare» conclude Pieraccioni «di creare un fantasma, come in Ghost, che interviene in una maniera troppo prepotente nelle cose dei personaggi della vita reale».

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