Dalla rassegna stampa Cinema

SÌ FRANCESCA È SALVA

Esce integro il film sull’Italia vista dai rumeni: la Mussolini voleva bloccarlo

Alla fine il film Francesca del regista rumeno Bobby Paunescu arriva nelle sale nella versione integrale, senza i tagli richiesti dalla Mussolini. Facciamo, dunque, una rapida sintesi di quel che è successo a questo film dal suo esordio veneziano (aveva aperto la sezione «Orizzonti») fino a oggi, giorno della sua uscita.
La Mussolini e il sindaco di Verona, Flavio Tosi, se la presero perché nel film di Paunescu c’era un paio di battute che li riguardano, dette da un personaggio secondario (lo zio della protagonista, che ha giusto un paio di pose) che vorrebbe dissuadere la nipote rumena (protagonista della pellicola) ad andare in Italia, perché il Bel Paese non è il posto dove i rumeni sono ben visti, a causa di passati fatti di cronaca. Lo zio è un tipo rude, con un sano orgoglio patriottico, una sorta di «leghista» rumeno che difende la sua gente e la sua cultura. Dice che l’Italia è pericolosa, soprattutto per una ragazza sola, è razzista e xenofoba… Cita all’uopo l’operato della Mussolini e del sindaco leghista, appellandoli con termini forti.
Il deputato e il sindaco hanno chiesto il blocco del film, perché a loro parere lesivo della loro immagine, e l’eliminazione delle frasi offensive. A catena tutta una serie di accadimenti giudiziari e mediatici si sono succeduti, creando un’aspettativa esagerata su un film che alla fine parla in maniera più critica della Romania che dell’Italia. Dopo i relativi passaggi giudiziari, la Fandango fa uscire la pellicola senza tagli, confortata da una sentenza che dà ragione dell’integrità artistica del film e delle sue intenzioni.
L’UTOPIA DI UNA RAGAZZA
Questa è la cronaca un po’ bizzarra di quest’opera che racconta – seppur scolasticamente – una storia intensa e tutta al presente. Il titolo si riferisce al nome di una bella ragazza di Bucarest che ha deciso, nonostante un lavoro fisso come maestra, di andare in Italia per fondare un asilo per i figli degli immigrati. Un progetto tanto bello quanto utopico, perché in Italia (come le ricorda lo zio)… altroché asili per immigrati!
Francesca non è mossa da una stretta necessità economica e neanche dall’urgenza politica, bensì la fantasia di poter aiutare la sua gente in terra straniera. Tutti però la sconsigliano, ricordandole (e fa un certo effetto «sentirselo dire» in un film straniero) quanto è xenofoba l’Italia, quanto i rumeni siano invisi, quanto pericoloso sia il destino delle belle ragazze, costrette a battere o picchiate e violentate se si rifiutano. Francesca ha l’argento vivo della speranza, offuscato da un fidanzato un po’ balordo, infognato in una storia di debiti.
La ragazza sistema tutto: gli trova i soldi, si procaccia un lavoro come badante in una famiglia dell’hinterland milanese, paga 2mila euro all’agenzia, si mette in viaggio… ma alla fine, prima di oltrepassare quel confine, scende dal bus costretta dal destino nefasto messo in moto dal suo ragazzo indeciso e debole.

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