Dalla rassegna stampa Cinema

Curdi e rumeni, quando i sogni offendono

Arrivano in Italia due film sull´immigrazione irregolare che hanno già sollevato molte polemiche “Welcome” è stato attaccato da un ministro francese, “Francesca” è stato portato in tribunale dalla Mussolini

Con Vincent Lindon e il curdo Firat Ayverdi, il film di Lioret sarà domani al Tff e in sala l´11
Il film di Bobby Paunescu, distribuito dalla Fandango, sarà nei cinema il 27

Gli immigrati, gli emigranti, i clandestini arrivati dalle terre della guerra e della fame nella democratica Francia, i rumeni, cittadini di seconda classe della Comunità Europea che si organizzano per raggiungere il paradiso italiano: il cinema che vuole indagare il presente li racconta, s´interroga, suscita pensieri, analisi, polemiche, commozione, rimorsi.
In Francia il ministro dell´Immigrazione e dell´identità nazionale, Eric Besson, ha attaccato Philippe Lioret, autore del film Welcome, accusandolo «di paragonare il comportamento della polizia francese con i clandestini a quello di chi nel 1943 dava la caccia agli ebrei». Il regista ha risposto: «Io confronto i meccanismi repressivi di allora e quelli di oggi, e indago le reazioni della gente comune». In Italia, è l´onorevole Alessandra Mussolini ad aver chiesto alla magistratura di impedire l´uscita di Francesca, primo film girato dal rumeno Bobby Paunescu, che insulta lei e non solo lei, cominciando dalle parole di un padre alla bella figlia trentenne che vuole emigrare in Italia: «Per quegli stronzi degli italiani i rumeni sono tutti zingari, criminali, ladri, non fa differenza. Quella puttana della Mussolini li vuole tutti morti, quell´altro stronzo sindaco di Verona vuole liberare la sua città da tutti i rumeni».
Welcome è stato dato all´ultimo festival di Berlino, ha avuto molto successo di Francia, passerà domani al festival di Torino e sarà nelle nostre sale l´11 dicembre; Francesca ha aperto con grandi polemiche e critiche molto favorevoli la sezione Orizzonti della Mostra del cinema di Venezia e approderà in sala il 27 novembre. Il film francese è un dramma, il film rumeno è una commedia, tutti e due ci rivelano quello che non sappiamo, o non vogliamo sapere, di questo popolo straniero, multietnico, sconosciuto, che vive ai margini delle nostre vite, che concretizza le nostre paure alimentate dalla xenofobia e dalle stesse leggi repressive che dovrebbero rassicurarci.
Lioret ci porta a Calais, dove notte e giorno si svolge una guerra tra un esercito di poliziotti e cani e un brulichio di disperati che vogliono in qualsiasi modo raggiungere le paradisiache coste inglesi. Ci vogliono 500 euro per nascondersi nell´impressionante foresta di camion che incessantemente passano la Manica, e bisogna anche non respirare per non essere individuati dagli strumenti di controllo. Bilal non ce la fa: ha 17 anni, è iracheno del Kurdistan, ha fatto 4000 chilometri a piedi in tre mesi: non cerca lavoro, a casa è un calciatore con un futuro, ma vuole raggiungere a Londra la sua ragazza. È l´amore che lo anima e per amore è disposto a arrivare alla costa inglese a nuoto. Il maturo istruttore di nuoto Simon ha i suoi guai, la moglie lo ha appena lasciato e a poco a poco la sua malinconia, solitudine e senso di disfatta si confrontano con le speranze, l´impegno, l´accanimento in piscina di quel ragazzino cui sulla mano la polizia ha stampato un numero indelebile di nera memoria. Dice l´istruttore all´ex moglie: «Lui per amore è disposto a rischiare di morire e io non ho neppure attraversato la strada per fermarti».
La legge francese, come quella italiana, ritiene complici di reato chiunque aiuti i sans papiers, dando loro asilo, denaro, cibo, e Simon viene denunciato mentre Bilal affronta il suo destino. I due protagonisti sono meravigliosi, l´esordiente giovanissimo Firat Ayverdi, curdo di strepitosa bellezza, e Vincent Lindon, con quegli occhi allargati dalla tristezza per una vita che ha perso radici e senso e quella specie di amore paterno che lo trasforma quasi in un eroe: come è eroe Bilal.
Se Welcome è un film di commozione e vergogna, Francesca è un film di sorrisi e ripensamento. E va subito detto che la signora Mussolini, che più volte si è lasciata insultare da Sgarbi davanti a una platea tanto più vasta, quella televisiva, forse esagera a prendersela tanto per quella certo antipatica frase. Perché è il contesto a renderla inoffensiva: come da noi c´è gente ignorante che oltraggia genericamente gli stranieri e soprattutto i romeni, là si fa lo stesso con gli italiani e le leggende metropolitane, che certo spesso sono anche realtà. Francesca, che è la bella, delicata, raffinata Monica Bîrladeanu, ribatte al padre: «Non tutti gli italiani sono così, e io voglio cambiare le cose, fare laggiù con l´aiuto della comunità europea, una scuola per rumeni». E intanto accetta un posto di badante nella sconosciuta Sant´Angelo Lodigiano, pagando 2000 euro al trafficante.
Eccoli i pericolosi romeni a casa loro: Francesca vive con la madre in un appartamento da piccola borghesia come i nostri, pieno di quadri e ninnoli tra cui una gondola. I suoi sogni sono puliti ma il suo ragazzo si mette nei pasticci e lei per aiutarlo deve chiedere un prestito di mille euro all´anziano padrino: che le spiega come se un uomo prende più di tre pilloline blu la settimana, rischia l´infarto, però basta bere subito una tisana di verbena con le gocce di achillea e non succede niente. Poi se la mette sulle ginocchia mentre lei deve cantare una canzoncina infantile e strusciarsi un po´. Ma è a Bucarest che il destino di Francesca cambia: l´Italia resterà un sogno e l´intelligente Bobby Paunescu quell´Italia, orrificata e sognata dai rumeni, non ce la fa neppure vedere.

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